BALTICO: La Germania resta contraria a nuove basi militari NATO

La cancelliera tedesca Angela Merkel è stata lunedì 18 agosto a Riga per una visita ufficiale in Lettonia, dove ha incontrato il presidente lettone Andris Bērziņš e la premier Laimdota Straujuma. Al centro dei colloqui la situazione in Ucraina e il tema della difesa dei confini orientali della UE.

La visita della Merkel era stata anticipata da una lettera aperta di intellettuali ed esponenti del mondo culturale lettone, che chiedevano alla Germania di togliere il veto alla costituzione di una base militare Nato nei paesi baltici, richiesta a cui finora la Merkel si era opposta.

La cancelliera tedesca non ha cambiato idea in proposito. Il no tedesco alla nascita di una base militare Nato nei baltici resta, ma nella conferenza stampa di chiusura dei colloqui tedesco-lettoni, la Merkel ha assicurato che la Germania è particolarmente attenta alla difesa militare dei paesi baltici, ed ha detto di essere favorevole al rafforzamento delle misure di difesa della Nato nella regione, che siano in grado di rispondere con tempismo ad ogni tentativo di aggressione.

La Merkel ha anche sottolineato che l’articolo 5 del Patto atlantico, che prevede l’intervento militare in caso di aggressione nei confronti di un paese membro, non è fatto di parole ma costituisce un impegno preciso e indiscutibile, che deve essere sostenuto da misure concrete sul piano della preparazione militare.

“Capisco che i cittadini lettoni e quelli degli altri paesi baltici siano preoccupati per la loro sicurezza in relazione alla crisi internazionale in Ucraina. Per questo abbiamo bisogno di predisporre tutte le misure necessarie perché si possa rispondere e reagire velocemente ad ogni tentativo di aggressione” ha affermato la Merkel nella conferenza stampa di Riga.

La Merkel ha anche rivelato di aver letto la lettera degli intellettuali lettoni e si è detta favorevole ad un maggiore impegno della Nato nella regione, ma ha sottolineato la necessità che le forze Nato siano distribuite sull’intero versante orientale. Per quanto riguarda i paesi baltici, la Germania sostiene la necessità di un aumento della formazione e delle esercitazioni militari nella zona e il rafforzamento delle infrastrutture della Nato, pur senza una presenza militare fissa.

Durante la visita della Merkel non si è comunque parlato solo di difesa militare, ma anche di economia. La cancelliera tedesca, che ha partecipato anche ad un forum d’affari lettone-tedesco, ha fra l’altro affermato che la Lettonia è un esempio da seguire per come ha saputo affrontare ed uscire dalla grave crisi economico-finanziaria degli anni 2008 / 2009, e diventare un paese virtuoso dal punto di vista finanziario e da tre anni il paese europeo con la crescita economica più alta di tutta l’Europa.

Una lettera aperta degli intellettuali lettoni ad Angela Merkel: basi Nato nei Baltici ed Europa dell’est

Una lettera aperta ad Angela Merkel per sostenere la creazione di nuove basi Nato nei paesi baltici e nell’Europa orientale: l’hanno firmata molti esponenti del mondo culturale lettone, fra cui la scrittrice Nora Ikstena, le poetesse Liana Langa e Māra Zālīte, il compositore Pēteris Vasks.

La lettera ricorda alla cancelliera tedesca, a Riga in visita ufficiale il prossimo 18 agosto, che quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla firma del patto Molotov-Ribbentrop, che segnò il destino di cinquant’anni di dittatura sovietica per i paesi baltici e dell’Europa orientale, e sottolinea che la stessa Merkel ha recentemente affermato che nessuna nuova generazione europea dovrà soffrire conseguenze simili.

La Merkel di recente si è opposta alla creazione di nuove basi Nato nell’Europa orientale e l’apertura della lettera degli intellettuali lettoni tocca proprio questo argomento: “Lei, signora Merkel, a nome della Germania, stato membro dell’Unione Europea, ha detto “no” alle basi militari Nato in Europa dell’est. La sua decisione e comportamento ha creato incomprensione ed la sensazione di essere sotto minaccia, oltre che provocare dubbi riguardo alla capacità e volontà della Germania di esprimere solidarietà ai paesi baltici.”

Non manca nella lettera il ricordo delle nefaste conseguenze del patto Molotov-Ribbentrop e della successiva occupazione sovietica, nella storia dei paesi baltici e dell’est europeo.

“Il risultato dell’aggressione dell’Urss è stato sofferto da molte generazioni durante la Guerra Fredda nell’Europa centrale ed orientale. Il regime ha cambiato irrimediabilmente e in maniero forzata i destini dei popoli e gli effetti inumani e l’estensione di questo trauma non si può misurare solo coi numeri. In Europa centrale ed orientale, e nei paesi baltici, lo sviluppo della democrazia è stato ritardato di mezzo secolo, mentre milioni di persone sono state obbligate a vivere nella paura per la propria vita e in un’atmosfera di terrore psicologico”.

Nella lettera si ricorda come la stessa cancelliera tedesca abbia vissuto nella sua giovinezza sotto questo regime totalitario: “Lei, signora Merkel, che ha vissuto nella Repubblica Democratica tedesca, sotto il regime totalitario sovietico e la repressione della Stasi, che ha assistito al crollo del muro di Berlino e i dolorosi problemi che hanno dovuto superare i tedeschi all’inizio degli anni novanta nella Germania nuovamente riunita, è certo ben consapevole. Così come è consapevole del ruolo tedesco nella storia della regione baltica”.

