RUSSIA: Il declino dell’Emirato del Caucaso e l’ascesa dell’ISIS

Proclamato nel 2007 da Dokku Umarov in seguito alla Seconda guerra cecena, che causò il discioglimento della Repubblica di Ichkeria, e alla salita al potere di Ramzan Kadyrov nella stessa Cecenia, l’Emirato del Caucaso nacque con l’obiettivo di espandere la rivolta armata contro Mosca da Grozny a tutto il Caucaso settentrionale, dando inoltre un risvolto religioso al conflitto in seguito all’annuncio di Umarov di voler edificare un nuovo stato islamico nella regione. Nei suoi primi anni di vita l’Emirato si rese protagonista di numerose azioni terroristiche dirette contro Mosca, come l’attentato al treno Nevsky Express del 2009, l’attentato alla metropolitana di Mosca del 2010 e l’attentato all’aeroporto di Domodedovo del 2011.

Nonostante la serie di attacchi mirati che terrorizzarono Mosca, dopo i primi anni di vita il potere dell’Emirato si esaurì progressivamente, di pari passo con l’intensificazione della lotta al terrorismo voluta da Putin e Kadyrov, che misero alle strette i ribelli facendo terra bruciata intorno a loro. L’Emirato iniziò così a perdere uno dopo l’altro i suoi uomini migliori, catturati o uccisi dall’intelligence di Mosca e dalle truppe paramilitari di Kadyrov. Nel settembre del 2013 si verificò la scomparsa più grave: l’Emirato perse il suo leader nonché grande figura carismatica, Dokku Umarov, morto in circostanze misteriose, probabilmente in seguito a un avvelenamento.

Una progressiva crisi

Scomparso Umarov, la guida dell’Emirato passò nelle mani di Aliaskhab Kebekov, conosciuto come Ali Abu Muhammad, daghestano di origine avara, sotto il quale comando però il movimento continuò a perdere potere e consensi, come testimoniato dalla decisione di diversi militanti di abbandonare l’Emirato giurando fedeltà al leader dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi; gesto che l’emiro del Caucaso considerò tradimento. Kebekov restò in carica un solo anno, fino all’aprile del 2015, quando venne ucciso in seguito a un raid delle forze speciali russe. Al suo posto subentrò Magomed Suleimanov, nome di battaglia Abu Usman Gimrinsky, sempre di origini avare, il quale però perse a sua volta la vita pochi mesi dopo, in seguito ad un altro raid russo nei pressi di Gimry, il suo paese natale.

L’affermazione dell’ISIS

Come detto in precedenza, in seguito alla morte di Umarov, leader carismatico del movimento, un numero sempre maggiore di ribelli decise di abbandonare le file dell’Emirato, ormai in crisi, per aderire allo Stato Islamico, che negli ultimi anni incominciò a guadagnare sempre più consensi e potere. In poco tempo il Caucaso settentrionale diventò un vero e proprio bacino di rifornimento per l’ISIS: si stima infatti che già nel 2013 circa 500 guerriglieri si recarono dalla Russia in Siria per arruolarsi nelle file dell’ISIS, ai quali vanno aggiunti altri 200 guerriglieri provenienti dalla sola Cecenia e dalla valle del Pankisi, in Georgia; il numero di combattenti stranieri provenienti dalla Russia aumentò poi esponenzialmente nel corso dell’ultimo anno, arrivando a 1500 unità all’inizio del 2015. Buona parte del merito di questo successo va dato all’efficace propaganda dello Stato Islamico, che per incrementare i reclutamenti nella regione iniziò a diffondere annunci e filmati indirizzati ai musulmani del Caucaso, arrivando a produrre anche una propria rivista in lingua russa, Istok, per indottrinare i futuri jihadisti.

L’inizio del dualismo

I primi attacchi dello Stato Islamico all’Emirato avvennero attraverso Dabiq, la principale rivista in lingua inglese dell’ISIS, dove nell’edizione n.7 lo Stato Islamico accusò l’Emirato, pur senza citarlo direttamente, di avere ormai perso la sua autorità, e di continuare a rifiutarsi di giurare fedeltà al Califfato, avendo paura di perdere la leadership e il potere nella regione.

La propaganda dello Stato Islamico convinse sempre più militanti ad abbandonare l’Emirato: lo scorso giugno il leader del Wilāyat Noxçiyçö, Aslan Byutukaev, annunciò ufficialmente la sua fedeltà allo Stato Islamico, seguito poi da un nutrito gruppo di jihadisti provenienti dal Daghestan, dalla Cecenia, dall’Inguscezia e dalla Kabardino-Balkaria, dichiaratisi attraverso un video pubblicato online. All’iniziò si pensò che il video in questione fosse un giuramento di fedeltà dello stesso Emirato del Caucaso, anche se in realtà esso continuò ad operare indipendentemente.

A mettere definitivamente in discussione l’autorità dell’Emirato nella regione fu pochi giorni dopo la proclamazione da parte dello Stato Islamico di un nuovo governatorato nel Caucaso russo, con a capo il daghestano Rustam Asildarov. Nel corso dell’annuncio, fatto da Abu Muhammad al-Adnani, uno dei leader dell’ISIS, tutti i musulmani del Caucaso vennero invitati a giurare fedeltà al Califfo, adempiendo così al loro dovere davanti a Dio. La notizia comparve anche nell’edizione n. 10 di Dabiq, dove apparve un articolo nel quale si affermò che in seguito a consultazioni tra i membri della leadership del Califfato venne presa la decisione di riconoscere la regione del Caucaso come nuovo wilāyah dello Stato Islamico.

Che ne sarà dell’Emirato?

Già in seguito alla morte di Umarov si capì che i vertici dell’Emirato non sarebbero riusciti a trovare un nuovo leader che avrebbe avuto il carisma necessario per dare nuova linfa al movimento. Le brevi esperienze di Kebekov e Suleimanov (la cui elettura a emiro del Caucaso non venne mai neanche ufficializzata formalmante) non riuscirono a risollevare le sorti dell’Emirato, che è attualmente è rimasto senza una vera e propria guida, iniziando a perdere sempre più appeal nei confronti dello Stato Islamico agli occhi dei combattenti caucasici.

Il riconoscimento del Caucaso come nuovo wilāyah dello Stato Islamico, deve quindi essere letto come un tentativo da parte dell’ISIS di stringere ulteriori legami con i mujaheddin caucasici, in particolare con quelli rimasti ancora legati all’Emirato, in modo da portare definitivamente dalla loro parte i ribelli islamisti che operano nella regione, per creare e organizzare nuove cellule che possano in futuro pianificare attacchi contro la Russia, in un’area dove lo Stato Islamico ha già dimostrato di avere un notevole seguito. In quest’ottica, nei piani dell’ISIS l’Emirato del Caucaso sembra quindi essere una realtà ormai superata, sostituito dal progetto di un nuovo Wilāyat al-Qawqāz inteso come ipotetico governatorato del Califfato, la cui autorità sembra si stia imponendo sempre di più tra i guerriglieri della regione.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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Un commento

  1. quindi è bastato tagliare i capi per ridurre tutti alla frutta… il che vuol dire che Daesh ha ancora tutti i capi?

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