MACEDONIA: Riprendono i negoziati con la Grecia

I ministri degli esteri di Grecia e Macedonia, Nikos Kotzias e Nikola Poposki, si sono incontrati mercoledì 24 giugno a Skopje e hanno concordato su una lista di 11 misure per la costruzione della fiducia, al fine di migliorare la cooperazione tra i due paesi e arrivare anche ad una soluzione all’annosa questione del nome che li oppone e che da un decennio blocca l’integrazione della Macedonia nell’UE e nella NATO. Le misure di cooperazione concordate tra Atene e Skopje coprono i campi di istruzione, sanità e relazioni diplomatiche.

“In passato, il punto debole delle nostre relazioni bilaterali è stata la mancanza di fiducia reciproca. Il punto forte, al contrario, è stata la capacità dei nostri cittadini, imprese e società di lavorare insieme. Oggi puntiamo a rafforzare la fiducia basandoci sulle relazioni tra le nostre società,” ha affermato Poposki.

“Possiamo risolvere la questione del nome sulla base del diritto internazionale e delle relazioni di buon vicinato.Per ogni problema c’è una soluzione“, ha aggiunto Kotzias. In serata, alla tv Telma, Kotzias ha annunciatoun piano in tre fasi per risolvere la questione: “Prima vengono le misure di costruzione della fiducia, che abbiamo già concordato. In secondo luogo c’è da accordarsi sulla metologia dei negoziati sul nome, e la terza fase concernerà il nome stesso”. Kotzias si è dimostrato ottimista, “non perché sia facile, ma perché loro ne hanno bisogno, noi ne abbiamo bisogno, entrambi i paesi, i Balcani tutti,” e le crisi (politica ed economica) che attualmente attanagliano sia la Grecia sia la Macedonia “sono un’opportunità per trovare una soluzione ai grandi problemi come la questione del nome.”

E’ raro che un politico greco di alto livello come il ministro degli esteri visiti la Macedonia, e per l’occasione Kotzias ha incontrato il presidente Gjorge Ivanov, il premier Nikola Gruevski, e il vicepremier Fatmir Besimi, così come i leader degli altri principali partiti, Zoran Zaev, Ali Ahmeti, e Menduh Thaçi.

L’improvviso attivismo del governo Tsipras sulle relazioni diplomatiche con la Macedonia, che erano rimaste nell’ombra nei primi mesi di governo, ostaggio dell’alleanza con la destra sociale ma nazionalista di ANEL, nello stesso momento in cui Tsipras e Varoufakis sono impegnati a Bruxelles nel più cruciale negoziato sul debito, può essere spiegato in vari modi.

Da una parte c’è il portato delle rivelazioni-”bomba” dell’opposizione macedone sul governo Gruevski. Tra queste, anche quella del 16 maggio secondo cui il precedente governo greco di Antonis Samaras, durante i negoziati mediati dall’ammiraglio americano Matthew Nimetz, avrebbe lasciato cadere la propria stessa proposta per un compromesso sul nome – “Repubblica Democratica di Macedonia (Superiore)”, Democratic Republic of Macedonia (Upper) – dopo che questo era stato accettato dalle autorità di Skopje. In tal modo, Atene avrebbe dimostrato di non aver negoziato in buona fede fino a quel momento, e di non esser veramente interessata ad arrivare a un compromesso. Già nel 2013 i negoziati si erano arenati sul posizionamento del determinativo geografico, tra la parte macedone che proponeva “Repubblica Superiore di Macedonia” e la parte greca che insisteva su “Repubblica di Macedonia Superiore”.

In secondo luogo, ci sono state le dichiarazioni degli ultimi giorni, che lasciano presagire che la NATO inviti presto il Montenegro ad aderire, dopo i ritardi degli ultimi anni, e che inizi a pensare ad una maniera per aggirare il veto greco sulla Macedonia, data l’urgenza di consolidare il fronte balcanico dell’Alleanza nel contesto della guerra di Putin in Ucraina. L’esercito macedone, d’altronde, ha già partecipato alle missioni NATO in Afganistan e in Iraq, con 24 e 19 turni: “è un impegno maggiore per noi, ma che non ci ha portato privilegi, ha aggiunto Ivanov. Alla stessa maniera, la mediazione europea nella crisi politica che ha scosso la Macedonia nell’ultimo mese si è basata sull’idea di avviare dei “negoziati-ombra” (com’era stato in passato con lo High Level Accession Dialogue), in qualche modo bypassando informalmente il veto greco.

Solo nei giorni scorsi, il presidente macedone Ivanov aveva ricordato l’“ingiustizia” di cui soffre la Macedonia, cui dal 2009 è negato l’invito ad aderire alla NATO, e dal 2005 è negata una data per l’avvio dei negoziati d’adesione all’UE, per via del veto della Grecia. Nel 2008 la Macedonia aveva adito la Corte Internazionale di Giustizia  accusando la Grecia di violare, tramite il suo veto in sede NATO, la clausola dell’accordo ad interim del 1995 secondo cui Atene non si sarebbe opposta all’ingresso di Skopje nelle organizzazioni internazionali fintanto che quest’ultima avesse usato il nome provvisorio di “ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia” (FYROM). La Corte di Giustizia, con una sentenza del 2011, aveva dato ragione a Skopje e riconosciuto l’illegittimità del veto greco, ma Atene aveva continuato imperterrita nella sua posizione ostruzionista. Nel frattempo erano continuati i negoziati bilaterali dietro mediazione Nimetz, ma senza esito. La ripresa di negoziati diretti tra le parti, che già in passato sono arrivato molto vicine alla risoluzione della ventennale questione, potrebbe dare adito ad un certo ottimismo – purchè tutto non abbia ad arenarsi nuovamente su qualche metafisico e nominalistico dettaglio.

 

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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