SLOVENIA: Ballottaggio Pahor-Türk per la presidenza, vincerà ancora Janša?

Gli sloveni hanno votato domenica per il primo turno delle elezioni presidenziali. L’ex primo ministro socialdemocratico Borut Pahor, dimessosi nel settembre 2011 tra tensioni politiche e crisi economica, ha raccolto il 40% dei voti, inaspettatamente in testa rispetto al presidente uscente, l’indipendente di sinistra Danilo Türk (36,8%), che ha prevalso solo nei due collegi elettorali di Lubiana. Terzo, ed escluso dal secondo turno, è arrivato il conservatore Milan Zver (24,1%), eurodeputato del Partito Democratico Sloveno (PPE).

Si annuncia quindi una sfida interna alla sinistra a Lubjana, in un quadro politico di nuovo ribaltato. Alle elezioni presidenziali precedenti, nel 2007, Pahor aveva deciso all’ultimo di non candidarsi e di sostenere invece il diplomatico ed accademico Türk, al fine di prepararsi meglio alle politiche del 2008 – vinte, ma in grado di garantirgli il governo solo per tre anni. Le elezioni politiche anticipate di un anno fa sancivano il declino dei partiti tradizionali, socialdemocratici in primis, e l’ascesa dell’outsider Zoran Janković, che tuttavia non riusciva a coalizzare una maggioranza (anzi finiva brevemente in manette), aprendo la strada ad un nuovo governo conservatore di Janez Janša.

Oggi il candidato di Janša, l’ex ministro dell’educazione Milan Zver, non raccoglie che un quinto dei voti e non riesce a passare il secondo turno, lasciando il campo a due esponenti dei socialdemocratici. Pahor, dato per politicamente morto dopo la crisi di governo e la sconfitta pure alla presidenza del partito socialdemocratico a favore di Igor Lukšič, torna sulla scena. Türk, sostenuto dal partito di Jankovic, arranca. Nel frattempo, preoccupa la scarsa partecipazione: meno di uno sloveno su due, il 48%, è andato alle urne a questo primo turno. Si tratta del 10% in meno rispetto al 2007. Anche il numero dei candidati si è ridotto: solo tre al primo turno, rispetto ai cinque di cinque anni fa.

Certo la crisi economica che sta colpendo la Slovenia e che l’ha condotta sull’orlo della bancarotta, e le misure d’austerità del governo Janša, hanno pesato negativamente sul giudizio degli elettori su Zver. Tuttavia proprio sul voto degli elettori di centrodestra potrebbe concentrarsi la sfida tra Pahor e Türk. L’ex premier socialdemocratico ne ha recentemente attirato il rispetto per aver votato alcune riforme promosse dal governo Janša. Al contrario Türk si è rivelato una spina nel fianco per il premier conservatore: prima nel non voler sottoporre al Parlamento il suo nome per la nomina a premier, preferendo il partito di maggioranza relativa di Janković; quindi nell’ostacolare le politiche di tagli ed austerità messe in atto dal governo.

La situazione economica nel paese resta preoccupante, con la Commissione Europea che prevede un declino del PIL del -2,3% nel 2012 e del -1,6% nel 2013, mentre il rating del debito sloveno è stato declassato e i tassi d’interesse a lungo termine viaggiano attorno al 7%, un livello tecnicamente insostenibile se mantenuto troppo a lungo. La disoccupazione è a livelli record e i sindacati annunciano una giornata di protesta il 17 novembre, contro le politiche d’austerità. Con Pahor alla presidenza, Janša potrebbe garantirsi un capo di stato cooperativo se non un alleato, mentre una riconferma di Türk significherebbe altri cinque anni di relazioni non facili tra Presidenza ed esecutivo. Tuttavia, proprio Pahor era primo ministro nel 2009-2010, quando i primi segnali della crisi iniziarono a farsi sentire a Lubiana, e non fu in grado di reagire in tempo per evitare il peggio al paese. Sarà lui il timoniere adatto per allontanare la Slovenia dalla bancarotta e dal bail-out imminente?

Foto: Borut Bahor (2010), autore: sim-ples (flickr)

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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