LINGUAE: Non solo curdi, anche l’identità georgiana a rischio in Turchia

Per l’Unesco sono a rischio estinzione. Sono l’abcaso e l’adighé, le complicatissime lingue con un alfabeto cirillico da ben 58 lettere, note per avere all’attivo il maggior numero di consonanti possibili in una sola lingua al mondo. E mentre i linguisti sono in preda alle crisi esistenziali perché ancora incapaci di completare la trascrizione di questi foni nell’alfabeto latino, Ankara approva un disegno di legge che prevede il loro insegnamento nelle scuole.

In Turchia, del resto, sono tante le minoranze che parlano le lingue del gruppo caucasico.

La riforma dell’istruzione, nota come “4+4+4”, ha introdotto corsi facoltativi di due ore settimanali nelle scuole elementari, destinate al quinto anno e da tenersi sotto il titolo di “lingue e dialetti viventi”. Per attivare i corsi, però, saranno necessari almeno dieci studenti. Ed è subito polemica. Vacit Kadıoğlu, responsabile della Caucasus association federation (KAFFED), incalza: “Il governo fa una legge che è impossibile attuare. L’insegnamento di una lingua madre dovrebbe iniziare all’asilo e non in quinta elementare. Sarebbe impossibile trovare dieci studenti, anche in aree che sono ad altra concentrazione di madrelingua. Nessuna comunità in Turchia potrebbe riunire questo numero di studenti. Persino i curdi non potrebbero soddisfare questa cifra, se non in zone in cui costituiscono una popolazione omogenea. Se questo è un diritto, le classi dovrebbero essere aperte anche ad un solo studente volenteroso. Lo Stato legifera ma per l’attuazione delle leggi impone condizioni che dovrebbero essere eliminate”.

Eppure, sembrerebbe trattarsi di una notevole apertura nei confronti delle minoranze di origine caucasica, considerando che in Turchia è stato proibito alle televisioni e alle radio di pronunciare le lettere presenti nell’alfabeto curdo ma non in quello turco, come la w, la x e la q. E che sebbene Erdogan sia stato il primo a pronunciare un discorso in curdo in pubblico, i bambini nelle scuole ogni mattina recitano all’inizio delle lezioni “Io sono turco, io sono retto (…) Lascia che la mia esistenza sia subordinata all’esistenza turca. Felice è colui che può chiamarsi turco”.

Agguerrita la Turkish Georgian Platform, che ha emesso un comunicato stampa, nel quale si rivendica il diritto all’istruzione nella loro madre lingua per i georgiani presenti in Turchia. “Ricevere un’istruzione nella propria lingua d’origine è un diritto umano universale. Noi non abbiamo intenzione di permettere l’assimilazione della nostra identità”, ha detto Fazli Kaya, della TCP. Parole di fuoco, nel comunicato, contro le autorità turche che avrebbero ”tentato di turchizzare tutti i popoli del paese, a partire dal primo anno in cui è stata fondata la Repubblica, ed ha ignorato completamente tutti quei popoli che non fossero quelli turchi”.

“La definizione di cittadinanza nella Costituzione impone una sola identità. Tutti coloro che vivono in Turchia sono turchi, secondo la Costituzione. Innanzi tutto, ciò deve essere abolito. E poi la Costituzione deve esprimere anche le identità e le lingue degli altri popoli”, ha ribadito Fazli Kaya.

“Popoli diversi da turchi e curdi non appaiono mai in discorsi pubblici”, si lamenta.  In merito alla decisione di introdurre le lingue native parlate in Turchia come corsi opzionali nei programmi scolastici, afferma: “Credo sia una mossa tattica. Lo Stato non è ancora sincero in merito al suo atteggiamento nei confronti delle lingue delle minoranze e delle identità, soprattutto considerando lo stato attuale del problema curdo”.
Secondo le sue dichiarazioni, attualmente, i due milioni di georgiani che abitano in Turchia non sono più capaci di trasmettere la loro lingua e cultura alle nuove generazioni. “L’assimilazione di una grande maggioranza di georgiani che abita nel paese ha raggiunto il suo stadio finale. La nuova generazione, in particolare, non è in grado di parlare la lingua madre. Esprime la sua identità georgiana solamente come etnicità ma non ha ereditato alcun codice culturale”. E conclude, pessimisticamente: “In Turchia, non ci sarà più nessuno capace di definirsi georgiano, se le cose rimarranno così nei prossimi trent’anni”.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. sempre lo stesso approccio… puoi parlare la tua lingua ma come dico io. Roj Tv e non solo, Ozgur Gundem ma non solo, sono tutti proibiti e dentro la galera ma quando vuole il padre stato apre il canale televisivo in curdo ed il presidente parla in curdo. questo parlamento è pieno di parlamentari curdi che sono al governo ma non gli frega niente della loro lingua e di spiegare correttamente la loro storia. come Ozal che era al governo in modo schiacciato col sostegno internazionale ed era pure curdo oltre essere un corrotto collaboratore dell’imperialismo internazionale e per i curdi avrà fatto due strade di bene e lavoro. non mi stanco di ripetere; in Turchia(ma anche altrove) il problema dei curdi, dei georgiani etc è un problema legato alla classe sociale. mentre non si poteva parlare, cantare, scrivere in curdo erano prima di tutto i matrimoni dei contadini a subire gli interventi della polizia oppure i negozi dei barbieri che mettevano la musica in alto volume. chissà se hanno mai fermato la Suv di un ricco curdo per vedere che musica ascoltava. un altro grande esempio di questa realtà è Ibrahim Tatlises, a lui non è successo nulla perché non ha voluto avere a che fare nulla con i movimenti politici e cantava sempre nei matrimoni della gente per bene ma quando Ahmet Kaya ha dichiarato ufficialmente che voleva fare un disco in curdo e girare pure un video l’hanno letteralmente linciato ed ha dovuto morire a Parigi soffrendo. l’arroganza del potere politico, qui si tratta di questo problema che viene sostenuto dal potere economico attuale della turchia. i diritti umani non possono essere analizzati sotto le circostanze democratiche senza prendere in considerazione le realtà economiche a livello nazionale ed internazionale in turchia, e non solo…

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