GEORGIA: L’alluvione di Tbilisi e quella protezione civile un po’ italiana

Pubblichiamo questa testimonianza a firma di Giorgio Neri, collaboratore dell’Ansa, che si trovava in Georgia durante l’alluvione che colpì Tbilisi lo scorso 13 giugno e ha potuto documentare il lavoro svolto dalla locale protezione civile che, forse non tutti sanno, è ispirata al modello italiano.

di Giorgio Neri

C’è molta Italia nella nuova Protezione Civile georgiana, messa a dura prova lo scorso 13 giugno da una improvvisa e violenta alluvione che ha devastato interi quartieri della città di Tbilisi, la capitale dello stato caucasico. Il bilancio è stato molto pesante. Ingenti danni materiali, alcuni morti e tre persone ancora disperse. Il giardino zoologico completamente distrutto e le foto degli animali in libertà che hanno fatto il giro del mondo. Immagini sono diventate il simbolo del grande disastro che ha colpito quella città  poco più di un mese fa.

Sono stati i giorni difficili dell’alluvione che ha colpito Tbilisi a dimostrare la vera essenza di questo paese, sempre più ispirato dalla storia e dai valori europei. Non ci poteva essere dimostrazione più chiara. Quella del 13 giugno è stata una tragedia immensa, senza precedenti. Il livello di gravità di quell’alluvione è stato molto alto. Oltre ai morti, ai dispersi, danni per milioni di euro, famiglie costrette ad abbandonare le proprie case, interi quartieri devastati.

La protezione civile georgiana ha dimostrato un’ottima organizzazione e una grande professionalità. La sua articolazione si è ispirata al modello italiano, strutturato come Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e strutture operative di emergenza nazionale in stretta collaborazione con esercito e forze dell’ordine. D’altra parte è anche questa la base dell’accordo di associazione che la Georgia ha stipulato, lo scorso anno con l’Unione europea. Il punto 6 dal titolo “Altre politiche di cooperazione” elenca i molteplici settori di  possibile cooperazione bilaterale quali i trasporti, la cooperazione energetica, l’ambiente, il clima, la politica industriale e le attività minerarie, il diritto societario e la relativa governance, i servizi finanziari, la società dell’informazione, il turismo, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la gestione marittima e la pesca, la ricerca e lo sviluppo tecnologico, i consumi, le politiche occupazionali, la sanità pubblica, l’istruzione e la formazione, la cultura, gli audiovisivi e i media, lo sport, la società civile, lo sviluppo regionale e transfrontaliero, ed appunto, la protezione civile, la partecipazione della Georgia alle agenzie e ai programmi UE.

Il modello organizzativo della Protezione Civile istituito in Georgia, strutturato tra “Sicurezza dello Stato e Consiglio di gestione delle crisi”, replica gran parte del sistema di Protezione civile italiano e lo schema delle strutture operative, attive in Italia da circa 30 anni. Esso è il frutto anche di una lunga serie di contatti, incontri, consultazioni, tra i responsabili italiani e quelli dello Stato caucasico.

 

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A Tbilisi, però,  la risposta più bella è venuta dai cittadini, dagli amministratori locali, dagli stessi rappresentanti del Governo. In migliaia hanno risposto all’appello delle autorità, per dare una mano, spalare fango, pulire strade, raccogliere detriti, liberare dall’acqua  le case alluvionate. Insieme con i rappresentanti delle strutture statali, sono intervenuti migliaia e migliaia di volontari: studenti, giovani, lavoratori, donne, senza nessuna distinzione di età, religione, opinioni politiche, razza, si sono prodigati per settimane per  aiutare a salvare le persone e gli animali in difficoltà.

Oggi Tblisi si avvia alla normalità. I segni di quella notte terribile sono ancora evidenti. Ma la l’opera di recupero e di ripristino dalle devastazioni è stata ormai largamente avviata.

