Lux Prize 2015. Il cinema ci racconta che cosa sarà dell’Europa, forse

 

Settimana scorsa a Strasburgo il Parlamento Europeo ha assegnato il LUX PRIZE, il più alto riconoscimento dell’istituzioni europee per il cinema, al film turco Mustang della giovane regista Deniz Gamze Ergüven. Ho avuto la fortuna di assistere alla due giorni di lavori che comprendevano la sessione plenaria del Parlamento e tre seminari incentrati su cinema e educazione, cinema nella diplomazia della cultura e cinema e diversità di genere.

Temi forti ed alti, spesso relegati in discussioni fumose e poco significative, in questi due giorni mi pare di aver percepito, invece, un impegno vero per rafforzare il concetto di cultura all’interno di questa Europa pieni di dubbi. Per questo motivo è molto interessante che i tre film finalisti del premio provengano dai confini europei: a est con Turchia (Mustang) e Bulgaria (The lesson) e a sud con le tratte dei migranti (Mediterranea) che arrivano dalle coste africane in Italia.  Tra i film esclusi c’erano film forse più belli (Son of Saul di Lazlo Nemes su tutti), oppure incentrati su storie private (il meraviglioso 45 years di Andrew Haigh) o specifiche di un paese (gli altrettanto straordinari La lois du marché di Stéphane Brizé o High Sun di Dalibor Matanić).

Dalla crisi economica e sociale dell’Unione europea emergono tensioni correlate all’identità, e forse la sfida principale che la cultura deve affrontare è proprio preservare un equilibrio tra la diversità delle culture e le tradizioni a livello nazionale. Credo siano queste le ragioni che spiegano la scelta di questi film: Mustang, il film turco, pone grossi interrogativi sul futuro del paese e il suo avvicinamento o allontanamento dall’Europa, considerando anche i recenti fatti di cronaca e di politica che la stanno attraversando. Il film racconta una bellissima storia di ribellione di cinque sorelle contro una società patriarcale ancorata al passato. La stessa giovane regista, alla sua opera prima, si è sorpresa della rilevanza che sta avendo il suo lavoro. “prima credevo fosse solo una piccola storia, ma a poco a poco mi sto rendendo conto dell’importanza del film, mi accorgo che c’è più polarizzazione in Turchia, più differenza e più spazio tra tradizione e modernità, anche a livello politico”. Di fondamentale importanza rilevare che la Francia, co-produttrice del film, ha addirittura deciso di candidarlo all’Oscar come film di propria nazionalità.

Mediterranea del giovane Jonas Carpignano ha vinto invece il secondo premio, narra del giovane Ayiva che parte dal Burkina Faso e si avvicina all’Europa passando per Algeria e Libia,  arriva in Italia, a Rosarno in Calabria, dove diventerà raccoglitore di arance e si ritroverà coinvolto nei fatti di cronaca che conosciamo. L’immigrazione, il razzismo e la difficoltà di integrarsi sono i temi del film che per fortuna sta lontano dagli stereotipi e dalla retorica: il giovane regista Jonas Carpignano vive da anni in Calabria e conosce bene questi fatti e le persone che li hanno affrontati e perciò ce li restituisce con dignità in tutte le sue fasi tragiche e divertenti, anche con gli episodi meno piacevoli. Il film è senza distribuzione italiana mentre è proiettato nei cinema in tutto il mondo.

The Lesson-Urok è invece un film bulgaro che mette in discussione i valori europei e il nostro controverso rapporto con il denaro: racconta di Nadia, giovane insegnante di inglese, che oscilla tra i principi morali che insegna in classe e la vita privata, nella quale le significative difficoltà finanziarie minacciano la sua famiglia. Si indebiterà per risarcire gli usurai e metterà in discussione la propria vita. È un film che pedina la giovane protagonista, quasi un film neorealista, girato con pochissimo budget dai due giovani registi, Kristina Grozeva e Petar Valchanov: “è un film fatto coi soldi degli amici, chiedendo prestiti, nonostante le difficoltà è segno di fiducia che un film così piccolo possa fare un po’ di strada” hanno raccontato con orgoglio.

La cultura non rappresenta solo un valore per sé, ma anche una risorsa economica fondamentale per l’Europa: il settore della cultura e della creatività rappresenta il 5% del prodotto interno lordo dell’Unione (pari a quasi 800 miliardi di euro) e dà lavoro a circa 14 milioni di persone. Antonio Tajani, vice presidente del Parlamento Europeo, ha sottolineato che sostenere la competitività industriale è un valore irrinunciabile e ha sostenuto come una vittoria aver escluso la cultura dal Ttip (trans-atlantico per il commercio e gli investimenti) in quanto non è una merce come tutte le altre.

All’interno dell’Unione la libera circolazione dei film europei incontra sempre più ostacoli di natura strutturale e linguistico. Questa frammentazione si ripercuote anche sull’industria cinematografica con il cinema nazionale che perde sempre più terreno a favore del cinema americano, perciò il LUX PRIZE è importante anche perché permette una distribuzione dei film. I tre titoli finalisti, infatti, verranno infatti sottotitolati nelle 24 lingue ufficiali europee e distribuiti attraverso i Lux Days all’interno di tutta Europa. In Italia sono partiti a metà novembre a Venezia-Mestre, proseguono a Torino dal 30 novembre al Cinema Massimo, poi saranno a Milano dal 2 dicembre al Cinema Beltrade e si chiuderà a Bologna dal 3 dicembre in Cineteca.

Chi è Claudio Casazza

Leggi anche

CINEMA: “Unsilenced Voices of Beslan”, la battaglia per la verità dei sopravvissuti

Sono passati quindici anni dall'attentato alla scuola Numero Uno di Beslan. Il documentario "Unsilenced Voices of Beslan" (2019) del regista Tomáš Polenský ripercorre la battaglia per ottenere gisutizia dei sopravvissuti, aprendo uno spaccato sul sistema di potere della Russia contemporanea.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: