POLONIA ELEZIONI: A sorpresa vince Duda. I conservatori portano a casa il primo turno

Contro ogni previsione Andrzej Duda, il candidato della destra conservatrice di Legge e Giustizia (PiS), è uscito vincitore al primo turno delle elezioni presidenziali in Polonia contro il presidente uscente, considerato vincitore certo, Bronilaw Komorowski, con quasi tre punti percentuali di scarto secondo quanto riportato dagli exit polls (i risultati definitivi del primo turno sono attesi solo per la notte di lunedì o per martedì mattina).

Andrzej Duda è un avvocato, professore presso l’Università Jagellonica di Cracovia e parlamentare europeo all’interno del gruppo ECR. Secondo quanto determinato dagli exit polls sarebbe riuscito a ottenere il 34.8% di voti, superando il presidente uscente, che in tutti i sondaggi pre-elettorali era dato ampiamente in vantaggio sul candidato di PiS. Subito dopo la diffusione della notizia Duda ha fatto appello a coloro che avevano votato altri candidati, nell’area della destra nazionalista, a sostenerlo e votarlo in occasione del secondo turno, che si terrà il 24 maggio.

Iniziata la campagna elettorale con un grande distacco dal candidato di Piattaforma Civica (PO) Duda è riuscito a colmare il divario promuovendo politiche sociali a favore delle classi più svantaggiate e facendo appello ai valori cristiani, molto sentiti nelle zone rurali e ottenendo l’appoggio indiretto dei membri della chiesa polacca, sempre più chiusa e conservatrice rispetto al passato. Tra le principali linee politiche di successo emergono l’anticipo dell’età pensionabile, il rifiuto all’introduzione dell’euro (per cui servirebbe un’ampia maggioranza data dall’accordo tra PiS e PO per modificare la costituzione) e il sostegno alla famiglia e alla natalità; tutte proposte politiche non legate al potere del Presidente, ma a quelle del parlamento: proprio da ciò è iniziata a diffondersi l’idea che, in caso di vittoria di Duda, il neopresidente potrebbe anticipare di qualche mese le elezioni parlamentari (previste per l’autunno) sfruttando il successo catalizzato attorno a se per favorire la vittoria del PiS.

Il presidente Komorowski, invece, si è posizionato secondo, con un consenso pari al 32.2%. Anche in questa elezione, come in quella del 2010, la necessità di andare al ballottaggio era data per certa, sebbene i sondaggi mostrassero una vittoria chiara del presidente uscente su Duda. Komorowski si è presentato come candidato indipendente, proponendosi come “il presidente di tutti i polacchi”, e godendo solo di un appoggio esterno di PO, il partito con cui vinse le scorse elezioni. Proprio l’aver preso le distanze da PO sembrerebbe essere stata una mossa per non perdere dei voti legati all’insoddisfazione nei confronti del governo della primo ministro Ewa Kopacz, guidato proprio da PO. Komorowski, secondo alcuni analisti, non sarebbe stato in grado di svolgere un’attiva campagna elettorale, contando su una vittoria certa secondo quanto determinato dai sondaggi, e riserbando gli sforzi maggiori per il secondo turno. Se l’intenzione di voler essere “il presidente di tutti” richiama alla carica di Maresciallo della Sejm (speaker della camera bassa del parlamento) detenuta fino alla sua elezione nel 2010, le prese di posizione riguardo la sicurezza nazionale e l’ostilità verso la Russia, sono legate anche al ruolo di ministro della difesa che ebbe nei primi anni duemila, durante il governo Buzek.

Molta attenzione è stata suscitata anche dal 20.3% ottenuto dal candidato indipendente Pawel Kukiz, cantante rock e attivista sociale che ha catalizzato su di se il voto di protesta indirizzato tanto verso il governo nazionale quanto, in generale, verso i grandi partiti polacchi che si alternano al potere. Kukiz, già in campagna elettorale, aveva dichiarato che mai avrebbe sostenuto una figura come Komorowski, che avrebbe soltanto rafforzato il potere di PO; proprio nei confronti degli elettori di Kukiz si è rivolto Duda dichiarandosi “aperto al dialogo” per poter ottenere il loro consenso e vincere in occasione del secondo turno.

