RUSSIA: La Festa della Vittoria per riavvicinare i russi a Putin

MOSCA – Si è svolta a Mosca la tradizionale parata sulla piazza Rossa per la Festa della Vittoria, il giorno in cui si ricorda la sconfitta della Germania nazista e la presa di Berlino da parte dell’Armata Rossa (previa liberazione del lager di Auschwitz), in quella che i russi chiamano la “Grande guerra patriottica” (1941-’45). Si tratta dell’evento culminante dei festeggiamenti per il 68° anniversario della ricorrenza che si sono svolti in tutto il Paese. A quanto riferito dal ministero degli Interni, 173.000 tra agenti di polizia e militari sono stati impegnati a garantire la sicurezza durante le celebrazioni a livello nazionale, mentre sono 10 milioni le persone che – secondo stime ufficiali – hanno partecipato agli oltre 8.500 eventi, tra cui 24 parate militari, organizzati in più di 4.000 città in tutta la Russia.

Sulla piazza Rossa la sfilata si è svolta sotto gli occhi dei veterani di guerra e dei vertici dello Stato, dal presidente Vladimir Putin, al premier Dmitrij Medvedev. “La Russia farà tutto ciò che è in suo potere perché nessuno possa provocare nuove guerre, e per rafforzare la sicurezza globale”. Lo ha dichiarato Putin nel suo discorso. “Ricordiamo cosa significa la tragedia della guerra”, ha aggiunto Putin di fronte ai 1.800 reduci invitati alla cerimonia e ai vertici militari e politici del paese. ’Bisognerà sempre ricordare che era stata la Russia, l’Unione Sovietica, a mandare all’aria i piani arroganti, sanguinosi e disumani dei nazisti e a non consentire ai fascisti di conquistare il mondo”, ha precisato ricordando la morte di 26 milioni di russi nel conflitto. La Festa della Vittoria ha chiaramente sostituito l’anniversario della rivoluzione bolscevica, troppo legata ai tragici ricordi delle repressioni, come simbolo della coesione fra potere e popolo, messa in dubbio dalle proteste dell’anno scorso per l’elezione presidenziale di Putin.

Solo nella capitale sono stati 20.000 gli uomini, di polizia ed esercito, dispiegati per garantire l’ordine. File di metal detector hanno sbarrato l’ingresso alla piazza, sotto le mura del Cremlino, dove hanno sfilato 11.000 soldati, 101 unità militari, tra cui i blindati italiani Lince e sistemi mobili di difesa aerea – e una banda musicale di 800 elementi. Un centinaio di mezzi corazzati sono stati fatti sfilare prima dei 68 diversi mezzi dell’aeronautica, che hanno sorvolato la piazza: dagli elicotteri da combattimento Mi-28 e Ka-52, ai caccia Tu-160, Tu-22, Su-27 e MiG-29. La prima parata fu organizzata da Stalin nel giugno del 1945, ma la tradizione fu inaugurata solo nel 1965, in occasione del ventesimo anniversario della vittoria, e si protrasse fino al crollo dell’Unione Sovietica, per poi essere rilanciata nel 1995 (era in corso la prima guerra cecena).

A guidare la colonna, il capo delle forze di terra, il generale Vladimir Cirkin, col neo ministro della Difesa, Sergej Shojgù, ad accogliere le truppe. La parata è stata seguita da quella nei cieli di Mosca: con otto elicotteri e 60 velivoli, per lo più di produzione sovietica. La giornata si è chiusa a Mosca con un imponente spettacolo pirotecnico iniziato alle 22 (le 20 in Italia) da 14 diverse postazioni sparse nella città.

Foto: Fenst, Flickr

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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