LETTONIA: Emigrazione e demografia, la sfida di Riga

Dall’indipendenza ad oggi la Lettonia ha perso un quarto dei suoi abitanti. Negli ultimi 11 anni sono emigrati 250 mila lettoni. Una tendenza che non pare arrestarsi. I lettoni all’estero sono soddisfatti, e non pensano al ritorno

Da RIGA – Dal giorno della seconda indipendenza, nel 1991, la Lettonia ha perso circa il 25% dei suoi abitanti. Questo il dato più rilevante della ricerca commissionata dal VARAM, il ministero dell’ambiente e dello sviluppo regionale.

Ne da notizia il quotidiano Diena, che inoltre rivela che negli ultimi undici anni sono stati circa 250 mila i lettoni che hanno deciso di emigrare dal paese baltico in cerca di migliori condizioni di lavoro.

Proprio il dato dell’emigrazione è il fattore che ha condizionato maggiormente il fenomeno del crollo demografico della Lettonia negli ultimi venti anni. L’emigrazione lettone ha vissuto il suo culmine negli anni della crisi economica del 2008/2009, ma non si è ancora fermata.

Sono pochissime le città lettoni che nel 2013, secondo la ricerca commissionata dal VARAM, hanno visto aumentare i propri abitanti. In particolare si trata di poco più di una decina di città, fra cui Mārupe, Ikšķile, Babīte e Ādaži. Queste cittadine sono al confine con Riga, e sono ormai le mete scelte con maggiore frequenza dai lettoni che lavorano a Riga ma vogliono vivere fuori città, restando comunque vicini alla capitale. Altre cittadine che vedono i loro abitanti crescere, più del 10% nel 2013, sono Carnikava e Mērsrags.

Tutte le altre città lettoni nel 2013 hanno registrato una diminuzione di abitanti, compreso la capitale Riga. Anche Ventspils, la città del Kurzeme, fra le più ricche del paese, ha visto diminuire i propri cittadini.

Anche se i le statistiche delle nascite fanno registrare negli ultimi anni un leggero aumento, gli analisti ritengono che la tendenza alla diminuzione demografica si confermerà anche nei prossimi anni. La Lettonia deve essere pronta ad affrontare dal 2020 in poi un forte aumento del numero degli anziani, rispetto alla popolazione più giovane.

Si pensa che nei prossimi anni la popolazione lettone continuerà a diminuire di circa il 20%, anche nelle città maggiori.

La questione demografica e la riforma dell’istruzione

Il calo demografico e la diminuzione di popolazione giovanile, pone il problema anche delle scuole e del numero degli insegnanti. Anche se il numero degli alunni è fortemente diminuito in questi anni, il numero degli insegnanti, sostiene la ricerca, è rimasto pressoché invariato. Per questo secondo il ministero è necessario procedere ad  una seria riforma dell’istruzione e dell’organizzazione delle sue strutture.

Ma non tutti sono d’accordo. Il deputato di Alleanza Nazionale Jānis Dombrava sostiene ad esempio che non è così semplice ridurre il numero degli insegnanti e il numero delle scuole. Queste misure possono portare gravi danni al sistema dell’istruzione soprattutto nelle zone periferiche e di campagna, nei piccoli centri, costringendo gli alunni a lunghi viaggi per raggiungere la propria scuola. In un paese in cui nei mesi invernali le condizioni delle strade diventano estremamente pericolose, non si può procedere ad una riforma degli istituti scolastici che non tenga conto di questa situazione.

Una ricerca sui lettoni all’estero: solo i due terzi emigrano per lavoro

Sono circa 350 mila i cittadini lettoni che attualmente vivono all’estero. Di questi 200 mila sono emigrati negli ultimi dieci anni. Una ricerca della facoltà di Filosofia e Sociologia della Latvijas Universitāte ha cercato di capire come vivono e cosa pensano del loro futuro i lettoni emigrati all’estero.

La ricercatrice Inese Šūpule in un’intervista rilasciata alla radio lettone ha spiegato i risultati della ricerca, che è stata accolta con grande partecipazione dai lettoni che vivono all’estero, ed è durata diversi mesi, da agosto a ottobre.

Il primo dato rilevante è dato dal fatto che l’emigrazione lettone continua, anche se nello stesso tempo si assistono a fenomeni di ritorno in patria. Ma al contrario di quanto si pensava, non tutti i lettoni che emigrano lo fanno per lavoro, secondo questa ricerca.

I due terzi degli emigranti vanno effettivamente all’estero per cercare un lavoro o migliori condizioni di stipendio. Ma ci sono altre fette di popolazione che decidono di trasferirsi all’estero per altri motivi. Il 15% ad esempio è costituito da giovano che emigrano per studiare, o per fare esperienza. Un altro 17% si sposta per motivi familiari, ad esempio per contrarre un matrimonio con cittadini stranieri.

Secondo la ricerca effettuata dalla Latvijas Universitāte i lettoni all’estero sono generalmente soddisfatti delle loro condizioni di vita; rispetto alla loro precedente situazione in Lettonia, considerano migliori le condizioni di lavoro, l’appartamento in cui vivono, il livello di vita in generale.

Meno soddisfatti invece i lettoni all’estero si dichiarano per quanto riguarda gli aspetti più legati alla vita familiare e ai rapporti sociali. All’estero si fa sentire molto la lontananza con gli altri familiari e con gli amici rimasti in Lettonia.

Ma nel complesso la comunità lettone all’estero è soddisfatta della sua scelta: l’81% è contento del proprio tenore di vita, rispetto a quello precedente in Lettonia. Mentre solo il 3% afferma il contrario, cioè che in Lettonia viveva meglio.

Questo risultato pone seri dubbi sulle possibilità di assistere nei prossimi anni ad un rilevante fenomeno di ritorno dell’emigrazione lettone in patria, cosa che invece il governo sperava accadesse anche attraverso una serie di misure per facilitare il rientro dei lettoni emigrati e il loro reinserimento nella vita sociale e lavorativa.

Secondo i ricercatori universitari sarebbe meglio che la Lettonia si concentrasse nei prossimi anni su misure che contrastino un’ulteriore emigrazione.

Fonti: Diena, Tvnet.lv

Foto: Balticanews

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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