E' morto Tito

È morto Tito, opera della scrittrice dalmata Marica Bodrožić è una raccolta di racconti molto intensa. Originariamente pubblicata in tedesco nel 2002 (la scrittrice è emigrata in Germania da bambina), è stata pubblicata in italiano nel 2010 dalla casa editrice trentina Zandonai che ha così deciso di dare voce, anche nel nostro paese, ad una “delle più singolari, fresche e originali voci della letteratura tedesca contemporanea”; come Claudio Magris definisce l’autrice nella prefazione al volume.

Tramite ventiquattro brevi racconti ed i loro protagonisti, l’autrice si fa portavoce di sentimenti ad ognuno di noi familiari: solitudine, tristezza, nostalgia per la lontananza dai propri cari, spaesamento, l’essere alla continua ricerca d’identità. Stati d’animo con i quali non è certamente facile confrontarsi ma sui quali è bene, e spesso terapeutico, riflettere. Ma ecco che quando non sembra esserci più una via di scampo, assume un ruolo fondamentale la natura: il mare, il sole, i fiori, le piante offrono riparo dalla cruda realtà. Fino all’ultimo racconto vi è sullo sfondo la figura benevola del nonno, che, rappresenta, come per la giovane nipote, anche per il lettore, fonte di calma e rassicurazione dall’asprezza della vita.

Per affrontare ogni racconto non basta certo il semplice tempo di lettura, ogni passaggio è fonte di riflessione e di sensazioni: il suono delle voci della madre, del lontano padre tanto atteso, l’odore dei fiori, i colori vivaci dell’estate e il grigiore dell’inverno.

È morto Tito, titolo del primo racconto, è l’evento che l’autrice sceglie per presentarsi al lettore e per introdurre i racconti. La morte del maresciallo è vista con gli occhi di una bambina che osserva le reazioni degli abitanti del suo villaggio. La piccola protagonista capisce fin da subito che non è solamente un lutto, è la fine di un’epoca, presagio di un futuro che dai primi istanti appare minaccioso.

Chi è Daria Costantini

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Da poco uscito per i tipi di Voland, nella traduzione di Patrizia Raveggi, Minuetto per chitarra (a venticinque colpi) è il racconto della Resistenza partigiana slovena, in particolare degli eventi dell’autunno e inverno del 1943, conservato nella memoria dell’autore per anni e pubblicato solo nel 1975: i ricordi e gli scritti in prima persona dell’atipico partigiano Berk vengono ritrovati da un anonimo trascrittore, che si cimenta nel riordinare e dare un senso al materiale ritrovato.

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