La crisi è colpa dell’euro. Adesso non sorprenda l’ascesa dell’ultradestra

Die Strahlen der Sonne
Vertreiben die Nacht.
Zernichtet der Heuchler
Erschlichende Macht.

Die Zauberflöte

Fin dall’arrivo della cosiddetta “crisi” in Europa nel 2009, la vulgata comune – alimentata da presunti esperti e amplificata dai media internazionali – ha evidenziato nei paesi più in difficoltà un problema di debito pubblico. Come questa lettura dell’attualità fosse una menzogna fu evidenziato con coraggio e perizia dalla divulgazione di personalità  indipendenti come Alberto Bagnai, che dall’agosto 2011 porta avanti una battaglia intellettuale a tutto campo contro la disinformazione colpevole, i suoi mandanti politici e le sue conseguenze sociali.

Invito i lettori di buona volontà a procurarsi il libro “Il tramonto dell’euro” (ed. Imprimatur, 2012) ed a consultare il blog di Bagnai per comprendere a partire dai dati economici oggettivi la dimensione reale della crisi europea e finalmente ragionare in modo consapevole sulle soluzioni da adottare.

Dati di fatto contro luoghi comuni

Le origini della crisi europea hanno radici profonde e intrinsecamente legate alla creazione di un’unione monetaria in Europa, che lega Paesi dalle economie strutturalmente molto diverse in una costruzione artificiale ed insostenibile. Gli eventi previsti dalla teoria economica, noti come “ciclo di Frenkel”, si sono svolti con precisione da manuale. La liberalizzazione dei flussi di capitali nell’area euro ha generato una bolla creditizia nei paesi periferici, che all’arrivo dello shock della crisi dei subprime del 2008 è scoppiata, con il conseguente fallimento delle banche private per via delle sofferenze dei prestiti ed del crollo del mercato immobiliare.

Il bail-out delle banche greche e spagnole da parte dei rispettivi governi ha poi trasformato un debito privato in debito pubblico, facendo esplodere i rapporti debito-PIL di questi Paesi e, indirettamente, degli altri Paesi chiamati di conseguenza a contribuire a fondi “salva stati” (EFSF, ESM).

La crisi del debito ed il panico da spread hanno alimentato i cori mediatici che tipicamente individuano nella corruzione ed inefficienza delle amministrazioni pubbliche dei paesi mediterranei la presunta causa della crisi. Il tutto è spesso condito da retorica infondata e pretestuosa: austerità e tagli allo stato sociale sono la giusta ed amara medicina da far trangugiare a Paesi fannulloni e spendaccioni!. Le cicale spensierate del sud fanno baldoria sfruttando il sudore di nordiche formiche! Le riforme ed i tagli sono l’unica via per ristabilire la “credibilità” di fronte ai “mercati”! Abbiamo ascoltato questo coro unanime per anni, ci siamo lasciati convincere, a volte fino all’autolesionismo. Abbiamo sofferto la paura del debito e dello spread dei tassi. Ci siamo sentiti in colpa per aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Abbiamo accettato il massacro sociale ed economico delle fasce sociali più indifese perché “ce lo chiedeva l’Europa”.

La disinformazione organizzata ha così spianato la strada al commissariamento di vari governi da parte di “tecnici” benedetti dalla Commissione, alle richieste di salvataggio forzato da parte della troika, alle dismissioni e privatizzazioni di patrimonio pubblico a prezzi ridicolmente bassi, all’approvazione di leggi costituzionali che elevano il pareggio di bilancio alla dignità di principio fondamentale dello Stato. Grazie alla disinformazione, questi atti inauditi di violenza contro popoli ed ordinamenti giuridici sovrani sono stati accettati in modo supino da parte dell’opinione pubblica, quando non accolti con favore: è la ben nota litania delle “riforme strutturali” che nelle promesse avranno sempre immediati effetti benefici (e che come il decreto “Salva-Italia” contribuiscono invece ad aggravare la crisi.)

Crisi economica ed attualità politica

Riconoscere che la moneta unica è la causa fondamentale della crisi economica europea è una tappa necessaria alla sua risoluzione. Purtroppo, nessuna forza politica mainstream in alcun Paese ha avuto il coraggio di smentire i luoghi comuni e di rinnegare le politiche controproducenti adottate finora. Non le sinistre europee, responsabili del massacro delle classi medio-basse oppresse per anni dall’austerità e indebolite da una disoccupazione a due cifre. Non le destre conservatrici, che sono perfettamente allineate con il progetto iperliberista delle sinistre, pur simulando una dialettica politica su questioni di ordine relativamente marginale.

