UCRAINA: Timoshenko e Lazarenko non sono eroi della democrazia. Attenzione al manicheismo

Il caso di Yulia Timoshenko, la “principessa del gas”, già leader della Rivoluzione Arancione e poi esponente di spicco dell’opposizione ucraina, non deve essere visto con manicheismo. Come più volte su questo giornale abbiamo ribadito, non ci sono eroi o vittime in questa storia, quanto un sistema politico corrotto dalle radici, legato a doppio filo con ambienti malavitosi, nel quale è impossibile ascendere a ruoli di potere senza aver prima pescato nel torbido.

Del torbido passato della Timoshenko abbiamo più volte parlato, così come abbiamo sostenuto che (a fronte della probabile colpevolezza nelle accuse di corruzione) il processo Timoshenko ha preso sempre più i connotati di un processo politico. Un modo, insomma, per far fuori l’opposizione da parte di Viktor Yanukovych, attuale presidente, spodestato nel 2003 proprio dalla Rivoluzione Arancione di Yushchenko e Timoshenko. E a far fuori una opposizione siffatta non ci va molto, basta attaccarla su quei punti deboli (corruzione, riciclaggio, abuso di potere) di cui Yanukovych e affini non sono certo esenti. Il bue che dà del cornuto al bue, ma uno dei due sta al potere.

Brevemente uno sguardo al passato della Timoshenko che, nei primi anni Novanta, durante il periodo delle privatizzazioni, caratterizzate da un alto levello di corruzione, divenne una delle donne più ricche del Paese esportando metalli. Dal 1995 al 1997 presiedette la Compagnia Generale dell’Energia, un’azienda privata che prese ad importare gas dalla Russia. Durante questo periodo, fu soprannominata la “principessa del gas” per le accuse di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa. Yulia Timoshenko approfittò del suo potere economico per tessere rapporti d’affari e relazioni personali con i politici più in vista degli anni Novanta compreso lo stesso Presidente Kuchma. Non mancò di avere stretti contatti con la russa Gazprom, l’agenzia russa del gas metano, con cui invece inizierà una “guerra” nel decennio successivo quando si affermerà definitivamente come personaggio politico. Nel 2001 la Timoshenko fu arrestata per falsificazione di documenti e importazione illegale di metano, tra il 1995 e il 1997 (mentre era presidente della Compagnia Generale di Energia) ma fu liberata la settimana successiva. Da ministro dell’energia di Kuchma, l’autoritario e corrotto padrone dell’Ucraina post-sovietica, ne divenne rivale. L’avvento della Rivoluzione Arancione nel 2003 seppellì tutto e i media occidentali la salutarono come una vergine democratica. Ma vergine non era.

Non fu però l’unica a mangiare nel piatto di Kuchma finché era conveniente farlo, salvo poi inventarsi sinceri democratici. Anche Pavel Lazarenko, primo ministro nel 1996 sotto la presidenza Kuchma, trovò nei primi anni post-sovietici modo di arricchirsi e mantenne stretti rapporti con Yulia Timoshenko nella “guerra” per la spartizione del potere economico che agitò l’Ucraina degli anni novanta. Una guerra fra “clan” di oligarchi che, si sospetta, portò al tentato omicidio dello stesso Lazarenko il quale, nel 1997, dopo essere caduto in disgrazia presso Kuchma, trovò più conveniente fuggire con la cassa. Lo arrestarono in Svizzera, nel 1998, con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco. Uscito su cauzione fu arrestato un anno dopo, per riciclaggio e frode, negli Stati Uniti e condannato a nove anni nel 2006 per estorsione e riciclaggio. Solo nel novembre del 2012 è uscito di galera.

Ora in Ucraina lo attende un processo per omicidio, insieme a lui sul banco degli imputati la ‘principessa’ Yulia. L’accusa ha dell’incredibile: aver ordinato l’omicidio di Evgeni Sherban, avversario politico e soprattutto economico della coppia di Dnipropetrovsk. Politici democratici, corrotti o assassini? L’omicidio loro contestato risale al 1996, quando Lazarenko era primo ministro e Yulia una oligarca del gas. In quell’epoca a Kiev si saltava per aria facilmente, il paese era in mano a clan politico-affaristico-mafiosi e gli omicidi di personaggi in vista non erano così rari. Che però la strana coppia sia mandante dell’omicidio è accusa cui è difficile prestar fede. Anche perché fatta da un tribunale di un paese ormai in mano a un’altra “mafia”, quella di Yanukovych, che ha esteso il suo potere clientelare e il suo controllo su tutti i gangli della vita civile ucraina.

E’ possibile che Timoshenko e Lazarenko meritino il carcere. E’ altrettando chiaro come anche l’élites di Yanukovych sia corrotta. La questione quindi non è stabilire chi è buono o cattivo ma comprendere che nel torbido tutti si macchiano, che eroi ed eroine non esistono e che se l’Unione Europea è ipocrita o latitante lo è per queste ragioni. Oggi possiamo dire che la Rivoluzione Arancione fu importante non già perché portò al potere la Timoshenko, ma perché fu la prima volta che le persone scesero in piazza in un paese post-sovietico. La democrazia non è arancione, la democrazia ha il colore delle persone che la realizzano. E Yulia Timoshenko quelle attese di democrazia le ha frustrate se non tradite. Il futuro dell’Ucraina non è nella liberazione o nel ritorno al potere di Yulia e della sua cricca. E’ nel fondare dal basso un’idea di democrazia non personalistica, non manichea, che non sia una oligarchia mascherata dove i potenti di turno si spartiscono la torta grazie al suffragio elettorale. Certo, in un paese dove le libertà politiche sono ridotte al lumicino è assai difficile che ciò avvenga, almeno pacificamente. Ma noi, qui, impariamo a diffidare dagli eroi.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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14 commenti

  1. Girello Destrorsi

    “E’ nel fondare dal basso un’idea di democrazia non personalistica, non manichea, che non sia una oligarchia mascherata dove i potenti di turno si spartiscono la torta grazie al suffragio elettorale.”

