SIRIA: Duplice raid aereo israeliano, cresce la tensione in Medio Oriente

Un atto di guerra, così le autorità siriane hanno definito il duplice raid aereo israeliano: “L’invasore israeliano ha compiuto una palese aggressione contro la Siria sganciando missili contro una base militare siriana”. Secondo il governo di Tel Aviv il doppio bombardamento, avvenuto tra il 4 e il 5 maggio, aveva invece come obiettivo hezbollah e le sue scorte missilistiche: “La politica dello Stato di Israele è che certi tipi di armi non devono arrivare nelle mani dei terroristi, è una politica importante, essenziale e deve essere perseguita” ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano.

Insomma, per Tel Aviv si tratta di “garantire la sicurezza di Israele” mentre per Damasco di un “atto di guerra”. Le due cose, a ben vedere, non si escludono poiché la difesa di Israele si compie, il più delle volte, attraverso aggressioni esterne. Il regime siriano, ormai al collasso, non può opporre alcuna resistenza e – senza in alcun modo voler prendere le parti di Damasco- sorprende come questo duplice attacco sia avvenuto senza che Israele si accordasse, non già con la comunità internazionale, ma nemmeno con gli Stati Uniti. Israele dimostra ancora una volta la sua autonomia militare e gli Stati Uniti segnano il passo, accettando quanto avvenuto per non perdere la faccia. Così quando a Washington si è appresa la notizia ci si è affrettati a sostenere l’iniziativa israeliana. In fondo quei missili sono di provenienza iraniana e Teheran (unico alleato della Siria e finanziatore di hezbollah) è nemico giurato di Washington. Ma nella relazione tra Israele e Stati Uniti, sono questi ultimi a sembrare ormai il socio debole.

La reazione iraniana è stata dura e il ministero degli Esteri di Teheran ha invitato tutti i paesi della regione a rimanere uniti a levarsi contro Israele: “Il motivo principale dietro la crisi in Siria è di voler minare il potere della resistenza regionale” – ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano. E come dargli torto: se il regime siriano di al-Assad crolla, anche quello iraniano si troverà in una posizione di estrema debolezza.

Anche l’Egitto si schiera contro l’attacco, pur ribadendo la sua ostilità ad al-Assad: “l’aggressione israeliana contro la Siria e i territori di uno stato arabo sovrano è da condannarsi” ma l’Egitto, che si è schierato contro la sanguinosa repressione di Bashar al Assad, “non cambierà linea”.

L’atteggiamento americano è attendista: il veto russo e cinese all’intervento militare impedisce qualsiasi azione che veda unita la comunità internazionale. Gli Stati Uniti potrebbero fare come già in Serbia nel 1999, aggirando (e deligittimando) l’Onu e consegnando le operazioni al comando Nato. Ma il ginepraio siriano è troppo intricato e l’amministrazione Obama non ha nessuna voglia di metterci le mani, meglio lasciar fare a Israele in attesa che la situazione si chiarisca.

Così l’esercito israeliano ha deciso di dispiegare due batterie antimissile nel nord del paese, nella zona di Haifa e in quella di Safed, mettendo la Siria in una situazione ambigua: se da una parte non rispondendo agli attacchi israeliani mostrerà la sua debolezza, dall’altra con un tentativo di riposta si troverebbe costretta a combattere su due fronti, contro le forze di opposizione interna e contro la temibile macchina da guerra israeliana.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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5 commenti

  1. Bonaiti Emilio

    Riassumendo: Iil regime siriano, uno degli ultimi regimi militari del Medio Oriente, è prossimo al crollo. Hetzbollah e iraniani ne escono indeboliti, il Libano con una minore influenza degli Hetzbollah potrebbe ritornare all’indipendenza non più formale.
    Le grandi potenze non vogliono sporcarsi le mani nel “verminaio” siriano, l’Europa invece pure. Le “Anine belle” invocano: “Ma che fa l’Europa?”., salvo ad opporsi ad ogni intervento militare.
    Problema non ancora risolvibile: Chi sono i ribelli siriani?

    • ma cosa vuole dire? non è ironica. non ho capito veramente cosa vuole dire.

      personalmente i ribelli siriani sono i soliti mercenari al soldi dei servizi segreti di mezzo mondo (quando rivolte di questo tipo si protraggono così a lungo si inutisce subito che di mezzo non c’è il popolo!). non a caso partono abitualmente dal confine turco missili verso la siria… eh già, cosa tipica da guerra civile senza estranei interessati!

      la siria è l’ultima roccaforte antisionista laica del medio oriente. va eliminata. per non parlare degli accordi con la russia e del porto di tartus pieno di navi militari russe.

      ecco perchè vogliono far fuori assad. altro che ribellione dei civili stanchi!

      e israele è il solito stato nazista. tra l’altro senza offesa signor zola, non ho capito questa cosa per cui – per come lo scrive – sembra quasi che trova accettabile che israele attacchi gli altri per difendersi, quando non viene attaccata! ribadisco, per come l’ha scritto sembra quasi che concepisca questa posizione. spero proprio di no!

      ed aggiungo che è una vergogna che i media non ne parlino. quando israele attacca palestinesi e siriani uccidento centinaia di CIVILI la cosa passa sotto silenzio. se i palestinesi reagiscono e uccidono un SOLDATO la cosa viene messa in prima pagina.

      che vergogna di mondo.

  2. Oramai Israele si muove solo ed esclusivamente entro un’ottica di uso della forza per fronteggiare qualsivoglia situazione. Eppure, come diceva un ebreo che abitava in Israele tanti secoli fa , dovrebbe essere noto che chi di spada ferisce , di spada perirà…….

  3. Bonaiti Emilio

    Se nel 1948 Israele non avesse usato la spada, oggi non esisterebbe

    • israele non merita d’esistere. uno stato di assassini che ha rubato la terra ad un popolo. dati della commissione unscop:

      1947: ebrei 600000 arabi 1200000

      agli ebrei è stato assegnato il 51% della palestina che diventa così israele. agli arabi il 49%.

      se la matematica non è un’opinione c’è qualcosa che non va. poi qualche ignorante o fascista o in mala fede (so che è difficiletrovare la differenza tra le 3 cose) si domanda come mai gli arabi al tempo odiavano israele. è stato un abuso, ed israele è diventato un cancro politico non solo per quella regione, ma a livello internazionale. e la cosa più ridicola è la gente che riprende sempre la shoa quando si parla male di israele. dolore immenso per l’umanità per quello che è successo agli ebrei per colpa dell’europa (non solo dei nazisti). ma a maggior ragione, un popolo che sa cos’è l’odio e l’intolleranza dovrebbe dar l’esempio su come si convive. invece dai parte dei sionisti, e quindi di israele, solo odio repressione e terrore nei confronti degli arabi. a cui ripeto. hanno rubato una terra. i numeri lo dicono, non le idee, le ideologie o che altro. i numeri!

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