AZERBAIGIAN: Cala il sipario sui Giochi della (dis)unione europea

La prima edizione dei Giochi Europei volge al termine, e con essa tutta la serie di polemiche e veleni che l’hanno accompagnata. Di sicuro, la manifestazione sportiva, che sarebbe dovuta essere il trampolino di lancio per un nuovo format unificante di federazioni sportive e popoli continentali, è stato un flop dal punto di vista della partecipazione e dell’interesse. Ciò che rimarrà di questa Baku 2015 saranno infatti, più che le imprese sportive, i lati oscuri di carattere sociale, politico ed economico che hanno visto come protagonista la piccola autocrazia azera, in mano alla famiglia Aliyev dal 1993. Vediamoli in breve, punto per punto.

La questione dei diritti umani

Il fatto che l’Azerbaigian si collocasse agli ultimi posti nella classifica mondiale degli Stati che rispettano i diritti umani era risaputo da tempo. Quello che non ci si poteva aspettare era, però, un peggioramento così vorticoso della situazione, parallelo all’esposizione crescente del paese in ambito internazionale. Secondo Amnesty International, il numero dei prigionieri di coscienza è aumentato considerevolmente nei 12 mesi precedenti l’inizio dei Giochi. Al momento, il numero delle persone arrestate solo per aver espresso un parere contrario al governo è salito fino a cento unità (due volte il numero dei prigionieri politici di Russia e Bielorussia messe insieme). Giornalisti, avvocati ed attivisti di varie ONG sono stati mandati in carcere senza processo, il più delle volte diffamati con accuse ridicole o prive di sostanza. Tra questi ricordiamo: Khadija Ismayilova, giornalista per Radio Free Europe, accusata di aver istigato il tentativo di suicidio del suo ex fidanzato; Leyla Yunus, fondatrice dell’Institute for Peace and Democracy, condannata per spionaggio in favore del governo armeno; Rasul Jafarov, autore del progetto Sing for Democracy, imprigionato con l’accusa di evasione fiscale ed imprenditorialità illegale.

Anche le ONG che monitoravano la situazione dei diritti umani nel paese sono state malamente cacciate o invitate a non entrare nel paese durante i quattordici giorni dei Giochi Europei. Questa sorte è capitata ad Amnesty, a Human Rights Watch e persino all’OSCE, principale attore politico internazionale del conflitto con l’Armenia per il Nagorno Karabakh.

Il Comitato Olimpico Europeo ha subito dure critiche per aver non aver proferito parola davanti a questa vera e propria crisi umanitaria. Patrick Hickey, promotore dell’evento, si è difeso dicendo che “sport e politica devono stare su due piani diversi”. Una risposta che non trova fondamento davanti al codice etico dei giochi olimpici, e alle parole dello stesso Presidente del Comitato Olimpico internazionale, Thomas Bach, che ha dichiarato di voler prendere più in considerazione la questione dei diritti umani in futuro, prima di scegliere una nazione ospitante (probabilmente ha messo le mani avanti in vista della scelta per i giochi invernali del 2022, per cui sono in lizza Pechino e Almaty in Kazakistan).

La libertà di stampa negata

Secondo Human Rights Watch, le autorità azere hanno negato il visto d’ingresso a molti giornalisti di testate straniere (tra cui The Guardian, BBC, Radio France International, Red Pepper Magazine, ARD), che solo qualche mese prima avevano ricevuto l’accredito per poter seguire i Giochi direttamente da Baku. Emblematico è stato il caso di Emma Hughes. Reporter, attivista per Platform ed autrice del libro All that Glitters: Sport, BP and Repression in Azerbaijian, che mette in luce lo strano intreccio tra politica, petrolio e sport tra la British Petroleum e la famiglia Aliyev, la Hughes è stata trattenuta per quasi 30 ore all’aeroporto di Baku, per poi essere rispedita a Roma (da dove era partita) con il visto negato.

Ma non è tutto. Sembra infatti che anche ai residenti del centro di Baku sia stato intimato di non pubblicare alcuna foto che ritraesse la città in modo diverso rispetto alle fonti ufficiali. Le automobili non registrate nella capitale sono state bloccate e gli uffici che si trovavano in prossimità degli impianti sportivi sono stati chiusi, con i lavoratori mandati in ferie anticipate (non retribuite) per tutto il mese di giugno. Nel frattempo, le tv nazionali hanno mandato in onda dei servizi in cui, per sopperire alla mancanza di visitatori stranieri, hanno fatto passare cittadini azeri come entusiasti turisti britannici.