Gli intellettuali lettoni, manifestando la loro preoccupazione per quanto sta avvenendo in Ucraina, sottolineano anche che la “moralità, specie la moralità politica, non si traduce in termini di influenza del denaro, e le questioni finanziarie non possono assumere un’importanza maggiore della sicurezza dei paesi europei”, e che “riscrivere la storia e i confini non è accettabile, né in Crimea, né in Ucraina, né in Europa”.

La lettera è stata firmata da molti intellettuali e personalità della cultura lettone, la scrittrice Nora Ikstena, le poetesse Liāna Langa e Māra Zālīte, il compositore Pēteris Vasks, la regista Dzintra Geka, la sociologa Dagmāra Beitnere, gli storci Ritvars JansonsMārtiņš Mintaurs e Rudīte Kalpiņa, la scrittrice Gundega Repše, i poeti Jānis Rokpelnis e Edvīns Raups, gli scrittori Osvalds Zebris, Māris Bērziņš e altri.

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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15 commenti

  1. Se poeti, scrittori e registi si preoccupano della creazione di basi NATO nei loro paesi.. Beh, allora hanno veramente poco spessore intellettuale.

    • Perché avrebbero poco spessore intellettuale se si occupano della difesa nazionale?

    • Per la solita vecchia storia: come al tempo del patto Molotov-Ribbentrop, se gli “intellettuali”, meglio se “organici” nella vulgata gramsciana, si strappano le vesti a comando del minculpop moscovita o berlinese, allora sono persone “sensibili e orripilate dalla insensata violenza ecc…., se no “hanno veramente poco spessore intellettuale” !
      Piuttosto le mosse della Merkel sono segni di una politica tedesca esteuropea autonoma (rispetto agli USA e UE) o il tentativo di mantenere una relazione “speciale” con la Russia di Putin?

  2. Emilio Bonaiti

    A mio giudizio, Marco Siddi non ha conoscenza della memoria storica dei popoli baltici.

  3. Beh direi che le basi NATO nelle repubbliche baltiche sono l’ultimo punto per chiudere il manuale di Gene Sharp, le rivoluzioni non violente, come si abbattono i regimi.
    La strage successe in Lituania ma nella memoria storica si è persa come anche la verità.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/10/ucraina-come-si-fa-un-golpe-moderno/907785/

    • Ha perfettamente ragione: ormai dalla memoria storica sono state cancellate troppe stragi….e non solo in Lettonia.
      La “verità” in bocca a qualcuno è come quella signora che largisce la sua virtù con molta larghezza.

  4. Questi “intellettuali” sono quasi tutti organici a ONG e cricche varie finanziate dagli USA. La maggior parte di loro sotto l’URSS non ha mai vissuto, erano quasi tutti emigrati negli Stati Uniti e sono stati rispediti in patria sotto l’egida dello zio sam, per evangelizzare le genti alla nuova religione del pensiero unico.

    • Vlad leggi il manuale di Gene Sharp e saprai come finanziano intellettuali, scienziati docenti etc.

    • Da quello che capisco, solo chi ha avuto la “straordinaria avventura” di aver vissuto sotto l’URSS ha capito qualcosa del mondo e della storia?
      E gli “sfortunati” che non hanno goduto di tanta fortuna, cosa dovrebbero fare? Smettere di pensare e affidarsi ad ottuagenari che magari hanno conosciuto anche il “paradiso staliniano”? Rincitrullirsi ai convegni dei nostalgici di “falce e martello”?

  5. Emilio Bonaiti

    La memoria corre a Pastenak, Babel, Esenin, Siniavsky, Salamov, Solzenitsyin. Questi intellettuali tanti anni fa furono accusati di essere alsoldo di potenze straniere. Ma il mondo non cambia mai?

  6. La lisca nella gola di certe persone è sempre solo la stessa: questi signori NON ammettano che baltici (o ucraini o moldavi o georgiani o polacchi) abbiano il diritto di farsi gli affari propri e NON abbiano nessuna intenzione di sentir parlare di Russia o mondo russo o qualsiasi altra cosa in cui ci sia dentro “russo” !!!
    Sono altresì convinti che SOLO i russi possano decidere chi è buono o cattivo e quali siano gli amici “giusti” e quali no.
    Quindi non è questione di pensiero unico (da che pulpito viene la predica!) semplicemente incapacità di ammettere che “qualcuno” non la pensi come dice Putin.

    • Le ricordo che georgiani e ucraini hanno dato due emeriti presiedenti-dittatori dell’Urss Stalin e Nikita Krusciov, quindi che non vogliano sentir parlare di URSS e Russia ci può anche stare…..

  7. Verissimo ogni popolo a diritto di scegliere con chi stare e di non voler sentire parlare di Russia, sempre che non sia qualche altro a suggerigli cosa fare e con chi stare, cosa che succede regolarmente.
    Per adesso nel mondo chi dice che i buoni sono loro e i cattivi gli altri sono solo gli americani.
    Non si parli quindi di libertà di popolo libero perché se passare dalla unione sovietica alla UE dal rublo all’euro dal patto di Varsavia alla NATO non mi sembra che diventino liberi chiamo semplicemente padrone.
    Liberissimo di farlo l’importante esserne coscienti e dirlo.

    • Ritorniamo alla lisca di traverso: uno non può pensare di non volere la Russia, se non ci sono i cattivi americani che gli suggeriscono l’eresia.
      Proprio non si riesce ad ammettere che per autonoma scelta qualcuno non voglia sentire parlare di Russia: o è ubriaco o è pagato.
      Oppure, il padrone russo è buono, quello americano naturalmente no. “Liberissimo di farlo l’importante esserne coscienti e dirlo”.