La principessa che amava Mozart e portò il teatro a Bucarest

La Valacchia e la Moldavia sono le due regioni romene che hanno subito l’influenza politica e culturale degli Ottomani più duratura. Rispetto ai grandi centri culturali dell’Occidente quest’area è rimasta isolata e periferica: questo ha impedito lo sviluppo del mondo romeno in parallelo alle altre culture neolatine. All’inizio del Settecento l’amministrazione dei due Principati Danubiani venne affidata a reggenti di origini greche, i Fanarioti (il nome deriva dal quartiere di Fanari a Istanbul) e la presenza di domnitori stranieri significò la diffusione del greco come lingua di comunicazione per oltre un secolo.

L’Illuminismo greco

Anche se tardi rispetto al resto d’Europa, l’Illuminismo arrivò nel mondo ellenico grazie al gran numero di comunità sparse per l’Occidente (molti greci studiavano nelle università italiane) che favorirono la penetrazione delle nuove idee in quest’area periferica d’Europa. Il teatro catturò ben presto l’interesse, in particolare le tragedie di Voltaire e Alfieri, impegnate politicamente e adatte alle nuove esigenze di libertà che si agitavano in quegli anni. Bucarest divenne uno dei centri nevralgici della cultura greca e vi affluirono così, tradotte in greco, le prime opere di letteratura occidentale (Voltaire, Vico, Beccaria, Metastasio) ma anche le prime opere originali di poeti e tragediografi greci come Christopoulos.

Il teatro della Fontana Rossa

Un momento di svolta si ebbe a partire dal 1812, anno in cui divenne domnitor di Valacchia Ioan Caragea (in greco Karadjà). La sua figura non è certo tra le più edificanti: il suo nome viene associato a una rovinosa epidemia di peste che colpì Bucarest e a una poco elegante fuga, nel 1818, con il tesoro di stato, che gli permise di vivere di rendita fino alla morte. Tuttavia, Caragea era anche un uomo dagli interessi notevoli e, si dice, traduttore in proprio delle commedie di Goldoni in greco. La figlia Ralù è una figura affascinante: era dotata di una cultura umanistica europea, amava la musica di Mozart e Beethoven (e all’epoca i pianoforti in zona erano ancora molto pochi) e volle offrire alla nobiltà un teatro all’occidentale, segnando in modo indelebile la vita culturale di Bucarest (descritta allora come una città informe e “orientale” ma destinata a divenire nel giro di un secolo la “Parigi dell’Est”).

Nel 1817 Ralù fece costruire il primo teatro di Bucarest, presso la non più esistente Fontana Rossa (Cismeua Roşie). La domniţă favorì l’arrivo di cantanti per fare eseguire opere di Rossini, spedì a Parigi Costache Aristia, un giovane di origini greche e futuro rivoluzionario, a studiare declamazione, affidò la direzione del teatro a Ienachiţă Văcărescu, uno dei più importanti poeti di lingua romena del momento. Non è rimasto nessun copione scritto per queste rappresentazioni ma sappiamo che vennero recitate tragedie di Alfieri, Voltaire, Monti e di autori greci imitatori di Alfieri (questo è un capitolo di storia letteraria italiana ancora tutto da scrivere); sappiamo, infine, che venne recitata una tragedia di Euripide tradotta in romeno, l’Ecuba, con attori di eccezione come il giovanissimo Heliade Rădulescu, uno dei padri della letteratura romena moderna.

La fondazione della letteratura romena

A Cismeaua Roşie si formarono alcuni dei protagonisti del Quarantotto romeno che furono contemporaneamente rivoluzionari e padri della lingua e della letteratura romena moderna. Con la generazione di Aristia e di Heliade Rădulescu, a partire dal 1830, i costumi europei penetreranno con ancora maggiore decisione e gli intellettuali romeni cercheranno di costruire una coscienza nazionale romena attraverso la letteratura. L’educazione dei propri connazionali alle belles lettres diventerà un dovere politico che avrà anche risvolti pratici: la prima scuola di teatro a Bucarest avrà come direttore Heliade Rădulescu e come insegnante di recitazione Costache Aristia. La Romania è nata anche sui palcoscenici.

Chi è Federico Donatiello

Sono nato a Padova nel 1986, città in cui mi sono laureato in Letteratura medievale. Sono dottore di ricerca sempre a Padova con una tesi di storia della lingua e della letteratura romena. Attualmente sono assegnista di ricerca a Padova e docente di letteratura romena a "Ca' Foscari" a Venezia. Mi occupo anche di traduzioni letterarie e di storia dell'opera italiana.

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