INTERVISTA: Chiara Soban da Gorizia all'Albania con amore

Chiara Soban, classe 1984, è una giovane della Provincia di Gorizia, estremo lembo orientale d’Italia, che un paio d’anni fa ha fatto un’esperienza straordinaria. Grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII ha trascorso 260 giorni in Albania, praticando volontariato e fotografando la realtà del luogo. Ne è nata una mostra fotografica itinerante molto apprezzata, “I love Albania”.

1. Ciao Chiara, benvenuta su East Journal. Come è nata l’avvenutura in Albania?



È nata circa un paio di anni fa. Lavoravo a Milano e facevo già parte del mondo del volontariato, ma stavo cercando un’esperienza più “completa” quando mi sono imbattuta nel bando di servizio civile all’estero. Mi è sempre interessata l’area balcanica e in Albania in particolar modo mi interessavano i progetti esistenti. Mi ha convinto da subito lo spirito della Comunità Papa Giovanni XXIII in quanto, a differenza di altre realtà, opera direttamente sul campo e si ha cosi la possibilità di aiutare concretamente e in prima persona chi è in difficoltà.

2. Come ha preso vita il tuo progetto fotografico “I love Albania” e qual è lo scopo dello stesso?


Ho avuto la fortuna di vivere un’esperienza bellissima e costruttiva, sono rimasta affascinata da un paese di cui sapevo ben poco prima di partire, quindi mi sembrava giusto condividere con altri questa mia scoperta.
 Da sempre sono appassionata di fotografia e, avendo raccolto un sacco di materiale nei mesi trascorsi lì, ho pensato che organizzare una mostra potesse essere un buon punto di partenza per raccontare e testimoniare la mia esperienza come “casco bianco”. Inoltre, avendo lavorato su dei progetti che credo essere molto validi, mi sembrava giusto cercare di farli conoscere.

3. Quali sensazioni legate all’Albania hanno lasciato il segno nella tua esperienza?

È un paese ricco di contraddizioni, inaspettato, affascinante, alla rincorsa del futuro e dell’Europa, ma anche legato a un antico e orgoglioso passato. La cosa che più mi è rimasta nel cuore è il grande senso di ospitalità del popolo albanese. Nel momento in cui ci si reca a trovare una famiglia, tutta la casa si ferma per accogliere l’ospite, offrendo la miglior bevanda e il miglior cibo, e ciò accade in campagna o in città, senza far distinzione di ceto o provenienza. Mi ha sorpreso il loro attaccamento alla famiglia, l’amore verso la propria cultura e il proprio Paese, il loro essere fieri delle proprie origini. Tutti principi e valori che dai noi si stanno mano a mano perdendo.

4.Quali sono secondo te le prospettive che attendono l’Albania nei prossimi anni?



È un paese in via di sviluppo che sta crescendo molto velocemente, ha forti potenzialità. A distanza di pochi mesi si notano sempre cambiamenti, nuove infrastrutture e migliorie. I giovani sono in fermento, e si stanno attivando. Anche a causa della crisi, molti migranti stanno facendo ritorno nel proprio Paese natio portando saperi ed esperienze, e ciò è un bene.
 Oggi ci sono molti problemi di corruzione, beni e servizi indispensabili come l’accesso alla sanità, l’acqua e l’elettricità non sono sempre garantiti, ma sono fiduciosa e spero che nei prossimi anni ci saranno significativi progressi su questi fronti.

5. Il progetto “I love Albania” è stato presentato con successo a Staranzano (provincia di Gorizia); ci saranno altre tappe della mostra?

Questa è stata la seconda esibizione della mostra dopo quella allestita a Valenza (Alessandria) lo scorso ottobre e sono molto felice del successo che entrambe hanno riscosso. Conto di riuscire a esporre entro l’anno a Roma e Torino, città in cui è presente una numerosa comunità albanese, ma le date sono ancora in via di definizione. Se qualcuno che fa parte di un’associazione o altre realtà fosse interessato ad esporre le foto nella sua città, può contattarmi direttamente al mio indirizzo mail: [email protected]

Chi è Silvia Biasutti

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