Spese folli ed intrecci oscuri

Mentre i documenti ufficiali dichiarano che l’ammontare dei Giochi è costato 1.2 miliardi di dollari, secondo altre fonti la spesa si sarebbe aggirata tra i 6 e i 10 miliardi. Si sa che gli eventi sportivi raggiungono sempre spese esorbitanti, ma certamente la cifra fa impressione se comparata con il salario medio di un insegnante azero, pari a 150$ mensili, e pensando all’autorevolezza degli sport in gara (molti non riconosciuti dall’OIC, vedi il sambo ed il wrestling, ed altri impegnati solo con le categorie giovanili, come il nuoto, che ha fatto partecipare gli under 17). Pur di acquisire visibilità, il Presidente Aliyev non ha badato a spese, decidendo di provvedere alle spese di viaggio e soggiorno per tutti gli atleti partecipanti (più di 6000) ed architettando un’apertura in grande stile (dove solo il cachet per dieci – discutibili – minuti di Lady Gaga è costato 2 milioni di euro).

Ovviamente, un budget così grande deriva da disponibilità economiche enormi, e qui sorgono sospetti sui principali finanziatori dell’evento. Come sostiene Eurasianet, tra gli sponsors ed i partners ufficiali risultano tutte aziende private azere con qualche intreccio, più o meno trasparente, con uomini vicini al Presidente o addirittura parte della sua famiglia (la SOCAR, l’Azercosmos, la Azerbaijan Airlines, l’Azersun ecc).
Tra i finanziatori esterni, invece, non possiamo invece non citare la BP, legata agli Alyiev dal 1994, anno in cui venne firmato il “contratto del secolo” tra il colosso britannico ed Heydar Aliyev (primo Presidente e padre dell’attuale). Tramite questo, alla BP furono concessi ampi diritti sull’utilizzo delle fonti energetiche del paese, matrici di una collaborazione stretta ed estremamente redditizia tra i due contraenti, messa sotto accusa dagli attivisti pro-diritti umani (compresa la Ismayilova) che da anni accusano la BP di omertà ed avvallamento di ciò che accade quotidianamente sulle rive del Mar Caspio.

In questo gioco di autocrazia economica e grandi gruppi petroliferi, risalta sicuramente all’occhio il nome dell’UNICEF tra gli sponsors ufficiali dei Giochi. Nella motivazione ufficiale si legge che la partecipazione trova le sue ragioni nella coincidenza con il Programma 2011-2015, che ha visto un’azione mirata per i bambini delle aree più povere dell’Azerbaigian. Ancora una volta, protagonista assoluto di questa imbarazzante situazione è stato il Presidente Alyiev e la sua fondazione (intitolata al padre e guidata dalla moglie), filtro operativo del rapporto con l’UNICEF. Ovvio che la grande ONG dei minori debba operare in tutto il mondo, anche all’interno di paesi che ledono gravemente i diritti umani. Diverso è però passare da sponsor ufficiale di un evento sportivo che, in modo non troppo velato, ha acutizzato il problema delle libertà fondamentali in Azerbaigian. Oltretutto, l’Office of Internal Audit and investigation della grande ONG ha da poco diramato un report in cui viene criticato l’operato dell’ufficio UNICEF azero, sia per insufficienze di carattere progettuale che di trasparenza finanziaria.

La sicurezza precaria

Se ogni minimo dettaglio estetico è stato curato meticolosamente, altrettanto non può dirsi per la sicurezza. Il restyling del centro storico di Baku ha provocato diversi incidenti, il più grave dei quali, il 19 maggio scorso, ha ucciso 16 persone e ne ha ferite altre 50. Si è trattato di un incendio, la cui causa va rinvenuta nell’uso di materiale altamente infiammabile con cui sono stati effettuati lavori di ristrutturazione della capitale. A causa di questa tragedia, Rasim Adjalov, capo supervisore dei Giochi europei, si è dovuto dimettere a poche settimane dal via dei Giochi.

Non ci sono state vittime, ma è stato ancora più incredibile l’incidente occorso ad un gruppo di atleti austriaci che sono stati letteralmente falciati da un autobus all’interno del villaggio olimpico. A farne le spese è stata soprattutto la nuotatrice quindicenne Vanessa Sahinovic, portata d’urgenza all’ospedale di Vienna e tuttora a rischio paralisi. Il video del tragico impatto è stato rimosso da tutti i media nazionali azeri, ma è possibile trovarlo su Youtube. “Naturalmente”, il poliziotto che ha fornito ai media esteri il filmato (ripreso dalle telecamere di sicurezza del villaggio) è stato licenziato in tronco.

L’Europa spaccata

I Giochi Olimpici Europei si sono svolti nell’indifferenza più assoluta dell’intero continente. C’era da aspettarselo sin dall’inizio, visto che i principali leaders europei hanno deciso di non rispondere all’invito per la cerimonia inaugurale, lasciando il palcoscenico al singolare quartetto Aliyev-Putin-Lukashenko-Erdogan. Guardando l’evento in tv, più che ai giochi europei, è sembrato di assistere all’apertura di un’edizione 2.0 dei “Giochi del Caucaso”, contornata da un Aladino sul tappeto volante, canti Mughal, fischi alla squadra armena e la presenza amichevole dei Presidenti di Turkmenistan e Tajikistan. L’evento ha quindi delineato in modo ancor più forte la distanza tra l’Europa più orientale ed il cuore dell’Unione Europea. Certo è che, se questi Giochi dovevano costituire un nuovo gancio per riprendere il discorso della Politica di Vicinato, stretto tra la crisi ucraina e le sanzioni alla Russia, il risultato diplomatico è stato pessimo. Al contrario, il disinteresse dei paesi UE ha portato gli Stati extra-UE a convergere, almeno dal punto di vista sportivo e dell’immagine, come blocco compatto capace di escogitare grandi eventi in autonomia.

