STAN-Project: Erbil, il miraggio curdo

Sono pochi i tipi di automobili ad invadere le strade di Erbil, Kurdistan iracheno: Mitsubishi, Nissan, Kia e qualche altro –raro- modello di lusso. Il colore più venduto: sabbia, come il paesaggio intorno; il petrolio più diffuso: il curdo, quello prodotto in zona. Un continuo via vai di automobili, grazie al prezzo conveniente del petrolio, scandisce le ore ed alza la polvere, mentre gli autobus tra gli ampi boulevard con segnaletica made in Italy sembrano essere assenti. Sin da subito ci si accorge di aver trovato il sangue del pianeta, dove se a settanta chilometri di distanza esplodono le bombe, sul posto possono essere ammirati, tra fontane illuminate a giorno e business man nei sedili posteriori dei taxi, gli investimenti americani, giapponesi e dell’area del Golfo.

Erbil, capoluogo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, è la zona più sicura dell’Iraq, attrattiva internazionale per gli investitori esteri e centro petrolifero di rilevanza mondiale (il solo Iraq detiene il 7% del greggio esistente). Grazie al tasso di sviluppo in costante crescita (dell’8,2% al 2013) la zona è divenuta appannaggio di molti curdi e sogno di un futuro stato curdo –il Kurdi-stan, l’agognata terra dei curdi- che col petrolio, aumentando il proprio potere contrattuale sui mercati internazionali e scavalcando de facto il potere centrale, ha qualche probabilità di iniziare ad esistere in un futuro neanche troppo lontano.

I recenti incontri col premier turco Erdogan, il maggiore partner commerciale dei curdi iracheni, dovrebbero dare una speranza al popolo curdo intero. Ma gli sforzi di Erdogan sono guidati da ragioni puramente economiche e dal desiderio di placare le rivendicazioni dei curdi di Turchia,  da sempre spina nel fianco del neo-rieletto presidente.

Vivo nel Regno Unito da 18 anni, ma sono tornato nel mio paese per fiutare com’è la situazione, è questo il momento ideale per investire” riferisce un uomo al Luna Park. E in effetti, la recente opulenza colpisce l’occhio con centri commerciali, centri per famiglie, Luna park, ristoranti, hotel a cinque stelle e cinema a 9D che la rendono un cantiere a cielo aperto in continua evoluzione.

Solo il progetto “downtown Erbil”, guidato dalla Emaar Properties, la più grande real estate degli  Emirati Arabi Uniti, prevede la costruzione di 540.000 mq in appartamenti residenziali, hotel e centri commerciali.  Per via della crescita smisurata dell’ultimo decennio, Erbil ha preso il soprannome di “Dubai irachena” ma a differenza di Dubai, essa è depositaria del il più antico insediamento urbano mai disabitato dal XXIII sec. a.C.

La sua storia conta infatti numerose dominazioni e fusioni: da capitale dell’Assiria sotto Ciro il Grande a centro della sconfitta di Dario III per mano di Alessandro Magno, da centro della spiritualità cristiano-siriaca nel I secolo d.C., a parte del vilayet di Mossul nei 500 anni di dominazione ottomana.

Protagonista dei commerci odierni e passati -con la via della seta- Erbil è stata anche una sosta obbligata per i mercanti che viaggiavano tra Mossul e Baghdad, ospitando nella sua Cittadella le transazioni che avvenivano in città. Da questa zona, posta in alto rispetto alla città, sono stati recentemente sfrattati i cittadini per dare avvio ai lavori di restauro con operai e muratori all’opera che salutano entusiasti,  partecipi della rinascita locale.

Accanto allo stupefacente dinamismo con cui  si costruisce e si consumano pasti frugali nei centri commerciali, non mancano gli occhi nascosti delle forze dell’ordine. Entrando in Iraq si passano almeno sei check-point delle guardie regionali curde (noti come Peshmerga), in moschea gli Imam vengono presto informati dell’arrivo di visitatori stranieri, così come nella chiesa Assiro- cristiana (Caldese) vengono svolte vere e proprie perquisizioni professionali ai visitatori meno assidui. La scrupolosità è d’obbligo in un paese dove nelle regioni vicine piovono granate a tiro costante e solo qualche giorno  fa Al- Jazeera ha riportato la notizia di un attacco in una moschea sciita di Baghdad.

Fino a qualche anno fa lavoravo a Baghdad come autista di diplomatici americani. Ora sono tornato ad Erbil e riesco a mettere su abbastanza soldi anche da qui” afferma un autista, mentre si divincola nel traffico cittadino. In questa regione, dove la ricchezza sembra essere generalizzata, le famiglie borghesi vengono dall’area in conflitto per un weekend di calma, prima di ricominciare il solito tran-tran di guerra. “Ho portato mio figlio sulle montagne qui intorno. Ha visto per la prima volta la neve!” ci riferisce un padre. Qualche giorno in un resort a 5 stelle o in una delle piccole villette costruite intorno al Luna Park sono la scelta ideale per una famiglia della classe media in cerca di una pausa prima di ritornare in guerra. “E’ tempo di andare, il tempo è un killer!”ci saluta l’uomo, coi bambini al seguito.

Infine, un’ultima opzione è possibile ad Erbil, nonostante l’egemonia islamico-sunnita in città: l’alcool non è un’eresia. Nel quartiere di Einkawa, dove vivono  a maggioranza i cristiani fuggiti da Baghdad dal 2003, in diversi pubs frequentati per lo più da anglo-americani –lavoratori nel comparto petrolifero- si parla un perfetto inglese, si bevono litri di birra e di fronte agli schermi televisivi si fa il tifo per le squadre inglesi. Manchester United o Chelsea, poco importa. L’importante è credere di vivere nella normalità, anche se la zona è circondata da posti di blocco con guardie armate e ad appena settanta chilometri infuria la guerra.

http://mariotrave.viewbook.com/      http://giovannalarcinese.wordpress.com/    http://stanproject.tumblr.com/

 

Chi è Giovanna Larcinese

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