FINLANDIA: Il partito dei "veri" finlandesi, estrema destra post-fascista?

Perussuomalaiset significa “veri finlandesi“. E’ il nome di un partito politico che ritiene che in Finlandia vi siano finlandesi falsi. Il pensiero corre subito agli stranieri che, però, in Finlandia sono solo il 2,5% della popolazione, la percentuale più bassa di tutta l’Unione. Allora questi finlandesi sono “veri” poiché genuini, sinceri depositari dello spirito nazionale, schietti difensori degli interessi particulari (per dirla con Guicciardini) contro le ingerenze della burocrazia europea, con le sue politiche economiche, le sue sanzioni, raccomandazioni, direttive. I “veri” finlandesi non ne possono più di questa Europa “autoritaria” che fa solo gli interessi dei più forti, di questa madre matrigna che abbraccia i suoi figli con una stretta sempre più soffocante. Ebbene, i “veri finlandesi” sono i veri vincitori delle elezioni politiche tenutesi a Helsinki e dintorni nel 2011.

Il partito populista guidato da Timo Soini ha ottenuto il 19% dei voti (nel 2007 si era fermato al 4%) con una campagna elettorale basata sull’antieuropeismo, argomento caldo in una Finlandia che non ha molta voglia di pagare crisi greche o portoghesi. Secondo il quotidiano Iltalehti il voto è però segno di una protesta sociale contro “i cambiamenti che avvengono troppo rapidamente”. Un voto di protesta, insomma, come già negli anni Ottanta quando, come riportato da Internazionale,  il partito dei Veri Finlandesi ottenne un buon successo per poi rientrare nei ranghi della “normale” politica.

Lo stesso Timo Soini, devoto cattolico in un paese luterano, supporter di Israele in politica estera e antieuropeista convinto, si era candidato a presidente della Repubblica nel 2012 ottenendo il 9.4% dei consensi senza però andare al ballottaggio.

Il partito dei Veri Finlandesi, evoluzione del Partito dei Contadini finlandesi, pone grande attenzione alle politiche agricole e invoca lo sviluppo dell’energia nucleare. In campagna elettorale ha guadagnato consensi con la proposta di un sistema fiscale progressivo che vada a far pagare di più chi ha di più, in modo da finanziare il welfare finlandese senza aumentare le tasse ai ceti deboli. Per questo è stato definito un “partito operaio post-socialista”. Sui temi sociali, però, non è altrettanto progressista: contrario alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, nonché alla fecondazione in vitro, si oppone anche all’immigrazione chiedendo maggiori vincoli per i richiedenti asilo e i ricongiungimenti familiari. Secondo i Veri Finlandesi occorre fissare una quota percentuale di stranieri oltre la quale la Finlandia non deve andare. Questa quota, però, non è stata indicata.

I Veri Finlandesi chiedono l’abolizione dello studio della lingua svedese, che in molti istituti è seconda lingua, e che al suo posto si studi l’inglese, il tedesco o il francese. Propugnano la difesa dell’identità finlandese dalle influenze globaliste, e si oppongono tanto all’Unione Europea quanto alla Nato considerata, però, un male necessario.

Il programma dei Veri Finlandesi è stato definito “post-moderno” perché contiene tematiche care sia al mondo laburista che a quello conservatore, strizzando l’occhio alle paure innescate dalla crisi economica europea e dalla globalizzazione.

Foto: di Greg Hickman (euobserver)

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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3 commenti

  1. Mi è piaciuto l’articolo, ben scritto, informativo, senza bias ideologici… così dovrebbe essere il giornalismo (reporting), forse a parte il titolo ad effetto: il ‘fascismo’ non c’entra niente (ed infatti poi nell’articolo non né parlate più)

    • ha ragione, il titolo è un po’ gridato. E’ un mio vizio, ma sono contento che le sia piaciuto l’articolo. Abbiamo una sezione “estrema destra”, se le interessa. Può accedervi dal banner in homepage.
      Matteo

  2. Ho un’età che mi permette di paragonare la vita nel passato fascismo di Mussolini, con la vita nel presente di oggi : vergognosa indefinibile, in costante crisi sociale, economica, morale, culturale… E’ una corsa obbligata a cancellare identità, dignità e la memoria: quindi anche e prima di tutto la Fede. Noto che l’estrema destra sparsa per l’Europa, esprima un pensiero ed una volontà , comune ed in pieno contrasto con la spinta all’estinzione delle nazioni, come UE, ONU, FMI, BCE e NATO, Washington, Londra, Parigi e Tel Aviv, accanitamente e disperatamente vogliono. Le loro politiche di espansione (forse proposte dal Tavistock Institute o dall’A.Einstein Institute dell’agente Gene Sharp) sono l’investire all’estero nelle rivoluzioni colorate e depravate, con le varie Al Qaeda di loro proprietà e direzione… Milosevich, Ceausesco, Assad Ussein, Gheddafi, Mubarak, ecc. Attendono solo da Dio, misericordioso e giustissimo, la punizione dei criminali mondiali.Vili carogne piene dei nostri soldi .. Auguri a voi tutti, camerati europei e non europei: la minaccia è forte e comune!

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