POLONIA: L'ingresso nell'eurozona è una questione politica

La Polonia è uno dei più giovani stati membri dell’Unione Europea che continua a dilatare i tempi sul proprio ingresso nella zona euro. Il popolo polacco, più che il loro governo, come risulta da recenti sondaggi, appare molto preoccupato dall’idea, nonostante l’esperienza molto positiva della vicina Estonia, dove l’economia ha accelerato il passo proprio a seguito dell’adesione alla moneta comune nel 2011 e il più recente cammino intrapreso dall’ultima repubblica baltica, la Lituania, verso la valuta europea.

Questa nazione dell’Europa centrale è stato l’unico in Europa con una crescita del PIL nell’annus terribilis 2009, nel bel mezzo della profonda recessione in Europa, in seguito alla bolla dei sub-prime del 2008 negli USA.

Eurofobici ed euro-ottimisti

Se da una parte le statistiche riportano chiaro disappunto da parte della popolazione locale su un eventuale sostituzione della valuta corrente, in vigore dal 1924, dall’altra i ranghi istituzionali rincarano massicciamente la dose di euro-ottimismo

Il presidente Bronislaw Komorowski, il primo ministro Donald Tusk; il ministro delle Finanze Mateusz Szczurek e il Governatore della Banca Nazionale di Polonia Marek Belka hanno espresso una linea comune riguardo la prioritaria questione sull’acquisizione della valuta unica, fissando trattative per il 2015, in seguito alle tornate elettorali parlamentari,

L’adesione all’eurozona permetterebbe alla Polonia di fare un ulteriore passo in seno all’Unione, scrollandosi di dosso decenni di insegne di dominazione sovietica. La Polonia e altri paesi dell’Europa dell’Est si sono impegnati ad adottare l’euro al momento dell’adesione all’UE, anche se nessuna data di scadenza è stata formalmente fissata.

Gli analisti ed economisti polacchi dichiarano che il paese già è in grado di soddisfare i criteri tecnici per l’adesione (criteri di Maastricht), e che i requisiti del deficit di bilancio e il tasso di cambio sono comodamente alla sua portata.

Ostacoli politici

L’adozione dell’euro richiederebbe un cambiamento della Costituzione della Polonia attraverso maggioranza qualificata dei due terzi in parlamento, cosa che chiaramente non lascia prospettare una scorrevole manovra da parte delle compagini politiche favorevoli all’abbandono dello zloty e alla sostituzione con la moneta unica.

Per ottenere una tale maggioranza, il partito del primo ministro ha bisogno di voti del partito d’opposizione Diritto e Giustizia (PiS), che è in gran parte contro l’adozione dell’euro ed euroscettico in generale. La parte euroscettica del parlamento si dichiara favorevole ad un sostegno solo se l’ipotesi dell’entrata nell’eurozona venga sottoposta a referendum.

Per la Polonia la questione si riduce a una paralisi politica. Qualora il partito di Tusk vincerà le prossime elezioni con una schiacciante affermazione, la maggioranza dei due terzi garantirebbe il progetto delle istituzioni pro-euro. La questione è semplice: nel 2015 si terranno le elezioni parlamentari, la gente andrà alle urne e deciderà se il parlamento includerà una maggioranza in grado di apportare le modifiche costituzionali e portare la Polonia nella zona euro oppure negare l’ingresso alla stessa.

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