NAGORNO KARABAKH: Prove di autosufficienza

“Sicurezza alimentare e indipendenza energetica” questi gli obiettivi da raggiungere nel 2011 secondo il premier del Nagorno-Karabakh, Ara Harutiunian, che ha presentato il piano di bilancio annuale approvato dal parlamento, il quale prevede un incremento dell’8% della spesa pubblica. L’innalzamento della spesa andrà di pari passo con l’aumento delle sovvenzioni da parte dell’Armenia, “madre” legittima di questo pezzo di terra conteso per anni con il vicino Azerbaijan. Il piano prevede inoltre l’utilizzo di fondi per l’assistenza sanitaria e per la costruzione di 100 alloggi da destinare ai familiari delle vittime della guerra azero-armena del triennio 1991-1994. Infine l’autonomia energetica: “Dal 2012 il Nagorno-Karabakh diventerà autosufficiente e sarà in grado di esportare energia elettrica”.

IL NEGOZIATO AZERO-ARMENO Svaniscono le speranze di una soluzione a breve della crisi in Karabakh. Durante il summit OSCE di Astana, tenutosi nei primi giorni di dicembre, i leader di Armenia e Azerbaijan hanno rilasciato un timido comunicato congiunto dichiarandosi favorevoli ad una soluzione del conflitto sulla base del diritto internazionale. Peccato che nelle ore successive siano ricominciate le accuse incrociate, col presidente azero Aliyev che ha accusato l’Armenia di “crimini di guerra e genocidio nei confronti della popolazione azera del Nagorno-Karabakh durante la guerra del 1991-‘94”. Il presidente armeno Sargsyan, dal canto suo, ha ribattuto sottolineando che l’unico obiettivo dell’Azerbaijan è quello di “infliggere il maggior danno possibile all’Armenia” alludendo anche ad un possibile intervento militare azero nella piccola repubblica, al quale farebbe seguito un intervento armeno per garantire la sicurezza della popolazione residente. Il Nagorno-Karabakh, autoproclamatasi nel 1992, non è ancora riconosciuto a livello internazionale pur possedendo un impianto che assomiglia in tutto e per tutto ad un vero e proprio stato: governo, parlamento ed esercito. Nella capitale Stepanakert c’è un’università e in parecchi paesi (Usa, Francia, Libano etc.) il Nagorno-Karabakh ha una rappresentanza semi-ufficiale.

STORIA RECENTE La storia recente del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero, comincia nel 1988. Nel febbraio di quell’anno il consiglio regionale approva la risoluzione che trasferisce la sovranità sul territorio dall’Azerbaigian all’Armenia. A Yerevan, capitale armena, cominciano le manifestazioni in appoggio a quella scelta, ma a Sumgait, città a 30 km da Baku in Azerbaigian, cominciano tre giorni di anarchia. Tiziano Terzani ricorda: “Quando l’esercito sovietico si decise ad intervenire più di 300 armeni erano stati uccisi a bastonate, buttati giù dalle finestre, fatti a pezzi con asce o accoltellati a freddo per strada da bande scatenate di giovani azerbaigiani”. Il pogrom scatena una serie di migrazioni incrociate che dureranno parecchi anni ed è il preludio a quella che tre anni dopo sarà una guerra sanguinosa che si concluderà solo nel 1994.

Da allora Armenia e Azerbaijan non riescono a trovare un punto d’accordo che chiuda definitivamente una storia che affonda le radici nell’epoca staliniana, quando il dittatore georgiano annesse la regione a maggioranza armena, quindi cristiana, del Nagorno Karabakh al musulmano Azerbaijan. Baku dovrebbe fare un passo indietro e comprendere che la cessione di quel territorio, che appartiene storicamente all’Armenia, non è uno schiaffo alla sovranità azera ma un atto di giustizia.

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