POLONIA: L'estrema destra assalta l'ambasciata russa

da VARSAVIA– Si sono svolte a Varsavia e in tutta la Polonia le celebrazioni dell’ 11 novembre, data cardine della storia della Polonia, in cui si ricorda l’indipendenza avvenuta nel 1918, dopo secoli in cui il paese era scomparso dalle cartine geografiche, spartito tra impero austro-ungarico, Prussia e Russia. Anche ieri, come da tre anni a questa parte, si sono registrate i disordini, sfociati in una vera e propria battaglia che ha provocato 19 feriti, tra i quali 12 poliziotti, e ha lasciato sul campo macerie e detriti. Gli arrestati sono ben settantadue.

I disordini

La giornata era iniziata in un clima di festa, con l’omaggio del presidente Komorowski al generale Józef Piłsudski, comandante in capo delle forze armate polacche nel 1918. La situazione ha cominciato a degenerare nel pomeriggio, con la Marcia dell’ Indipendenza organizzata dal Movimento Nazionale, nel quale sono confluite le dimostrazioni di altri gruppi estremisti della destra polacca, che in breve tempo hanno scatenato una vera e propria guerriglia urbana mettendo a dura prova l’imponente schieramento di forze dell’ ordine, formato da mille effettivi. Sampietrini, molotov, e devastazioni al grido di “Duma, duma narodowa” (Orgoglio nazionale) e “Dio, Onore, Famiglia” hanno segnato la strada verso il vero obiettivo della violenza: l’ambasciata russa.

La sede diplomatica è stata messa sotto attacco, richiedendo il deciso intervento della polizia per garantire la sicurezza dell’ edificio. Per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente le autorità cittadine hanno deciso lo scioglimento del corteo, che non ha cosi’ potuto portare a compimento il percorso.

Le reazioni

Il primo ministro Donald Tusk ha definito inaccettabile quanto accaduto, affermando che dimostrazioni di questo tipo mettono a repentaglio l’indipendenza della Polonia, stravolgendo il senso dei festeggiamenti. Sul fronte diplomatico il ministero degli Esteri russo ha richiamato l’ambasciatore polacco a fornire spiegazioni su quanto accaduto, e ha richiesto scuse ufficiali. Nel contempo le misure di sicurezza intorno all’ambasciata polacca a Mosca sono state aumentate, nel timore di rappresaglie da parte degli estremisti. Il timore è che quanto accaduto possa peggiorare i rapporti tra i due Paesi.

Malcontento e xenofobia

Certo è che gli incidenti di ieri sono stati l’ esplosione di un bubbone che gli analisti più attenti avevano già previsto. Le frange estreme dell’estrema destra polacca rischiano di sfuggire di mano ai loro referenti politici. Negli ultimi anni il dibattito pubblico in Polonia si è arenato sulla tragedia di Smolensk in cui persero la vita l’allora presidente Kaczynski e i più alti gradi delle forze armate polacche. Una certa parte politica continua a ripetere come un mantra che il disastro è da attribuire a un attentato ordito dai russi, rinfocolando l’antico rancore nei confronti del vecchio invasore.

Non ha di certo aiutato il ruolo dei mass media che non ha mai fatto niente per smarcarsi da questo gioco pericoloso. Inoltre va rilevato che nello stesso tempo in cui la politica economica del governo mieteva successi, si è acuito il malcontento sociale, seguito ad alcune riforme considerate impopolari, come quella relativa all’aumento dell’ età pensionabile a 67 anni. Il nodo più scottante attorno al quale ruotano le proteste, è però quello che riguarda il cambiamento del tessuto sociale. Negli ultimi anni, complice il relativo benessere, è aumentato il fenomeno migratorio nel Paese.

L’estrema destra polacca vede questo come un grave pericolo. Considerando, numeri alla mano che il tasso di disoccupazione viaggia ancora intorno al 13%, il pensiero comune è che gli stranieri vengano a rubare il lavoro, ignorando il fatto che la stragrande maggioranza dei lavori svolti dai non polacchi, tra cui un consistente numero di italiani, si svolge nell’ambito di servizi esternalizzati o di imprese delocalizzate, che sarebbero in ogni caso di difficile accesso per gli autoctoni. Oltre all’immigrazione l’altro tema che preoccupa il Movimento Nazionale e affini, è quello dell’ affacciarsi sulla scena della società polacca dei movimenti LGBT. L’emancipazione della società e la rivendicazione a poter vivere liberamente la propria sessualità, non sono ancora state digerite da una buona fetta di popolazione.

Il ruolo della società

Un fattore di pericolo è il connubio che si sta creando tra le tifoserie dei club calcistici e gli episodi di violenza. Le curve degli stadi sono diventate un laboratorio per xenofobia, razzismo e omofobia unite a un’estremizzazione del sentimento nazionalista. La speranza è che l’indignazione che sembra essere montata nelle ultime ore nell’opinione pubblica polacca in seguito agli incidenti, non si sgonfi, ma porti la maggior parte della popolazione a stigmatizzare i violenti e a frenare le derive più pericolose.

(fonti Gazeta Wyborcza, Wprost, Warsaw Business Journal, Kraków Post)

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3 commenti

  1. Hanno fatto BENE!

  2. general entrescu

    la polonia è sempre stato uno stato iper-nazionalista.
    ( e di scarsa lungimiranza)

  3. Io a quella storia che gli immigrati che fanno lavori che gli autoctono non vogliono fare non ci ho mai creduto. A parte le imprese delocalizzate di imprenditori stranieri, ma se un immigrato fa quel lavoro e un italiano no, per esempio, è perché il datore di lavoro, italiano, ha scelto di darlo allo straniero invece che a lui. Per cui i polacchi hanno poco da lamentarsi cogli immigrati.
    E’ vero che molti emigrano in Polonia ma ancora di più sono i tanti polacchi emigrati in Irlanda, Francia o Regno Unito che tornano a casa, dove servono artigiani o professionisti qualificati. Quanto ai russi, fanno di tutto per farsi odiare..come l’anno scorso all’Europeo e i mega-striscioni “this is Russia” certo, nulla giustifica questi gesti. Va detto però anche che l’Europa si è rifiutata di equiparare i crimini sovietici a quelli nazisti

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