MACEDONIA: No a migranti economici, un muro per far transitare solo profughi

La Macedonia, così come la Serbia, la Slovenia e la Croazia, ha definitivamente chiuso le proprie frontiere ai migranti economici, permettendo il transito esclusivamente a coloro i quali fuggono da scenari di guerra, come i siriani, afghani e iracheni.

La Macedonia è stata notevolmente interessata dalla rotta balcanica la quale, secondo i dati forniti dall’Agenzia europea Frontex, la Western Balkan Route è stata attraversata – dall’inizio del 2015 – da 502.018 persone, di cui quasi 300.000 senza aver dichiarato la propria provenienza. Proprio per questa ragione la Macedonia ha deciso di aprire i propri confini al transito dei migranti a coloro che fuggono realmente da un conflitto armato, respingendo tutti coloro che rientrano nella categoria dei migranti economici. La condizione di profugo, tuttavia, non è legata esclusivamente all’esistenza di un conflitto nel paese, ma anche qualsiasi condizione di pericolo per l’incolumità del soggetto. Ecco che la decisione di Skopje, assunta dopo che la Slovenia aveva respinto in Croazia 168 migranti provenienti dal Marocco.

Dati ottenuti da www.frontex.europa.eu
Dati ottenuti da www.frontex.europa.eu

I profughi, già costretti a vivere in disumane condizioni sul confine greco-macedone, potrebbero essere respinti dalla polizia macedone se non in possesso di un passaporto che specifichi la loro provenienza da un teatro di guerra. Questo non tiene conto, tuttavia, delle decine di migliaia di siriani che sono fuggiti dal paese senza badare troppo ai documenti, alimentando il mercato nero dei passaporti che in Turchia sta trovando un facile e fruttuoso business.

Dati ottenuti da www.frontex.europa.eu
Dati ottenuti da www.frontex.europa.eu

Con l’inverno alle porte e l’irrigidimento delle condizioni climatiche nella penisola balcanica, il futuro dei profughi diventa sempre più duro. Ad aggiungersi a tutto ciò c’è la volontà, ormai quasi in dirittura d’arrivo, di costruire una barriera di filo spinato per bloccare l’ingresso ai profughi, seguendo il modello già adottato dal primo ministro ungherese Orbán, che permetta l’accesso solo a 3.000 persone al giorno, a fronte degli ingressi dei mesi scorsi che hanno toccato anche la quota di 10.000 persone su base giornaliera. Poposki, il ministro degli esteri macedone, aveva già paventato quest’idea a seguito della breve chiusura del confine con la Grecia, salvo poi abbondare il progetto. Un progetto che, tuttavia, sembra essere tornato in auge. Secondo il sindaco di Paionia, città greca su confine con la Macedonia, Christos Gountenoudis le macchine per la costruzione del muro sono già in funzione.

Nel caso in cui la Macedonia decida di erigere una barriera sul proprio confine meridionale, questo gesto potrebbe non essere accolto positivamente dall’Unione Europea, che nella pagella stilata dalla Commissione europea non ha ricevuto una buona valutazione, il cui giudizio è stato condizionato fortemente dalla crisi politica. La Macedonia è infatti candidata all’adesione all’UE dal 2005 e il suo percorso è stato notevolmente rallentato dal veto greco sulla questione del nome e dalla crisi politica interna. Un muro non sarebbe certo d’aiuto.

Per approfondire il tema della rotta balcanica, scarica Most, rivista di politica internazionale.

Foto: Ognen Teofilovski/Reuters

Chi è Edoardo Corradi

Nato a Genova, è dottorando di ricerca in Scienza Politica all'Università degli Studi di Genova. Si interessa di Balcani occidentali, di cui ha scritto per numerosi giornali e riviste accademiche.

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