Con il 4.4% si è posizionato al quarto posto Janusz Korwin-Mikke, esponente della destra populista e tradizionalista polacca che nelle europee del 2014 raggiunse il 7% dei voti, suscitando clamore per le proprie posizioni nei confronti del ruolo delle donne nella società e nella politica. Korwin -Mikke, a inizio anno, è stato cacciato dal Congresso della Nuova Destra (KNP) poichè avrebbe avuto due figli al di fuori del matrimonio e essendo quindi in forte contrasto con gli ideali del partito. La candidatura di Korwin-Mikke e lo scarso successo del candidato del KNP (Jacek Wilk) arrivato ultimo con lo 0.6% di voti, dimostra come, almeno fino ad ora, la destra populista polacca sia fortemente legata alla figura del leader e non alle idee da lui propugnate.

La candidata Magdalena Ogòrek, proposta dall’Alleanza Democratica della Sinistra, ha ottenuto il 2.4% dei voti, nettamente inferiori a quanto pronosticato dai sondaggi. Nonostante la vasta attenzione, nazionale e internazionale, dedicata a questa candidata, la Ogòrek non è mai riuscita a presentarsi come una valido soggetto politico alternativo ai principali candidati dell’area del centrodestra – destra, anche a causa delle proposte conciliatorie nei confronti della Russia, che tanto hanno scandalizzato i Paesi occidentali e la popolazione polacca, poco incline allo sviluppo di buoni rapporti con Mosca.

Alle ultime posizioni si sono classificati Adam Jarubas (1.6%), candidato del partito popolare polacco, partner della coalizione europeista di centrodestra che governa la Polonia, partito di idee prevalentemente agrarie, Janusz Palikot (1.5%) esponente del centrosinistra moderato, europeista ed anticlericale, lo scrittore Braun (1.1%) euroscettico che ha fatto campagna elettorale anche nelle comunità polacche emigrate in America, Kowlaski (0.8%) esponente di un’alleanza di partiti nazionalisti e di estrema destra e il sopracitato Wilk, candidato del KND.

La bassa affluenza, 49.4% la più bassa mai registrata dalla caduta del comunismo, è un forte sintomo, non solo di una parziale disaffezione nei confronti del sistema politico, ma soprattutto della difficoltà degli elettori nel districarsi tra gli undici candidati tra cui scegliere, molto spesso simili tra loro. Proprio questo dato avrebbe sfavorito il presidente uscente, permettendo a Duda di recuperare alcuni punti percentuali e superare Komorowski.

Le elezioni presidenziali polacche hanno attirato l’attenzione di tutta l’Unione europea, in particolare dopo la nuova vittoria dei Conservatori a Londra, alla ricerca di un segnale da uno degli Stati simbolo dell’integrazione europea, che potrebbe essere decisivo per mostrare la variazione di consensi verso l’Unione così come si presenta al giorno d’oggi. I segnali provenienti da Varsavia, però, non risultano essere dei migliori: oltre la vittoria di Duda del primo turno delle elezioni va ricordato che il 76% della popolazione resta contraria all’adozione dell’euro e che un generale malcontento si sta diffondendo nei confronti di PO, partito che tra il 2007 e il 2010 è riuscito  a ottenere la guida di tutte le principali cariche dello Stato. Sebbene la nomina, lo scorso anno, del primo ministro polacco Tusk come Presidente del Consiglio europeo avrebbe dovuto lanciare un segno di apertura nei confronti dei Paesi del blocco centro-orientale (come fu a suo tempo l’elezione di Buzek a Presidente del Parlamento europeo), questo fatto ha in realtà danneggiato il principale partito europeista del Paese, Piattaforma Civica, la cui nuova leader, Ewa Kopacz, non sarebbe in grado di attrarre lo stesso consenso del suo predecessore.

Sin da adesso, senza bisogno dei dati ufficiali, si prospetta una campagna elettorale molto più accesa di quella portata avanti fino ad ora, caratterizzata dai tentativi di Komorowski di portare al voto tutti i suoi sostenitori che al primo turno non si sono recati alle urne, e dagli approcci conciliatori di Duda verso gli elettori dei tanti candidati minori che si posizionano politicamente, quasi tutti, a destra di PiS e che non sarebbero disposti a una rielezione del presidente uscente, potendo invece votare per il candidato di Legge e Giustizia.

Chi è Nicolò Bondioli

Studia Scienze politiche, studi internazionali e governo delle amministrazioni, curriculum in Politica e Integrazione Europea, presso il dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'Università degli Studi di Padova. Lavora a una tesi sulla tutela delle minoranze etnico-linguistiche in Romania e per questo motivo svolge un Erasmus di un anno a Cluj Napoca, in Transilvania. Parla inglese, spagnolo e francese.

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