AZERBAIJAN: E' iniziata la battaglia contro il regime di Aliyev

di Massimiliano Ferraro

Si sono organizzati sul web per portare sulle rive del Caspio il seme della rivolta che infiamma i Paesi arabi. Alcuni dissidenti fuggiti all’estero dall’Azerbaijan si sono serviti di Facebook per mobilitare centinaia di persone contro il regime della famiglia Aliyev.
Nato inizialmente come forma di protesta virtuale, il gruppo è riuscito ad organizzare a Baku una manifestazione antigovernativa senza precedenti. L’hanno chiamata la “Grande Giornata del Popolo” e sono scesi in piazza l’11 marzo, data che ha segnato un mese esatto da quando le dimostrazioni pubbliche in Egitto hanno spodestato Hosni Mubarak. Un simbolo per indicare le tutto ciò che accomuna l’insurrezione egiziana con la voglia di libertà dell’Azerbaijan. Anche i rivoltosi di Baku sono per lo più giovani di buona cultura, esasperati dalla povertà e dalla repressione politica e religiosa. Sanno usare Facebook, Twitter e Youtube. Soprattutto, sanno che il loro paese è ricco di risorse energetiche e povero di libertà.

Dopo aver ottenuto l’indipendenza, lo sviluppo democratico dell’Azerbaijan è stato fortemente condizionato dalla corruzione diffusa e dai brogli elettorali che hanno consolidato sempre di più il potere dell’ex segretario del partito comunista azero Heydar Aliyev, alla cui morte è succeduto nel 2003 il figlio Ilham. Una solida autarchia ereditaria, che teme di essere messa in crisi dall’onda lunga dei tumulti scoppiati sulle coste del Mediterraneo, spinti fino in Caucaso dall’incessante tam tam dei social network.

Annunciando la loro presenza al corteo di Baku, circa 4000 utenti di Facebook hanno segnalato con un click la loro intenzione di “porre fine al regime dittatoriale”. Solo degli “avventurieri stranieri”, secondo il ministero degli Interni azero, “che cercano di approfittare degli eventi del Nord Africa, ma che dimenticano la capacità dei giovani azeri di non essere ingannati da questi squilibrati”.

Eppure le immagini girate con i telefonini dai manifestanti documentano una buona partecipazione di popolo repressa con la forza dalla polizia. Il bilancio finale è stato di 43 giovani arrestati e di decine di feriti tra cui un fotografo di Radio Free Europe, colpito in faccia e nello stomaco dagli uomini in uniforme per impedirgli di scattare immagini della protesta.
Dai controlli effettuati in carcere è emerso che la maggior parte dei giovani fermati non ha mai militato in nessun partito politico. La battaglia degli azeri contro la tirannia di Aliyev è appena cominciata.

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