REP. CECA: Il nuovo governo rammenda i rapporti tra Praga e Bruxelles

Il nuovo governo in carica a Praga dalla fine di gennaio, la strana coalizione tra i socialdemocratici del premier Bohuslav Sobotka, i cristianodemocratici e i populisti del magnate Babis, ha deciso di riportare in linea la Repubblica Ceca con il resto del continente, dopo la lunga stagione dell’euroscetticismo d’elite del presidente Vaclav Klaus e dei governi di centrodestra.

In primo luogo, Sobotka ha annunciato che la Repubblica Ceca rinuncera’ all’opt-out dalla Carta dei Diritti Fondamentali UE (Carta di Nizza) che era stato negoziato da parte di Klaus come condizione per la sua ratifica del Trattato di Lisbona nel 2009 ma non ancora entrato in vigore. L’opt-out, gia’ in vigore per Polonia e Regno Unito, era comunque di dubbia validita’ legale, dato che il Trattato di Lisbona ha definito la Carta di Nizza come della stessa validita’ giuridica dei trattati Ue, e tale definizione non poteva essere modificata da una dichiarazione unilaterale come quella ceca. Si attende ancora, invece, la rinuncia polacca allo stesso opt-out, annunciata piu’ volte dal premier Tusk ma mai attuata.

Secondo Klaus, la ratifica della Carta di Nizza avrebbe potuto favorire una serie di controversie legali per la restituzione dei beni di proprieta’ dei tedeschi dei Sudeti, nazionalizzati dalla Cecoslovacchia nel dopoguerra dopo l’espulsione delle popolazioni germanofone, considerate come collaboratrici dell’occupazione nazista (decreti Beneš; del tema si e’ occupato un bel film di animazione, Alois Nebel; per una ragione simile, la Repubblica Ceca ha riconosciuto il principato del Liechtenstein solo nel 2009).

In secondo luogo, Sobotka ha dichiarato di aver avviato “una seria discussione sulla adesione al Fiscal Compact.” La Repubblica Ceca era l’unico paese, assieme al Regno Unito, a non aver firmato il Patto di bilancio europeo negoziato nel dicembre 2011, facendo si’ che tale trattato restasse un trattato a 25 anziche’ 27 (oggi 28). Tale patto impegna i paesi membri a costituzionalizzare i limiti deficit/PIL e debito/PIL, rispettivamente al 3% e 60%, considerati dai suoi oppositori come una costituzionalizzazione delle misure di austerita’ e un freno alla capacita’ dei governi di rispondere ai periodi di recessione con politiche espansive, mentre i suoi sostenitori ne sottolineano la necessita’ per il consolidamento fiscale propedeutico alla crescita economica.

Ci si attende per i prossimi anni, inoltre, una possibile data per l’ingresso delle economie piu’ dinamiche dell’Europa centrale, Polonia e Repubblica Ceca in testa, nell’euro. Tempo fa s’era parlato del 2015, ma la prosecuzione dell’eurocrisi ha spostato ancora piu’ in la’ la data. Anche la premier della Danimarca ha recentemente ventilato l’ipotesi che il paese rinunci all’opt-out ed entri nell’eurozona.

Con il riallineamento di Praga, il Regno Unito di David Cameron resta sempre piu’ isolato nella sua opposizione all’Unione europea e alla Corte europea dei diritti umani, in vista del referendum indetto dai conservatori per il 2017.

Foto: telegraph.co.uk

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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