MACEDONIA: Gruevski conferma le dimissioni, lascerà il 15 gennaio

Come stabilito dagli accordi che hanno posto fine alla grave crisi politica che ha colpito il paese, il primo ministro Nikola Gruevski ha confermato che lascerà la carica il 15 gennaio, facendo spazio al governo di unità nazionale che traghetterà il paese alle elezioni anticipate che si terranno il prossimo aprile.

L’Accordo di Pržino, firmato lo scorso 15 luglio dai maggiori quattro partiti macedoni, prevede infatti, oltre all’elezioni di alcuni ministri e vice-ministri dell’opposizione nell’attuale governo, le dimissioni di Gruevski e la costituzione di un governo tecnico, a guida della VMRO-DPMNE, con il solo compito di organizzare al meglio le elezioni anticipate. Un obiettivo molto arduo da aggiungere, dal momento che l’OSCE nelle scorse elezioni parlamentari e presidenziali aveva già ravvisato delle irregolarità elettorali nei media. Irregolarità che non furono tuttavia sintomo di reali brogli elettorali, ma in grado comunque di catalizzare l’attenzione positiva dei media su Gruevski e la VMRO.

L’implementazione dell’Accordo di Pržino, fino ad ora, non è stata semplice: dopo la nomina di Katica Janeva come Procuratore speciale, con il compito di indagare sullo scandalo intercettazioni riguardante Gruevski e la VMRO, la squadra da lei scelta non era stata approvata totalmente dal Consiglio dei pubblici ministeri, nonostante la Janeva possedesse ampia autonomia nella scelta dei membri del suo staff. A seguito di ciò il leader della SDSM e sindaco di Strumica Zoran Zaev aveva dichiarato che l’Accordo di Pržino non sarebbe stato considerato più valido, in quanto violato in uno dei suoi punti principali. Il 4 novembre, in concomitanza con la nomina dei nuovi ministri e vice ministri nel governo, la squadra di Janeva è stata completata.

Il primo ministro Gruevski, nel frattempo, continua a fare propaganda elettorale: dopo aver promesso un aumento delle pensioni, rilancia con l’istituzione di un piano operativo volto a movimentare il mercato del lavoro. Il piano, il cui investimento è di 11,5 milioni di euro, coinvolgerà 13500 persone, di cui 8700 saranno assunte: le altre riceveranno dei corsi di formazione col fine di garantir loro un futuro posto di lavoro. Con un alto tasso di disoccupazione, la spesa per migliorare l’impiego appare nulla a fronte dell’immenso costo dell’inutile progetto “Skopje 2014”, che ha trasformato la capitale nella “Las Vegas dei Balcani”.

Il futuro della Macedonia, se appare comunque più positivo degli ultimi mesi, non può certamente considerarsi roseo. Nel caso in cui l’Accordo di Pržino non dovesse implementarsi definitivamente, il paese potrebbe sprofondare nella completa paralisi politica, come già aveva sottolineato il mediatore per l’EU Peter Vanhoutte. Inoltre, lo stretto legame che si è costituito tra la VMRO e lo stato potrebbe rendere del tutto inutili i tentativi di normalizzazione della vita politica in Macedonia.

La soluzione della crisi politica in Macedonia è entrata immediatamente a far parte dell’agenda politica dell’Unione Europa, sotto la supervisione del Commissario europeo all’allargamento e alle politiche di vicinato Johannes Hahn. La Macedonia, infatti, è dal 2005 paese candidato all’adesione all’UE, ma deve risolvere anche la controversia sul nome che ancora esiste con la Grecia, che per il medesimo problema ha bloccato anche l’adesione del paese alla NATO nel 2008.

Foto: vlada.mk

Chi è Edoardo Corradi

Nato a Genova, è dottorando di ricerca in Scienza Politica all'Università degli Studi di Genova. Si interessa di Balcani occidentali, di cui ha scritto per numerosi giornali e riviste accademiche.

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