La “sorpresa” della recente affermazione delle destre ultranazionaliste, le uniche formazioni politiche ad aver oggi elaborato un discorso onesto e fattuale sulle criticità dell’euro e sulle gravi derive del processo di integrazione europea negli ultimi vent’anni, non è quindi affatto sorprendente. Ora che la luce di una verità troppo a lungo (e colpevolmente) taciuta emerge irresistibile, vacilla il potere invisibile degli ipocriti. Ma quale prezzo dovremo pagare per questa onestà? Se la Storia ci insegna qualcosa – i precedenti non sono di buon auspicio.

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4 commenti

  1. Il ruolo dell’euro e il suo contributo alla crisi europea viene discusso dall’inizio della crisi greca del 2010, sia sui giornali che a livello accademico, per cui parlare di “disinformazione organizzata” mi sembra un po’ eccessivo.

    Inoltre, che la zona euro sarebbe un’unione monetaria non ottimale era già noto prima dell’entrata in vigore dell’euro nel 1999. Senza una qualche forma di unione fiscale l’eurozona rimarrà sempre “in mezzo al guado”, poichè una politica monetaria comune non è sufficiente per garantire stabilità al sistema.

    Anche il punto che i paesi mediterranei sono “considerati i responsabili della crisi” è già stato superato: recentemente la politica economica tedesca, che basa la crescita del paese solo sull’esportazione, è stata duramente criticata da USA, UE e FMI, che l’hanno indicata come una dei fattori che hanno contribuito allo svilupparsi della crisi.

    Detto questo, dire che “la crisi è colpa dell’euro” è un po’ riduttivo e non risolve il problema.
    Credo che tutto dipenda da che tipo di Union Europea vogliamo. Se l’unione monetaria come la vediamo oggi è un passo nel processo di integrazione, allora vale la pena stringere i denti e andare avanti, senza ignorare le difficoltà dei paesi in crisi e dei loro cittadini da un lato, ma senza cedere a facili populismi dall’altro.

    Ci sono già state proposte alternative al mantenimento dell’Euro Zona cosi’ com’è ora (L’euro a due velocità o l’uscita di un singolo paese). Non è chiaro quali potrebbero essere le loro conseguenze economiche, finanziari e politiche, sia per i sigoli paesi, sia per l’UE. Considerando che cosa è successo in Argentina in una situazione analoga, e quale posizione ha adesso a livello internazionale, forse è meglio tenersi l’euro per un altro po’.

  2. Emilio Bonaiti

    A mio giudizio nelle valutazioni sul trionfo della Destra andrebbe anche tenuto conto del timore di grandi fasce della popolazone, non solo francese, sull’immigrazione degli extracomunitari

    • Girello Destrorsi

      Bisogna anche tener conto che la gente vota chi sente più vicino alle proprie istanze. La sinistra, non solo in Italia, è andata via dalle piazze e dai circoli che animava negli anni ’70, per far bisbocce nei salotti coi radical chic. Che piaccia o meno, solo i Grillo, i Le Pen e altre forze populiste sono rimaste in strada ad ascoltare le persone.

  3. Purtroppo l’euro con la crisi c’entra eccome. Del resto, i paesi dell’UE che non adottano l’euro hanno saputo ammortizzare lo shock esterno anche attraverso una politica monetaria conseguenziale e legata alle loro esigenza (e non a quello della sola Germania, come avvenuto per i paesi dell’eurozona). A ciò si aggiunga che la BCE e la commissione europea hanno imposto ai paesi dell’area euro delle politiche cd. di austerità al limite del demenziale, che agiscono in funzione prociclica della crisi e ne determinano l’avvitamento su se stessa. Politiche, queste, ancorate a parametri privi di qualsiasi anche minimo fondamento macroeconomico (3%, 60%, la follia del pareggio di bilancio in costituzione…) e di fatto legate solo agli ormai agli interessi dei poteri dominanti, e che oramai sono chiari a tutti, e che vengono perseguiti senza alcuno scrupolo, anche a costo di imporre una vera e propria macelleria sociale ad intere popolazioni (vedi Grecia). Il libro di Bagnai è eccellente e scritto in maniera ottima. Anche il sito scenarieconomici,it ospita articoli interessanti a tale proposito. Suggerisco vivamente a tutti di guardare su Youtube anche gli interventi di Nigel Farage al parlamento europeo, da cui si capisce bene come il progetto UE e della moneta unica si sia ormai trasformato in una delirante mostruosità.

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