GEORGIA: il governo tratta con Gazprom, le opposizioni protestano

Nei corso degli ultimi mesi, oltre che per la questione del canale televisivo Rustavi 2, il governo georgiano è stato contestato a causa delle trattative con la compagnia energetica russa Gazprom. Infatti, il 25 settembre, il ministro dell’energia georgiano (ed ex giocatore del Milan) Kacha Kaladze, ha incontrato i rappresentati della compagnia russa per quella che lui stesso ha dichiarato essere una negoziazione sull’aumento della quantità di gas russo che transita dalla Georgia diretto in Armenia, ma anche per la sua possibile commercializzazione sul mercato georgiano. 

Attualmente, la Georgia importa circa il 90% del gas naturale dall’Azerbaijan e il restante 10% (di transito verso l’Armenia) dalla Russia. Secondo quanto dichiarato da Kaladze, la domanda di gas del mercato georgiano è aumentata, quindi, introdurre il gas russo in Georgia per far concorrenza a quello azero, può avere effetti positivi per i consumatori .

Le opposizioni sono scese in piazza per protestare contro le trattative. Il timore è quello di vedere il paese diventare nuovamente dipendente dalla Russia per l’approvvigionamento energetico; i rischi di un simile legame sono enfatizzati dal fatto che nel 2006, quando la Georgia ancora importava il gas dalla Russia, Mosca aveva tagliato le forniture di gas per motivi politici, lasciando il paese al freddo nei mesi invernali; inoltre, l’eminenza grigia ed ex primo ministro Bizina Ivanishvili, oligarca che ha guadagnato le sue fortune in Russia, è finito sotto accusa; il fondatore dell’attuale coalizione di governo è sospettato di volere l’accordo per interessi personali, visto che si dice sia un azionista di Gazprom (fatto comunque non provato).

Inoltre, la possibile commercializzazione del gas russo in Georgia ha allarmato l’Azerbaijan, dove oltre al timore di perdere il monopolio del mercato energetico georgiano, ci si interroga sulla volontà di Tbilisi di continuare la cooperazione con Baku in tema di nuove infrastrutture energetiche.

L’attività di Gazprom in Georgia e Armenia è da connettersi al contesto internazionale ed, in particolare, alle possibili conseguenze dell’accordo sul nucleare iranianoInfatti, la possibile rimozione delle sanzioni contro Teheran e la conseguente riapertura del mercato europeo per le energie naturali iraniani è vista con interesse o timore dai diversi attori presenti nel Caucaso.

Tra gli interessati si trovano Armenia e Georgia, potenziali importatori di gas e petrolio iraniano, oltre che possibili punti di transito per eventuali gasdotti od oleodotti diretti in Europa.

Tra gli scontenti o perlomeno gli allarmati, ci sono Azerbaijan e Russia. Per entrambi i paesi, che basano la loro economia sulla esportazione di gas e petrolio, l’Iran è un potenziale concorrente sul mercato internazionale. Baku, in particolare, che è riuscita a sganciarsi dall’orbita di influenza russa soprattutto grazie alle sue materie prime, ha da sempre rapporti tesi con Teheran (anche per la numerosa comunità azera presente nel nord del paese) e teme di perdere il ruolo di partner energetico che riveste per Europa e Stati Uniti. Anche Mosca, se pur più moderatamente, teme la presenza dell’Iran nel mercato internazionale dell’energia e questo può spiegare le attività di Gazprom in Georgia. Rientrando sul mercato georgiano, Mosca aumenterebbe la sua influenza su Tbilisi e, al contempo, si rafforzerebbero le sue leve di pressione sull’Armenia proporzionalmente all’incremento della quantità di gas esportato nel paese caucasico.

L’assertività del governo georgiano alle proposte russe, al di là delle dietrologie, può rientrare nella logica della diversificazione dei fornitori di energia. Tuttavia, è ampiamente dimostrato come Russia utilizzi Gazprom come strumento di pressione nel suo vicinato. La vicinanza della Georgia a grandi esportatori di energia, quali Russia, Azerbaijan e Iran, è un potenziale da non sottovalutare per il paese. Tuttavia, dialogare con tre attori in concorrenza tra loro  espone il paese a continue pressioni dall’esterno.

