AZERBAIGIAN: La musica come arma politica

Da non molto tempo, a Baku, si è conclusa la cinquantasettesima edizione dell’Eurovision Song Contest, meglio conosciuto come Eurofestival; manifestazione canora con cadenza annuale che vede la presenza di tutti i paesi europei. La scelta dell’Azerbaigian come Paese ospitante non è stata casuale: la regola vuole infatti che sia il Paese vincitore ad ospitare l’edizione successiva. Nell’edizione 2011, tenutasi in Germania, fu il duo azero Ell e Nikki ad aggiudicarsi la competizione, assicurando così a Baku l’organizzazione della prossima edizione.

L’evento, svoltosi in tre serate dal 22 al 26 maggio tra diverse polemiche, tra cui il ritiro all’ultimo momento della delegazione armena a causa della mancata sicurezza, ha visto la vittoria della cantante svedese Loreen. Questa manifestazione, se da una parte ha confermato la cura con cui la capitale azera ha organizzato l’evento, come dimostrato dalla costruzione del Baku Crystal Hall, complesso da 25.000 posti realizzato presso Piazza della Bandiera, e dal cospicuo investimento di 80 milioni di dollari di fondi pubblici spesi da Mehriban Aliyeva, moglie del presidente Aliyev; da un’altra parte ha visto il governo impegnato nel cercare di mascherare ciò che nel frattempo stava accadendo nelle piazze e nelle strade di Baku, dove migliaia di presone manifestavano per i diritti civili e contro il regime di Ilham Aliyev.

I numerosi movimenti anti-governativi sviluppatisi durante la cosiddetta “primavera azera”, nata nel marzo dello scorso anno come conseguenza diretta dell’onda anomala scatenatasi nei paesi musulmani con la famosa primavera araba, hanno visto l’organizzazione dell’Eurofestival come un’occasione importante per cercare di sensibilizzare la comunità internazionale sui problemi che investono il paese. Molte campagne, come Sign for democracy, si sono impegnate a fondo per convincere i partecipanti dell’Eurofestival a denunciare le violazioni contro i diritti umani di cui è accusato il governo di Aliyev, riuscendo a far prendere posizione, tra gli altri, anche alla vincitrice Loreen.

Avendo in quel momento tutti i riflettori puntati su di sé, Aliyev ha preferito cercare di far passare in secondo piano le tensioni che hanno investito il paese durante la manifestazione, salvo poi riprendere la repressione nei confronti dei manifestanti al termine della competizione canora, quando, ormai, calato il sipario, l’attenzione di stampa e televisioni estere era altrove. Spesso in Azerbaigian chi partecipa a una manifestazione, per quanto pacifica essa sia, finisce nel mirino della polizia, rischiando l’arresto; ne sanno qualcosa giornalisti e fotografi, i quali, per la semplice pretesa di fare il loro lavoro, rischiano di finire in galera, in un paese dove la stampa è considerata non libera.

Dall’Europa sono arrivate solo deboli critiche in merito a queste vicende, a conferma che l’UE preferisce non intromettersi in questa faccenda. Se l’inizio dell’Eurofestival ha concentrato l’attenzione europea sull’Azerbaigian, lo stesso evento, una volta terminato, ha portato con sé luci e riflettori, facendo calare il buio sul paese, dove la situazione è tornata alla normalità di tutti i giorni.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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