Allargamento UE: promossi Serbia e Montenegro, rimandate Albania e Macedonia

Il Consiglio UE del 17 dicembre ha adottato le sue conclusioni sul processo d’allargamento UE per il 2013. Buone notizie per Serbia, Montenegro e Kosovo, cattive per Albania e Macedonia. Non pervenuta, come al solito, la Bosnia-Erzegovina.

La Serbia aprirà i negoziati d’adesione il 21 gennaio

Belgrado ha ottenuto una data per l’apertura della conferenza intergovernativa di negoziato d’adesione, a gennaio 2014. La decisione finale sulla data spetterà alla nuova presidenza greca del Consiglio UE, ma si tratterà con ogni probabilità del 21 gennaio 2014. Significativamente, la notizia è stata diffusa per prima dai ministri degli esteri degli altri stati dei Balcani già membri UE, lo sloveno Karl Erjavec, e la croata, Vesna Pusic. Una notizia “importante per l’intera regione”, secondo il ministro degli esteri svedese Carl Bidlt.

Dopo lo storico accordo Dacic-Thaçi sulla normalizzazione delle relazioni con il Kosovo, e dopo i tentennamenti del Consiglio UE di giugno, la Serbia si avvia così nell’ultima parte del suo percorso di avvicinamento all’Unione Europea. I negoziati d’adesione dureranno alcuni anni e si apriranno con alcuni dei capitoli più controversi, come il capitolo 23 su Giustizia e diritti fondamentali. In ogni caso l’apertura dei negoziati conferma la prospettiva europea della Serbia e l’accelerazione impressa dall’amministrazione conservatrice Nikolic-Dacic alle relazioni con Bruxelles: l’apertura dei negoziati è “un obiettivo storico”, atteso “da generazioni e da molti governi”, secondo il primo ministro Dacic. L’UE continuerà a verificare la messa in atto degli accordi sulla normalizzazione delle relazioni con il Kosovo.

Il Montenegro apre cinque nuovi capitoli dei negoziati d’adesione

Buone notizie anche per Podgorica. Il Consiglio UE ha apprezzato gli sforzi del piccolo stato adriatico nell’ultimo anno e ha dato l’ok all’apertura di 5 nuovi capitoli negoziali, come ratificato dalla conferenza UE-Montenegro del 18 dicembre. Con l’apertura dei capitoli 5 (appalti pubblici), 6 (diritto societario), 20 (impresa e politica industriale), ma soprattutto 23 (magistratura e diritti fondamentali) e 24 (giustizia, libertà e sicurezza) i negoziati tra UE e Montenegro entrano nel vivo. Questi cinque capitoli si aggiungono ai due aperti in giugno, il 25 (scienza e ricerca) e il 26 (educazione e cultura), considerati capitoli “facili”. Al contrario, i capitoli 23 e 24 sono tra quelli indicati in rosso nello screening della Commissione europea sulla legislazione montenegrina. Il governo di Podgorica dovrà impegnarsi in profonde riforme per portarli in linea con gli standard europei nei prossimi anni.

Il Kosovo prosegue i negoziati per un accordo d’associazione

Pristina ha avviato durante il 2013 i negoziati per un accordo d’associazione all’UE, il primo passo per la prospettiva europea del più giovane paese dei Balcani. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nell’UE, peraltro, l’accordo d’associazione sarà firmato direttamente tra UE e Kosovo, non richiedendo quindi l’assenso dei cinque paesi membri UE che ancora non riconoscono l’indipendenza di Pristina dalla Serbia. Secondo la Commissione europea, i negoziati d’associazione dovrebbero concludersi già entro fine 2014; l’accordo è propedeutico alla tanto attesa liberalizzazione dei visti.

Nel frattempo, il viceministro degli esteri del Kosovo Petrit Selimi ha annunciato che il Kosovo estenderà il regime di assenza di visti con la Bosnia fino a metà gennaio. “Dopodichè, saranno prese misure di reciprocità con l’introduzione dei visti”. Secondo Selimi, “migliaia di studenti e uomini d’affari sono stati sbattuti fuori dalla Bosnia dal 2008 a causa del mancato riconoscimento dei nostri documenti.” La Bosnia è uno tra i paesi europei che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo, anche a causa del parere negativo espresso costantemente dalla Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia. Selimi si è lamentato che la Bosnia sia il paese d’Europa col regime di visti più difficile per i cittadini kosovari: “non ho mai ricevuto un visto per più di 48 ore”.

L’Albania perde un giro: lo status di paese candidato è rimandato al giugno 2014

Così come era stato per Belgrado a giugno, questa volta è Tirana che perde un giro nel percorso d’integrazione. Nonostante la valutazione positiva di Commissione e Parlamento europeo, il paese delle aquile non è riuscito a convincere diversi stati membri (in primis l’Olanda, ma anche Germania, Francia, Gran Bretagna e Danimarca, complici anche le paure dell’immigrazione), e il Consiglio UE non ha ratificato la concessione all’Albania dello status di paese candidato.

Non è servita a tal fine la lettera di sostegno a Tirana firmata invece dai capi delle diplomazie di altri paesi membri, tra cui  Italia, Austria, Ungheria, Bulgaria, Croazia, Slovenia, Estonia, Lituania e Irlanda. Il Commissario UE all’allargamento Štefan Füle si è dovuto limitare a dichiarare che il Consiglio ha riconosciuto i progressi dell’Albania e che “un’indicazione chiara che una decisione sarà presa nel primo semestre 2014.″ Se ne riparla a giugno, insomma. I negoziati d’adesione con Tirana, se tutto va bene, dovrebbero iniziare quindi tra fine 2014 e inizio 2015. Il neo-premier albanese Edi Rama aveva recentemente dichiarato di voler portare il paese nell’UE entro dieci anni. 

Nessun progresso per Macedonia e Bosnia-Erzegovina

Non ci sono novità per quanto riguarda Skopje, che da anni è bloccata nel suo percorso d’integrazione dalla disputa sul nome con la Grecia. Nonostante proseguano i negoziati con la questione, la debolezza politica della Grecia dovuta all’eurocrisi non fa presagire alcuna novità nel breve termine. La Macedonia è candidata all’adesione all’UE dal 2005 ma, nonostante i continui pareri positivi di Commissione e Parlamento, il Consiglio UE si è sempre rifiutato di aprire i negoziati per via del veto greco, sostenuto anche da Cipro e Bulgaria.  

Anche la Bosnia-Erzegovina resta bloccata nel suo percorso d’integrazione europea. In questo caso, la pietra d’inciampo è costituita dalla sentenza CEDU nel caso Sejdic-Finci del 2009, che richiede a Sarajevo di modificare la sua Costituzione (allegato 4 del trattato di pace di Dayton) per permettere ai membri delle minoranze di candidati al Senato e alla presidenza della Repubblica. Nonostante si sia aperto un dibattito sulla questione, l’UE continua a considerare tale riforma come una precondizione per una candidatura della Bosnia all’UE. Settimana scorsa Sarajevo ha anche perso l’accesso a metà dei fondi europei di preadesione (45 milioni di euro) per via della mancanza d’accordo tra il governo statale e le due entità del paese su un meccanismo di coordinamento per le relazioni con l’UE. A rischio sono 560 milioni di euro nei prossimi 7 anni. Per le stesse ragioni la Bosnia rischia di restare fuori dal programma Erasmus+.

Foto: ec.europa.eu

RIASCOLTA la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 dicembre, dedicata alle decisioni del Consiglio UE sull’integrazione dei paesi balcanici

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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