    Il problema è che non ci si riesce nemmeno in Italia a fare siffatta cosa…

  2. Perfetto.

  3. Ho l’impressione che l’Ucraina sia un paese spacciato. Il degrado morale non riguarda solo le classi dirigenti, è generalizzato. Il paese non ha risorse, è finanziariamente alla canna del gas e spaccato a metà fra russofoni e ucrainofoni, non vedo come possa riprendersi. Penso che nel medio periodo le regioni russofone del sud e dell’est si riuniranno alla Russia e quel che resterà diventerà un grosso grattacapo per l’Europa. Quanto alla Timoshenko, è il boss della cosca perdente, come Khodorkovsij in Russia e Badalamenti a Palermo. Tutti personaggi che non meritano grande compassione (con ciò auguro a Yulia di uscire dal carcere, ma anche dalla scena politica)

  4. massimiliano di pasquale

    questa storia dei russofoni e degli ucrainofoni è una lettura parziale che piace soprattutto a chi governa secondo il divide et impera di machiavellica memoria. L’idea che l’Ucraina dell’est debba riunirsi alla Russia la propagandano certi ideologici del Cremlino… che poi la situazione sia sicuramente drammatica questo nessuno lo mette in dubbio

  5. Se dipendesse dalla volontà delle popolazioni, l’Ucraina sud-orientale e la Bielorussia si sarebbero riunite alla Russia già da un pezzo, ma ne l’Ucraina e tantomeno la Bielorussia sono paesi liberi. Quanto agli ideologi, il ricongiungimento è teorizzato dagli ambienti ultranazionalisti, per il Cremlino sarebbe soprattutto un incubo. Poi certo la spaccatura etnica è molto alimentata ad arte, tra le persone i rapporti non sono poi cosi conflittuali, a parte nei feudi banderisti. La stessa rivoluzione arancione, spacciata per democratica, non è stata altro che uno scontro etnico abilmente strumentalizzato. Resto del parere che Ucraina, Bielorussia, Georgia e Moldova non abbiano futuro come stati nazionali, non hano la struttura e le risorse per esserlo e stanno in piedi solo con i finanziamenti stranieri.

    • Ciao Stefano,
      Tutte le persone che conosco di tali regioni, anche se russofoni, non accetterebbero mai un’annessione a Mosca. In base a quali dati ritieni invece che la maggioranza delle popolazioni di Ucraina sud-orientale e Bielorussia avrebbero tali intenzioni? Hai dati scientifici differenti, oltre all’anedottica?

      • Ci sono un sacco di sondaggi, anche occidentali in merito. In Bielorussia i favorevoli alla riunificazione solo l’80 per cento, in Crimea il 90 e a Odessa il 65

  6. Francesco Massi

    Articolo serio ed equilibrato.

  7. A proposito di eroi mi sono ricordato di un pensiero di Robert Nismet: È riconosciuto, quasi universalmente, che la nostra è un’epoca di singolare mediocrità per quanto riguarda la sua leadership – parola che io uso per includere ambienti che vanno al di là di quelli soltanto politici […] in ogni settore noi siamo stati privati di eroi […] Tra eroismo e modernità ci è stato un fatale conflitto. Gli acidi della modernità che comprendono l’egalitarismo, lo scetticismo e la canzonatura istituzionalizzata nelle forme di cultura popolare, hanno eroso gran parte della base su cui l’eroismo era fiorito.

  8. io invece spero che la Julia nazionale rimanga in carcere a scontare le condanne a lei inflitte in quanto santa non è. Certo, va assicurato che le condizioni di retenzione siano umane ma scarcerarla, se ha commesso reati è da pazzi

  9. Mi fate ridere…Ma voi, italiani, vi rendete conto di quello che sta succedendo nel vostro Paese?
    Da “italianista” mi capita spesso visitare l’Italia (oltre ad altri Paesi dell’EU ), e credetemi, un degrado morale come in Italia se ne vede poco altrove: automobilisti cafoni e maleducati, negli aeroporti i gruppi italiani si notano dal chiasso che fanno, “mi scusi” oramai è una rarità, senza parlare dei “burini” e “malcostume tamarro” e potrei fare tanti altri esempi. Non oso parlare della situazione politica interna, ladri e “trufaldini” nel DNA: dopo la Grecia in EU siete i più grandi evasori fiscali, spesso, facendo le ricerche si potrebbe paragonarvi ai russi e agli ucraini (anche come cittadini comuni, non soltanto i parlamentari).
    Premesso ciò, molti degli italiani (come anche gli ucraini), con enorme difficoltà comunicano in lingue straniere, conoscono male persino la lingua italiana( più volte capitato leggere il verbo AVERE scritto Egli A! ), e non parliamo dei congiuntivi ecc….
    Anche voi avete la stessa “zuppa” da mangiare. C’è poco da vantarsi.
    W bunga-bunga! E buona fortuna a tutti!
    (Amo molto l’Italia!)

    • Lei rischia di fare ancora più ridere di noi, perché questo è un giornale che si occupa di Europa orientale, non di Italia. Se si occupasse di politica italiana non sarebbe meno critico, poiché la nostra critica esprime valori (democrazia, equità sociale, diritto, trasparenza) che riteniamo universali. Infine: la sua obiezione è fuori luogo perché non tiene conto del contesto. E’ come obiettare alla Gazzetta dello Sport di non occuparsi di politica estera.

  10. bel pezzo completo e equidistante, lontano dai facili trionfalismi delle notizuole da telegiornale