TURCHIA: Tarlabaşı, il quartiere dimenticato di Istanbul tra speculazione edilizia e multiculturalismo

Un quartiere dimenticato dalla città e abbandonato a sé stesso, di cui non esistono mappe e nel quale la municipalità non eroga i servizi che vengono forniti nel resto di Istanbul. Un progetto di riqualificazione mira a demolirlo pezzo per pezzo, ma il progetto di un documentario potrebbe salvarne la memoria e dare una voce ai suoi abitanti.

Un labirinto di vie nelle quali le case sembrano essere nate autonomamente dal cemento, come un bosco fatto di palazzi tirati su uno accanto all’altro, dove le strade si creano uno spazio fra i panni stesi e le impalcature che sorreggono la maggior parte dei fatiscenti edifici. Così appare Tarlabaşı a uno straniero, curioso contrasto rispetto a quella che è la “Istanbul vetrina” che sorge a pochi passi, dove si srotola la rinomata “Istiklal Caddesi” con i suoi negozi, ristoranti, locali, centri culturali e gallerie d’arte internazionali, dove la città sembra non dormire mai e si ha l’impressione di essere nel cuore pulsante della vecchia capitale. A maggior ragione a seguito degli eventi di Gezi Parkı la piazza da cui Istiklal prende forma, Piazza Taksim, può essere considerata una sorta di centro culturale e politico della parte occidentale della città. Centro che però rimane distante, se non a livello geografico a livello emotivo, dal vicino quartiere di Tarlabaşı, come fossero due mondi che si ignorano. E forse è così.

Il progetto di riqualificazione di Tarlabaşı passa attraverso la sua demolizione

Indifferenza alimentata negli ultimi anni dai giganteschi cartelloni pubblicitari che ne nascondono l’ingresso, in cui sono raffigurate le immagini di come gli edifici dovrebbero apparire dopo il progetto di riqualificazione che il comune sta portando avanti, fatto di sfratti, sgomberi e demolizioni. La municipalità ha infatti deciso che il quartiere necessita di una “soluzione complessiva e integrata”, ragion per cui i proprietari degli edifici sono stati privati della possibilità di partecipare ai lavori di ristrutturazione, assegnati nel 2007 con una gara d’appalto alla GAP İnşaat  (Costruzioni GAP), società appartenente al gruppo Çalık Holding, presieduta dal genero dell’ex primo ministro oggi presidente Recep Tayyip Erdoğan.  Da sempre punto di raccolta per le comunità e le classi lavorative più emarginate, questo sobborgo, con la sua ricchezza multietnica e multiculturale, è messo a rischio da un disegno urbanistico (“Tarlabaşı Yenileniyor”, Tarlabaşı si rinnova) che mira a cancellarla per rendere il quartiere più “in linea” con la posizione centrale che riveste, per renderlo accessibile e fruibile agli alberghi di lusso e a un certo standard di turismo. In poche parole un chiaro esempio di gentrificazione. 

Ahmet Gün, residente a Tarlabaşı, rappresenta una delle poche voci di resistenza nei confronti dei piani della municipalità: la sua “Associazione per il sostegno ai proprietari e agli affittuari di Tarlabaşı” tenta di fornire aiuto e assistenza agli abitanti del quartiere, ma purtroppo è molto difficile preservare i diritti di questa parte di popolazione che nella maggior parte dei casi risulta essere priva delle risorse necessarie per difendersi dagli sfratti e assumere un avvocato.

Un quartiere dimenticato dalla città

Qui, in questo quartiere risalente al 16esimo secolo, hanno da sempre trovato rifugio le frange più povere della società: le minoranze come curdi, armeni, circassi, e ad oggi rifugiati siriani, migranti in cerca di lavoro dall’Est e dall’Africa, hanno dato vita a delle reti sociali autonome, nel tentativo di sopperire alla mancanza di servizi che il comune riserva a questa zona. Esempio di questa vitalità associativa è “Mutfak” (“Cucina”), uno spazio che ho avuto l’occasione di frequentare personalmente lo scorso maggio: in una stanza situata al piano terra di un edificio a pochi metri dall’ingresso del quartiere, adulti e ragazzi si incontrano periodicamente durante la settimana per fornire gratuitamente dei servizi alla comunità. Qui si cucina insieme, recuperando gli alimenti dai vicini mercati a un prezzo stracciato, e non solo. Vengono forniti corsi di lingua inglese e turca, particolarmente importanti soprattutto da quando dalla vicina Siria i rifugiati hanno cominciato ad affluire in città, e si crea un ambiente protetto dove i bambini possono socializzare e imparare a rispettare ed apprezzare la multiculturalità nella quale sono immersi, pur non parlando la stessa lingua.

 “Tarlabaşı ve Ben”, ritratto di un mondo che rischia di scomparire

Tarlabaşı ve Ben” (Tarlabaşı ed io) vuole essere un esperimento cinematografico di Marianna Francese e Jaad Gaillet, due ragazzi che hanno vissuto nel quartiere nel 2011 come studenti. Rappresenta il tentativo di documentare, prima che venga distrutta, una delle zone più importanti per la città da un punto di vista sociale e culturale, specchio della pluralità di anime che contribuiscono alla vitalità e alla multietnicità della società turca.

Il perno attorno al quale ruota il concept del film è la figura di Mustafa di Adana, uomo che ha affascinato a tal punto i ragazzi che, come si legge nella pagina di presentazione del loro progetto, è grazie a lui che la loro idea di girare un film ambientato a Tarlabaşı ha preso forma. Per Mustafa, “Tarlabaşı è un posto nel quale nascondersi”, che permette ai suoi abitanti di condurre uno stile di vita impensabile negli altri quartieri. Come un mondo a se stante, con le sue regole e i suoi traffici (leciti e illeciti), è un luogo in cui è possibile iniziare una nuova vita, dove nessuno fa domande e dove è possibile reinventarsi anche nei confronti del proprio passato.

Il progetto “Tarlabaşı ve Ben” è per adesso questo, un progetto. E c’è bisogno di un finanziamento per far si che si concretizzi e possa essere iscritto a dei concorsi per la promozione e distribuzione del cinema indipendente. I due ragazzi che lo stanno portando avanti hanno aperto una pagina su Indiegogo, un sito internazionale di crowd-funding, tramite il quale è possibile contribuire con varie modalità alla realizzazione del documentario. La campagna, iniziata il 15 settembre, chiuderà ufficialmente il prossimo 14 novembre e per adesso si è ben lontani dal raggiungimento dell’obiettivo (la metà del costo totale di produzione e post-produzione, 25000 euro).
Adesso siete ufficialmente invitati a guardare il trailer e a partecipare, anche solo facendo girare la notizia.

Buona visione!

 Tarlabaşı ve Ben, Trailer Italiano

Chi è Chiara Bastreghi

Laureata presso l'Università degli Studi di Torino nel corso Global Studies con indirizzo Medio Oriente (Facoltà di Scienze Politiche) con una tesi sulla questione identitaria turca, dal titolo "Kemalism and Neo-Ottomanism, a comparison: the two ideologies in light of the Syrian Civil War". Nata a Siena il 27 marzo 1987.

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