Ucraina e Bulgaria mostrano il potere del modello UE

di Dimitar Bechev (EUobserver); trad. Davide Denti

Che ci crediate o no, ci sono ancora paesi in Europa dove i manifestanti sventolano con entusiasmo la bandiera stellata dell’Unione europea, piuttosto che bruciarla con rabbia.

In questi giorni la piazza “EuroMaidan” sotto assedio di Kiev è al cuore dell’Unione quanto lo è il Rondpoint Schuman a Bruxelles. Altrettanto, gli studenti che all’Università occupata di Sofia chiedono decenza e responsabilità, in un paese la cui adesione all’UE nel 2007 è visto da molti come prematura, mostrano come l’UE rimane una forza positiva nei momenti di insicurezza.

Né la repressione da parte delle forze anti-sommossa in Ucraina, né la campagna diffamatoria contro gli studenti bulgari possono uccidere la speranza di vivere in società democratiche disciplinate dallo stato di diritto.

L’allargamento e la democrazia possono catturare l’immaginazione dei cittadini

L’UE è in disperato bisogno di una nuova narrazione per giustificare la sua ragion d’essere. La vecchia narrazione sulla guerra e sulla pace ha poca trazione per le giovani generazioni che non hanno memoria dell’Europa pre-1945. La narrazione sulla prosperità economica non ha miglior destino, oggi.

Il primo ministro britannico David Cameron incolpa la libera circolazione delle persone, una pietra miliare del mercato unico, delle disgrazie della Gran Bretagna, mentre i periodi di transizione che ancora bloccano a rumeni e bulgari l’accesso ai mercati del lavoro dell’UE scadono alla fine del 2013.

Nel frattempo, populisti di sinistra e destra aborriscono l’euro come meccanismo di erosione dello stato sociale o una subdola trama per far loro pagare i debiti di qualcun altro. Anche l’idea che l’Europa rende gli Stati membri più forti in un mondo sempre più volatile ha smesso di ispirare i suoi cittadini.

I governi sono solo troppo contenti di tagliare i bilanci della difesa come parte delle misure di austerità, e scrollarsi di dosso l’appello a contribuire alle missioni all’estero. L’Europa vuole essere una versione più grande della Svizzera, non una replica degli Stati Uniti .

In verità, l’allargamento democratico dell’Unione è la cosa più vicina che abbiamo ad una storia europea capace di catturare l’immaginazione politica. I manifestanti a Kiev e Sofia hanno pochi dubbi sul fatto che l’UE è parte della loro causa. Invece che minare la democrazia, l’Unione l’aiuta a mettere radici, approfondirsi e maturare.

Nel caso dell’Ucraina, un presidente autoritario resiste l’integrazione in quanto essa può portare ad un allentamento della sua presa sul potere. In Bulgaria, le procedure democratiche funzionano sulla carta, ma lo Stato è vincolato agli interessi acquisiti, mentre la società è soffocata dalla sfiducia nelle istituzioni del paese.

Ciò che l’Unione europea ha fatto in entrambi i paesi, sia grazie ai suoi valori e ai principi fondamentali sia attraverso azioni dirette, è potenziare lo spirito civico e l’aspirazione ad un futuro più dignitoso.

L’EuroMaidan e le proteste anti-governativa in Bulgaria, che durano da più di 160 giorni, parlano di una continua vitalità e rilevanza del progetto europeo .

L’Unione non può ribaltare un regime. Ma il risveglio civico dimostra che gli scettici sbagliano.

C’è un equivoco fondamentale tra gli studiosi sulla promozione della democrazia dell’UE. L’Unione non è un esportatore di regole, abitudini e cultura democratiche. Non lo è, e non può causare da sola un cambio di regime. 

Per i paesi che intendono aderire o sono già all’interno del club, Bruxelles trasferisce norme e lo fa spesso in modo burocratico. L’intervento è legittimo perché è richiesto, trainato dalla domanda dall’interno.

Gli stati membri UE dell’Europa centrale e orientale non hanno intrapreso la loro trasformazione democratica perché l’allora Unione europea ve li ha spinti. E’ stata una loro scelta. L’UE ha contribuito a fissare e catalizzare i processi già in corso.

È facile sottovalutare l’influenza trasformatrice proveniente da Bruxelles. Gli esempi negativi sono molti: a cominciare dal fallimento delle “rivoluzioni colorate” in alcune parti della vecchia Unione Sovietica, per terminare con l’arretramento democratico in paesi membri come l’Ungheria , la Bulgaria o la Romania .

Le abitudini radicate sono dure a morire, le vecchie speranze sono deluse e la corruzione è endemica. L’Ucraina del “sabato nero”, quando la polizia in tenuta antisommossa hanno attaccato gli studenti filoeuropei il 30 novembre, mostra che l’autoritarismo è uno scenario tristemente valido.

Le élite corrotte si sono adattate bene alla vita nella UE. I fondi provenienti da Bruxelles hanno finanziato la loro cattura delle istituzioni dello stato. Gli europei occidentali trovano incredibile che il centro-sinistra bulgaro debba governare in coalizione con il partito xenofobo e ultra-nazionalista Ataka. Ma molti bulgari vedono tale matrimonio di convenienza come perfettamente comprensibile, dato il cinismo negli affari pubblici.

Alcune persone in Ucraina e Bulgaria semplicemente decidono di lasciare i loro paesi per una vita migliore all’estero. Ma il risveglio civico dimostra che gli scettici sbagliano.

Il fatto che il presidente ucraino Viktor Yanukovych abbia fatto ricorso alla forza bruta per sopprimere la rabbia [della piazza] rafforzerà la determinazione di un segmento importante nella società ucraina di portare il paese più vicino alla UE.

Se l’Europa ha una causa oggi, è quello di garantire che l’Ucraina non scivoli più in basso lungo la strada della Bielorussia. In Bulgaria, c’è già una nuova cultura di protesta incorporata nel tessuto stesso della politica. Negli ultimi anni, i cittadini hanno scoperto il loro potere come robusto contrappeso per le istituzioni statali e le élite.

L’UE fa la differenza, e si vede. Chi ha detto che le manca una causa?

Il genio è uscito dalla bottiglia, ma è chiaro che sarà una lunga lotta senza una vittoria facile in vista. Inoltre, il calvario dell’Ucraina è un vivido promemoria ai bulgari che l’adesione all’Unione europea fa una differenza enorme.

Nelle scorse settimane, le strade di Kiev sono stati disseminate di cartelloni che mostravano immagini di disagio economico dalla Bulgaria come un avvertimento severo dell’effetto rovinoso dell’UE. Il messaggio era difficile da mancare: la fraterna Russia vi offre un affare molto migliore .

Ma in questi giorni Sofia e Kiev sono collegate in un modo molto più positivo. I manifestanti che marciano in tutta la capitale della Bulgaria sono stati visti portare lo slogan “L’Ucraina è Europa” insieme con la bandiera gialla e blu ucraina. Chi ha detto che all’Europa manca una storia e una causa?

*Lo scrittore è un analista allo European Council on Foreign Relations (ECFR), un think tank con sede a Londra

Foto: Sweti, Flickr

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Un commento

  1. Per questo “analista” il modello UE è sicuramente una pacchia, di sicuro il suo stipendi è qualche decina di volte quello dei suoi compatrioti bulgari