TURCHIA: Gladio turca, chi comanda davvero ad Ankara? Intervista con Soner Yalcin

di Murat Cinar

Gladio è il nome in codice di una struttura paramilitare segreta di tipo stay-behind (“stare dietro”, “stare al di qua delle linee”) promossa durante la guerra fredda dalla NATO, per contrastare un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia ai Paesi dell’Europa occidentale. Il termine Gladio è utilizzato propriamente solo in riferimento alla stay-behind italiana ma durante la guerra fredda quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale crearono formazioni paramilitari, riunite nella “Stay Behind Net” sotto controllo Nato. Anche in Turchia esisteva una sorta di Gladio, la kontrgerilla. Anzi, secondo Soner Yalcin, giornalista investigativo turco, esiste ancora.

Esiste ancora una “Gladio” in Turchia e che interessi rappresenta?

La Turchia, entrando alla Nato, nel 1952, automaticamente iniziò a prender parte a questi progetti e fondò il Consiglio di Controllo di Mobilitazione Straordinaria. Gli strumenti ed i finanziamenti arrivavano dagli Stati Uniti. Questo Consiglio col tempo (crescendo secondo le esigenze) cambiò denominazione e divenne Dipartimento Speciale di Guerra. Conoscete ciò che accadde in seguito: lo scopo principale della Gladio era quello di evitare la deviazione della Turchia verso la sinistra. Per questo motivo nel periodo in cui il vento della sinistra soffiava più forte, fece in modo che nel Paese ci fossero due colpi di stato, il 12 marzo 1971 ed il 12 settembre 1980. Devo aggiungere anche questo: contrariamente a quanto reso noto in Turchia dai media manipolati, in Italia o in altri Paesi la Gladio non è stata mai scoperta. Non sono riusciti a svelare la Gladio. Lo storico italiano Aldo Giannuli sostiene che si debba avere accesso agli archivi della Nato per scoprire la Gladio. Il centro di tutto è la Nato. La Gladio è ancora al lavoro. Le radici della “Gladio” non sono dentro ma fuori dal Paese. Non c’entrano i membri del Partito di Erdogan. Il fatto che costoro abbiano preferito la violenza come metodo politico è un altro discorso.

Lei ritiene che la struttura Ergenekon sia una parte del Gladio?

Il maxi processo Energekon ha coinvolto diversi personaggi pubblici tra militari, politici, giornalisti e giudici  accusati di tramare per organizzare un colpo di Stato. L’organizzazione Ergenekon è ritenuta nazionalista e kamalista e nasce con lo scopo di prendere in mano lo Stato e ristrutturarlo. Ergenekon è un’organizzazione che testimonia l’esistenza di uno “stato profondo” in Turchia e il suo modus operandi è del tutto affine a quello della “Gladio” italiana. Altri processi, come il Balyoz, testimoniano l’esistenza del “deep state” in Turchia le cui finalità, sono quelle di una ristrutturazione “secolarista” in Turchia attraverso un colpo di Stato.

Esiste anche una “Gladio verde”, per così dire, islamica? Ultimamente i politici curdi parlano di “Gladio verde” e di “Ergenekon verde”. Lo chiamano “lo stato profondo di oggi” e lo associano all’AKP.

Ieri erano i nazionalisti ad essere strumentalizzati, oggi lo sono i musulmani. I fautori dello “Stato profondo” trovano delle pedine adatte secondo il gioco e la strategia per loro più utile, e le usano.

Gli omicidi di Padre Santoro, Hrant Dink ed il massacro alla Casa Editrice Zirve, secondo lei, sono opera della Gladio Verde?

Per gli omicidi di Padre Santoro, Hrant Dink e per il massacro alla Zirve ho delle domande piuttosto che delle risposte. Sono omicidi commessi dalla Gladio per ottenere il sostegno sulle operazioni Ergenekon e Balyoz? Come giornalista che si è limitato a leggere gli incartamenti dei processi non sono riuscito a ricostruire un legame tra questi omicidi ed Ergenekon-Balyoz. Tuttavia trovo sensato il fatto che la polizia e l’accusa si stiano impegnando per collegare questi omicidi a questi processi. Questi non sono assassinii ma provocazioni forti. Il loro scopo non era semplicemente rimuovere delle persone. Sarebbero stati i membri di Ergenekon a minacciare di morte nel 2006 il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, costringendolo alla fuga a New York. Nella lista nera sarebbe finito anche il sacerdote italiano Andrea Santoro , ucciso in chiesa il 5 febbraio 2006. I killer assoldati dall’organizzazione avrebbero poi trucidato il 19 gennaio 2007 il giornalista armeno Hrant Dink.Quando l’offensiva ha toccato il culmine, Ergenekon è stata smascherata. Quasi un regalo per il governo di Erdogan, perché confermava le teorie sulla cospirazione antislamica.

Secondo lei anche sotto il governo dell’AKP si porta avanti un’esperienza come il Gladio?

Il Gladio è attivo. Ieri sotto ad ogni pietra si cercavano dei comunisti, oggi si cercano degli Ergenekonisti o dei nazionalisti. La Gladio, oggi, è il guardiano del neoliberalismo. Gli oppositori ricevono il marchio di “terroristi”. Questo è il motivo per cui sono state introdotte leggi antiterrorismo. Il partito di Erdogan, l’AKP, è solo una pedina.

Se L’AKP è solo una pedina, chi comanda davvero? Chi sono i referenti dello “Stato profondo”?

Sono gli Stati Uniti, ovviamente. Perché la Gladio è un prodotto degli Stati Uniti e se ancora essa opera, è da  Washington che prende ordini. Lo Stato turco è indipendente? No, non lo è. E da chi dipende? Dalla Nato. Quindi esiste un’organizzazione che a volte fa prendere delle decisioni allo Stato. E’ in quel momento che incontriamo la Gladio. Il nostro obiettivo deve essere una Turchia totalmente indipendente.

Foto: Sendika.org

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3 commenti

  1. Bonaiti Emilio

    Mi piacerebbe sapere se l’assassinio del vicario apostolico in Anatolia Luigi Padovese avvenuto il 3 giugno 2010 nella sua casa a Iskenderun sia da addebitare alla Gladio “prodotto degli Stati Uniti”. o ad altre organizzazioni terroristiche.

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