Comunisti di tutte le russie unitevi. A "Zimmerwald 2014" si incontrano la sinistra russa, ucraina e bielorussa

Il 7 e l’8 giugno si sono incontrati a Minsk attivisti della sinistra ucraina, russa e bielorussa per discutere sull’attuale crisi ucraina e elaborare una dichiarazione congiunta che avesse al centro la richiesta di una soluzione pacifica al conflitto. L’evento è stato ribattezzato, con un certo grado di ambizione, “Zimmerwald 2014: Fermare la guerra in Ucraina!”; il riferimento è alla Conferenza di Zimmerwald del 1914, in cui i partiti socialisti di tutta Europa si incontrarono per trovare una posizione comune sulla prima guerra mondiale.

L’incontro si è rivelato una novità perché ha coinvolto esponenti di diversa tradizione politica e origine, che non avevano precedentemente cooperato tra loro, e perché non ha riguardato né il Partito Comunista della Federazione Russa né il Partito Comunista Ucraino. Il primo, come è già stato analizzato, è infatti molto lontano da numerose tematiche di sinistra e ha un legame privilegiato con Putin, di cui condivide sostanzialmente la politica estera. Il secondo presenta caratteristiche molto simili al suo omologo russo, e questo spiega la loro assenza.

Inoltre nei giorni successivi all’incontro si è aperto un modesto ma stimolante dibattito all’interno della sinistra, in Ucraina e nei paesi limitrofi, in cui sono emerse le potenzialità e i limiti di Zimmerwald 2014, coinvolgendo anche gruppi che non avevano partecipato all’appello.

All’incontro erano presenti singoli intellettuali marxisti, membri di riviste di sinistra, attivisti del Movimento Socialista Russo (trotskisti) e membri del gruppo ucraino Borotba. La dichiarazione adottata è reticente su molti punti, ad esempio quando parla della “vittoria dei nazionalisti e dei neoliberali di Euromaidan”, chiudendo quindi frettolosamente la discussione su un movimento complesso e contradditorio, senza ricordare il precedente regime corrotto di Janukovyč, anch’esso “nazionalista” e “neoliberale” (per un resoconto di cos’è stato davvero la protesta di Maidan si veda questo articolo). Ha però il merito di condannare in egual misura l’ingerenza europea/americana e quella russa, rifiutandole entrambe. E’ un punto inaspettato, se si pensa all’apologia per la politica estera russa che di tanto in tanto riappare a sinistra, in Italia come in Europa orientale.

Quello che appare è che si tratti però di un “fragile compromesso”, dovuto sostanzialmente dalla presenza tra i firmatari di Borotba, un’organizzazione politica ucraina che ha avuto una certa visibilità negli ultimi mesi, dato che i suoi nuclei più attivi erano presenti proprio nelle zone orientali dove oggi sono più forti gli scontri. Borotba è però una organizzazione dogmatica, vicina al Partito Comunista Ucraino, che sostiene attivamente le Repubbliche autonome filorusse di Donetsk e Lugansk (egemonizzate dall’estrema destra) e che ha alle sue spalle varie aggressioni verbali e fisiche contro gli oppositori.

Non è chiaro quindi se l’unità trovata a Minsk riuscirà ad avere una continuità e a portare avanti gli obiettivi dichiarati nell’appello, come la creazione di un Soccorso Rosso internazionale per aiutare gli attivisti di sinistra ucraini colpiti dalla repressione e gli obiettori al servizio militare.

L’Opposizione di Sinistra, una organizzazione ucraina della sinistra alternativa che non aveva partecipato all’incontro, ha successivamente dato la sua adesione all’appello, in nome di una necessaria unità per la nascita di un vasto movimento contro la guerra. Ma ha anche messo in luce la principale criticità dell’appello: l’assenza di una posizione di chiara distanza dal separatismo filorusso, che è oggi egemonizzato dall’estrema destra russofona.

Tra i dirigenti delle autoproclamate “Repubblica Popolare di Donetsk” (RPD) e “Repubblica Popolare di Lugansk” (RPL) vi è la presenza di una notevole quantità di nazionalisti radicali russi e di soggetti apertamente nazisti. Tra le altre cose, nella dirigenza di queste autoproclamate nuove formazioni vediamo molti cittadini della Federazione Russa che fino a poco tempo fa erano membri di organizzazioni neonaziste.” (qui il testo)

La sinistra post-sovietica stenta quindi ancora una volta ad abbandonare coerentemente quel riflesso di fratellanza con Mosca a prescindere, anche dove, come nel caso ucraino, la Russia si trovi su posizioni che con la sinistra non hanno nulla a che fare, in cerca semplicemente di riconquistare il ruolo di potenza egemone nella regione.

Allo stesso tempo, però, l’appello ha riaperto una positiva discussione che ha riportato all’ordine del giorno il problema del rapporto con la Russia. Inoltre ha avviato una dialogo e una collaborazione tra gruppi di sinistra di diversi paesi, condizione indispensabile perché le forze di sinistra possa avere un ruolo influente nel conflitto ucraino, oggi egemonizzato dalla destra, tanto tra le milizie a sostegno del governo di Kiev quanto tra i separatisti orientali.

@JacopoCustodi

Chi è Jacopo Custodi

Studente magistrale di Relazioni Internazionali, scrivo per East Journal e faccio parte della redazione del blog di Aldo Giannuli. Mi sono laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia con una tesi sulla sinistra nelle società post-comuniste. Sono stato direttore della rivista pavese Kronstadt.

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3 commenti

  1. Insomma: il Majdan è ‘un movimento complesso e contradditorio’ e comunque bisogna considerare ‘il precedente regime corrotto di Janukovyč’.
    Invece le proteste ad Est sono composte in modo uniforme da nazionalisti russi, e non bisogna assolutamente considerare il fatto che il governo ucraino sta bombardando le città dell’Est e quindi fomentando il separatismo.

    Se permettete, per quanto il nazionalismo sia un cancro da estirpare, mi sembra che venire bombardati sia un attenuante un po’ piú forte della ‘corruzione’, che esiste in tutti i Paesi del mondo. Non capisco come si faccia ad ignorare tutto ciò.
    Borot’ba ha una posizione assolutamente ragionevole, semmai sono gli altri gruppi che hanno illusione sui cosiddetti valori democratici europei. La democrazia in Europa è un valore solo finché non va contro gl’interessi dei potenti, qualora questo avvenga cominciano la repressione sistematica, con denunce, perquisizioni arbitrarie, abuso di potere, pestaggi… Che la situazione sia migliore rispetto a quella ucraina non lo metto in dubbio, ma non è un’area di libero scambio a cambiare le cose, l’area di libero scambio si limiterà a distruggere l’industria ucraina, che è meno efficiente di quella russa, e figuriamoci di quella europea.

  2. Jacopo Custodi

    Borotba accusa espressamente la Russia di non essere una potenza antimperialista perchè non ha invaso militarmente tutta l’Ucraina orientale. Insomma, tanto ragionevole non è. Poi anche io penso che siano interlocutori necessari, ma stiamo attenti ai valori che predicano.. non è che se non sono più quelli “europei” allora sono necessariamente meglio.

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