In dubbio c’è anche il futuro dei Giochi Europei. Dopo aver accettato di ospitare i Giochi Europei del 2019, infatti, i Paesi Bassi hanno ritirato la loro candidatura a pochi giorni dall’inizio dell’evento di Baku. Il motivo di questo ritiro è stato dettato, ufficialmente, da questioni di budget economico, troppo elevato rispetto al profilo qualitativo degli sport in gara. Di sicuro, l’Azerbaigian ha alzato l’asticella molto in alto per quelli che saranno i prossimi migliori offerenti, ma questo comportamento al limite della buona educazione ha confermato una cosa: è difficile che una democrazia occidentale oggi si impegni a destinare miliardi per un evento sportivo, tanto più se riconosciuto da pochissime federazioni continentali (che preferiscono tenersi i propri campionati europei e non spendere ulteriori risorse in una competizione di replica). Le prospettive, dunque, saranno essenzialmente due: o i Giochi Europei verranno subito aboliti per “inerzia organizzativa”, oppure continueranno ad essere ospitati da quella parte di Europa più remota, che forse Europa non si sente e che non ne condivide alcuni valori fondamentali, ma che ha un estremo bisogno di mostrare il suo grado di sviluppo, di affidabilità e di ricchezza.

Se non altro, per la maggior parte dell’evento, ai primi tre posti del medagliere si sono piazzati Russia, Azerbaigian e Bielorussia. Pura casualità?

 

Chi è Vittorio Giorgetti

Laureato in Relazioni Internazionali e Studi Europei all'Università di Firenze con una tesi sul rapporto odierno tra i Balcani Occidentali e l'Unione Europea. Dopo due brevi collaborazioni con l'Institute of International Relations di Praga e lo European University Institute di Firenze, attualmente si occupa di europrogettazione e cooperazione e sviluppo. Parla inglese, spagnolo e francese.

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Un commento

  1. Paesi come questo hanno rappresentanti alle NU come in tutte le altre attività commerciali e politiche del mondo .
    Mi chiedo con quale faccia questi personaggi continuino a presentarsi nelle proprie attività …. o meglio;
    Come si fa a stringere la mano a un Azerbaigiano avendo la certezza che condivide e partecipa a tuttte le infamie che si stanno consumando in quel paese .Quando poi Quel tipo di presidente va a trovare un primo ministro di un paese Europeo ,questi gli stringe pubblicamente la mano sfoggiando un bel sorriso pronto a ingoiare qualsiasi schifezza ( pseudo politica ) in vista di chissà quale vantaggio economico vero o presunto.
    La mano che ha stretto quel Signore rappresenta una quantità di miliardi di denari che nessun politico italiano ha mai immaginato possano essere controllati da una sola persona che ha anche il potere di vita o di morte dei suoi concittadini”sudditi”.
    £a po£itica è £a faccia d€g£i int€re$$i ma$ch€reta dag£i id€a£i….da che mondo è mondo!! Ma
    Invece degli Europei”giochi” che so…non ci stava meglio un embargo ?
    A che serve un tribunale internazionale o una Comunità Europea quando sti impuniti fanno quello che gli pare trattando il resto del mondo come i propri connazionali. Probabilmente questo tipo di ” presidente” vede i cittadini europei come l’amico di Pinocchio,orecchie lunghe,
    scarpe di ferro e paraocchi .
    Questi signori hanno una marcia in più ,(vedi Alyiev,Putin e simili) hanno capito prima di tanti che la “Democrazia ” così come la conosciamo ha troppi punti deboli, siamo tutti a rischio,dovremo presto rinunciare a una grossa fetta di democrazia per cercare di far sopravvivere la società che conosciamo oggi.
    In poche parole ” più interessi ” alla luce del sole , che ipocrisia politica nei palazzi dei chiacchieroni.
    Per fare più “interessi ” bisogna prendere decisioni forti senza dover diventare dei dittatori .
    Nel frattempo c’è qualcuno capace di azioni più efficaci di queste società,associazioni o altro che possano portare a soluzioni concrete per i popoli oppressi?
    A tutt’oggi le NU assomigliano a un vecchio leone da circo ,sdentato,senza unghie e con un ruggito che non fa più paura a nessuno ( mai ne avesse fatto) ,altro pachiderma inutile da mantenere, tanto pagano gli amici di Pinocchio!!
    Mi fermo qui
    Ho buttato lì alcuni pensieri
    Ottimi i vostri articoli,letti volentieri
    Buon lavoro
    Ector

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