SERBIA: Non ci sono scorciatoie verso l’Europa

di Florian Bieber (trad. Davide Denti)

Nel suo editoriale “U Evropu bez Unije” del 13 Dicembre 2012 su NIN, Boris Begović fa una proposta che sembra allettante: la Serbia dovrebbe abbandonare il difficile processo di adesione all’Unione europea, con i suoi cangianti criteri d’adesione, e aderire invece allo Spazio economico europeo (SEE / EEA), la zona di integrazione economica dell’Europa allargata, che comprende tutti i membri dell’UE, Norvegia, Islanda e Liechtenstein. La sua idea può sembrare allettante, ma non è altro che un’illusione.

E’ vero che l’EEA include libertà di movimento, il libero commercio, la libera circolazione dei capitali e dei servizi tra i suoi membri, e quindi offre un componente chiave di integrazione europea per i non membri. L’idea che la Serbia potrebbe aderire a tale accordo, senza l’adesione all’UE è, tuttavia, piuttosto assurda.

I paesi non possono aderire allo Spazio economico europeo direttamente. L’area economica è stata fondata nel 1994 tra l’Unione europea e la maggior parte dei membri dell’Accordo europeo di libero scambio (EFTA). Non vi è alcuna possibilità prevista per l’adesione di un paeseche non sia membro dell’UE o dell’EFTA. Cerchiamo pertanto di considerare l’unica opzione che la Serbia avrebbe per entrare nell’EEA senza aderire all’UE.

In primo luogo, la Serbia dovrebbe aderire all’ EFTA. L’EFTA ha solo quattro membri: Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Dei quattro membri, solo tre fanno parte del SEE, la Svizzera ne ha respinto l’adesione nel 1992 con un referendum. La Serbia sarebbe un partner strano per alcuni dei paesi più ricchi d’Europa. Inoltre, nessun paese è entrato nell’EFTA dal 1991, anno dell’adesione del Liechtenstein. L’adesione precedente era quella dell’Islanda nel 1970, tutti gli altri sono stati fondatori dal 1960. Vari paesi EFTA hanno lasciato l’accordo piuttosto che unirvisi, negli ultimi decenni, per diventare membri UE (Regno Unito, Danimarca, Svezia, Austria e Portogallo erano membri fondatori). Così, l’EFTA è oggi composto da un numero piuttosto strano e ristretto di paesi. Dal momento che nessun paese si è unito per un così lungo periodo non vi è processo di adesione chiara, ma l’adesione richiede un accordo fra tutti i quattro Stati membri. Al momento, non c’è motivo per cui Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein sarebbero interessati al libero scambio con la Serbia.

Ora per il secondo ostacolo: un paese che aderisce all’EFTA non è automaticamente membro dell’EEA. L’accordo SEE stabilisce chiaramente all’art. 128 che “… ogni Stato europeo che diventi membro dell’EFTA può, di diventare una parte del presente accordo. .. I termini e le condizioni di tale partecipazione sono oggetto di un accordo tra le parti contraenti e lo Stato richiedente. Tale accordo è sottoposto alla ratifica o approvazione di tutte le parti contraenti secondo le rispettive procedure. ” Ciò significa che un membro EFTA può chiedere di aderire all’EEA, ma ci deve essere un accordo tra questo paese e l’Unione europea e tutti i suoi membri e deve essere ratificato da tutti loro.

Se la Serbia abbandonasse l’adesione all’UE e poi si unisse all’EFTA, nel caso improbabile che la Svizzera, il Liechtenstein, la Norvegia e l’Islanda trovassero la Serbia un partner interessante, l’UE e i suoi stati membri dovrebbero comunque essere d’accordo perchè essa possa aderire all’EEA. Non ci vuole molta immaginazione per vedere che l’UE ei suoi stati membri non sarebbero ansiosi di vedere la Serbia accedere ai principali vantaggi dell’UE (come la libertà di circolazione dei lavoratori), saltando il processo di adesione e le sue condizioni. L’unico scenario in base al quale sarebbe immaginabile per l’Unione europea accettare la Serbia come membro [dell’EEA] sarebbe se essa avesse abbandonato una prospettiva di adesione per i Balcani occidentali e vedesse [l’EEA] come una valida alternativa. In ogni caso, la Serbia non sarebbe accettata senza rispettare numerose condizioni, in particolare in termini di adesione all’acquis, la normativa UE, che è rilevante per la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. In breve, se la Serbia decidesse di non optare per la piena adesione all’Unione europea e scegliesse l’EEA, finirebbe ancora una volta per negoziare con l’UE.

Non ho intenzione di commentare in dettaglio l’idea che un Kosovo indipendente sia un problema dell’UE, come se non avesse niente a che fare con la Serbia, o l’argomento secondo cui le condizioni di adesione all’Unione europea continuano a cambiare, o il suggerimento che i contributi finanziari dell’Unione europea siano “molto, molto limitati”. La Croazia, ad esempio ha 687,5 milioni di euro stanziati per la sola seconda metà del 2013, circa l’1,45% del PIL della Croazia o  il 4,2% del bilancio croato prevista 2013, importi difficilmente trascurabili.

E’ vero che l’entusiasmo per l’allargamento è in calo tra gli stati membri UE, e che questi potrebbero avanzare richieste a volte irragionevoli. Tuttavia, ciò è in gran parte legato alla crisi economica all’interno dell’UE. Nel momento in cui la Serbia si troverà vicina ad entrare, è realistico prevedere che la crisi sarà passata e gli stati membri UE avranno adottato una visione più positiva nei confronti dell’allargamento. Se la Serbia persegue l’adesione all’Unione europea oggi, riuscirà più facilmente ad aderire un domani. Naturalmente, la Serbia può decidere di non aderire, ma è una pericolosa illusione credere che l’EEA sia una valida alternativa o un modo facile per ottenere alcuni dei benefici del libero scambio e della libertà di movimento senza passare per l’adesione all’UE.

Florian Bieber è professore di Studi dell’Europa sudorientale, e direttore del Center for South East European Studies (CSEEES) all’Università di Graz, Austria. Articolo originale in inglese su fbieber.wordpress.com

Foto: vignetta su Novosti, 29 dicembre 2012

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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