Immagine da: http://www.bbc.com/russian/international/2015/10/151017_georgia_gazprom_talks

Chi è Aleksej Tilman

È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Al momento risiede a Vienna. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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4 commenti

  1. La Russia, che lo si voglia o no. Gas o meno, è e sarà sempre presente, direttamente o meno nel Caucaso. Chiudere i ponti è inutile oltre che dannoso. La politica di diversificazione del mercato dell’energia è, anche se rischioso, una necessità. Dipendere esclusivamente dal gas azero rischia di essere un’arma a doppio taglio. Indirettamente, ma non tanto, va a toccare la questione della relazione tra armeni e georgiani, che pare sempre in secondo piano, rispetto alla ormai trita e ritrita questione dell’Artsakh. Mi riferisco in particolare alla questione della Samtskhe-Javakheti, dove il gas azero, per ovvie ragioni, non è mai arrivato.. Neppure quello russo, e dove la relazione tra le due comunità è in stallo ormai da anni. Neppure il tanto decantato governo Saakhashvili ha fatto abbastanza.
    Inoltre la Georgia non dipende dalla Russia solo dal punto di vista energetico. Si tende sempre a dimenticare la presenza costante di prodotti di economia domestica o alimentari, prodotti o provenienti dalla Federazione. La Georgia ha bisogno della Russia, che lo si voglia o meno.

    • Sono d’accordo sul fatto che la Georgia abbia bisogno della Russia come partner economico. Ammetterlo, tuttavia, mi sembra che sia ancora un tabù per molti a Tbilisi. Forse con il tempo, per inerzia, le cose cambieranno.

      Onestamente so poco sulla situazione specifica dello Samtskhe-Javakheti. Più in generale sui rapporti tra armeni e georgiani, la mia è impressione è che gli uni abbiano, in realtà, una scarsa conoscenza degli altri e viceversa. Sopratutto, tra nuove generazioni. Alla fine, ho notato che spesso prevalgono gli stereotipi quando in Armenia si parla della Georgia o quando in Georgia si parla dell’Armenia.
      Sulla questione: http://dfwatch.net/unchallenged-stereotypes-blight-georgian-armenian-relations-38678

  2. Sinceramente non parlerei propriamente di “stereotipi”, anche perchè le due comunità sono più spaccate all’interno di quanto non si creda. E a giocare un ruolo fondamentale è proprio il cristianesimo. Purtroppo come sempre, le analisi giornalistiche e geopolitiche si ostinano a vedere i vari gruppi come dei monoliti (peggio ancora se chiamate etnie). La Samtskhe, diversamente dalla Javakheti, pare presentare ancora qualche spiraglio e possibilità di dialogo. Inoltre la situazione è meno problematica di quanto si possa pensare. Questo perché si vive assieme. Cosa che a Tbilisi si è persa ormai da diversi secoli; diventata una città georgiana dove “vivono” altre minoranze, senza creare una vera e propria comunità.

    • Infatti, in realtà la situazione tutto sommato all’atto pratico non è così problematica, visto che come hai fatto notare si vive assieme senza grandi problemi. Anch’ io detesto il termine etnie, un retaggio del secolo breve!
      Tuttavia, il fatto che per screditarlo, Saakashvili venisse chiamato Saakhian e altre amenità del genere, mi fanno pensare che, non sia completamente sbagliato parlare di stereotipi!

      Per informazione, in Samtskhe-Javakheti sono diffuse le scuole pubbliche in lingua armena o tendenzialmente sono in russo e georgiano? Perchè a Tbilisi, a parte un paio di eccezioni, non esistono scuole in armeno perchè è più diffusa l’abitudine di studiare in russo e, da qualche anno in georgiano, tra gli armeni che vivono qui.
      Inoltre, alla Javakishvili ci sono alcuni corsi in russo dove la maggior parte degli studenti si sono diplomati alle scuole in russo in città e non.

      Grazie!

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