Sono state scene terribili quelle che mi sono state descritte da amici coinvolti nel disastro. Storie incredibili, apocalittiche. Marco, un  mio amico italiano, si trovava in visita a Tbilisi proprio la notte del 13 giugno. Era lì per affari. Ha intenzione di aprire una pizzeria a Tbilisi, dove la cucina italiana è davvero molto apprezzata. Tornava assieme ad un amico georgiano da un villaggio poco lontano dalla capitale. Pioveva molto. Ad un certo punto dovette bloccare la marcia dell’auto. Una marea d’acqua, sempre più imponente e travolgente stava occupando con violenta velocità la carreggiata. L’acqua saliva sempre più velocemente di livello, tanto da superare in pochi attimi l’altezza delle ruote. L’amico cercò di chiede aiuto per telefono, ma invano. Ma presto sono giunti i primi  mezzi di soccorso, e delle Forze dell’Ordine per cercare di bloccare il traffico su quell’arteria ed impedire che molte altre auto finissero travolte dall’acqua e dal fango.

Abbiamo vissuto una notte da incubo – ha raccontato Marco –  Solo la mattina ci siamo resi conto della gravità della situazione e  saputo delle vittime. Ma ci siamo salvati grazie ai soccorsi arrivati tempestivamente”.

Nemmeno il giorno dopo si riusciva a capire l’esatta portata di quella tragedia. Marco è stato testimone  della mobilitazione scattata nelle ore immediatamente successive all’esondazione del fiume Vera. Sui luoghi più colpiti sono accorsi subito tanti volontari per i primi interventi. Nonostante l’imminenza della catastrofe, ha raccontato di una coordinazione ed una concentrazione incredibili. “C’era un lavoro ordinato e continuo. Parlando con alcuni funzionari – testimonia Marco – ho saputo che è da  poco più di un anno che la Georgia ha istituito quello che in Italia è conosciuto come Coordinamento della Protezione Civile, operante da noi da più di 30 anni. Una struttura ancora in fase di miglioramento sia in termini di dotazione tecnica che di uomini, ma nata grazie anche alla consultazione e collaborazione attiva che i responsabili georgiani hanno avuto in questi anni con i colleghi della protezione civile italiana per organizzare al meglio il nuovo servizio”.

Marco è rimasto estremamente sorpreso dalla presenza, tra i tanti volontari all’opera nei luoghi della tragedia, della maggior parte dei membri del Governo, di tanti Ministri. Lavoravano con impegno assieme a giovani, anziani, ai tanti che avevano avvertito l’esigenza di essere presenti, di fornire il loro prezioso aiuto.

Non si trovavano lì per essere immortalati con la vanga in mano davanti a fotografi e cineoperatori tv. Erano lì per dare il loro personale contributo, di cittadini, prima che di amministratori o  rappresentanti di Governo. “E’ un fatto che non ha nulla a che vedere con la realtà italiana – ha commentato piacevolmente sorpreso Marco – Che da italiani possiamo solo invidiare”.

Il bilancio di quella notte è stato pesante: 19 morti e si cercano ancora i tre dispersi.  Questo piccolo paese, molto attraente per i turisti per la straordinaria bellezza del suo territorio, è da tempo proiettato verso l’integrazione in Europa. Primo atto di questo percorso, la firma di un accordo di  associazione con l’Unione Europea. Il 27 giugno dello scorso anno con l’accordo di associazione la Georgia si è impegnata ad inserire nella propria legislazione le riforme necessarie per conformare i propri ordinamenti all’acquis comunitario (il diritto acquisito dell’Unione). La procedura è stata avviata; l’accordo dovrà essere ratificato da tutti i paesi membri dell’Unione europea. Quella firma rappresenta la prima immediata conseguenza delle grandi e numerose riforme portati avanti dal Governo. Ci sono, è vero, parecchi problemi da risolvere, primo fra tutti quello dell’integrità territoriale del piccolo stato caucasico, ma si va avanti con fiducia. G.N.

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