RUSSIA: Belokonev, Jalemenko e la politica «giovanile». Un nuovo partito in vista?

La politica “giovanile” del “tandem” Putin/Medvedev rimane saldamente nelle mani del “partito del potere”, “Russia Unita”, di cui Medvedev è adesso anche il presidente. Il premier ha infatti nominato alla carica di capo dell’Agenzia federale per gi affari della gioventù (“Rosmolodjozh”) Sergej Belokonev. Dal novembre dell’anno scorso egli era il “vice” del direttore dell’agenzia Vasilij Jakemenko che ha dato le dimissioni “di propria iniziativa” il 9 giugno 2012.
Vediamo un po’ di fissare il ruolo ed il “modus operandi” del nuovo e del precedente responsabile della politica giovanile: entrambi filo-putiniani, ma con una loro linea che non si limita a confondersi con quella del Cremlino, potrebbero ancora far parlare di sé in Russia. Jakemenko, in particolare, si appresta a fondare un nuovo partito che dovrebbe chiamarsi, senza infingimenti, “Partito del Potere:” (“Partija vlasti”), denominazione che allude a una possibile concorrenza con “Russia Unita”. Per ora vediamo qual è la posizione di base dei due politici.

Prima di lavorare alla “Rosmolodjozh” Belokonev era deputato della Duma della IV legislatura. Nella “camera bassa” faceva parte della commissione affari giovanili. Inoltre Belokonev ha partecipato attivamente alle attività delle organizzazioni giovanili “putiniane”Naši” (“I Nostri”) e “Iduščie vmeste” (“Coloro che camminano insieme”), e nel 2007 ha fatto parte dello staff elettorale di “Russia Unita”. Dall’aprile 2009 al settembre 2011 è stato segretario della sezione di “Russia Unita” nella regione di Smolensk.

Qualche dato biografico. Belokonev è nato nel villaggio di Svoboda („Libertà”), regione di Kursk, nel 1977. Nel 2000 si è laureato in storia all’Università pedagogica statale di Kursk, e nel 2001 in giurisprudenza all’Università statale di scienze sociali di Mosca. Nel 2004 ha discusso la dissertazione di dottorato alla facoltà di filosofia dell’Università statale moscovita “Lomonosov”. Voci sulle dimissioni del capo di “Rosmolodjož’” avevano incominciato a circolare dall’inizio dell’anno e il 13 giugno sono state confermate definitivamente. Vasilij Jakemenko venne ufficialmente sollevato dall’incarico che egli però mantenne ancora per qualche tempo dopo la formazione del nuovo governo della Federazione Russa.

In gennaio Jakemenko portò egli stesso il discorso sulle imminenti dimissioni, evitando però di rispondere a una domanda sulle scadenze. Secondo le solite “fonti bene informate”, il suo desiderio di lasciare la carica ета diventato impellente dopo il cambio di direzione nell’amministrazione presidenziale. Secondo voci correnti, Jakemenko non era riuscito a trovare un’intesa con il nuovo primo vicecapo di questo ufficio Vjačeslav Volodin, nominato in sostituzione di Vjačeslav Surkov. Nello stesso tempo fra i possibili successori di Jakemenko cominciavano a spuntare i nomi dell’ex deputato e commissario dei “Nostri” Sergej Belokonev, di Aleksej Rogozin, figlio del vicepremier Dmitrij Rogozin (già rappresentante della Russia presso la NATO), ora consulente dell’apparato della Duma e vicedirettore generale della holding “Promtechnologii” (Rogozin padre aveva definito queste notizie “panzane”) e di Nikita Ivanov, che in precedenza aveva lavorato presso il “Fondo per una politica efficace” del politologo filo-putiniano Gleb Pavlovskij e nell’amministrazione presidenziale nell’apparato di “Russia Unita”.

In febbraio la notizia delle dimissioni del capo di “Rosmolodjož’” fu confermata dal ministro dello sport, del turismo e della politica giovanile Vitalij Mutko, Egli, per altro, non si curò di indicare ipossibili successori del 40-enne Jakemenko. Anzi il Cremlino allora fece sapere che discutere delle strutture del governo, in quel momento non ancora formato, era una perdita di tempo. Vasilij Jakemenko era entrato in politica agli inizi degli anni 2000. Nel maggio 2000 egli organizzò e guidò il movimento giovanile filoputiniano “Coloro che camminano insieme” (“Iduščie vmeste”). Dall’aprile 2005 fu commissario federale dell’altro movimento giovanile filo-governativo “I Nostri”, e nell’ottobre 2007 diventò capo dell’allora esistente “Goskommolodjož’”. Dopo di che il primo ministro Vladimir Putin nominò Jakemenko direttore di “Rosmolodjož’” organismo crato più tardi sulla base del precedente “Goskommolodjož’”.

Alla fine di maggio si seppe che Jakemenko aveva l’intenzione di occuparsi di un nuovo progetto politico, la creazione di un “Partito del Potere” non legato al movimento “I Nostri”. Lo scopo del partito, come disse lui stesso, sarebbe stata la realizzazione di riforme di cui hanno bisogno “gli uomini del futuro”, la gioventù dei diversi ceti sociali sui 25-30 anni di età. .“Non pianifico di tornare al servizio dello stato, almeno per i prossimi cinque anni. Intendo dedicarmi interamente alla costruzione del progetto “Partito del Potere”, ha dichiarato Jakemenko in un’intervista all’agenzia “Interfax”. Egli aggiunse che la domanda di registrazione del partito non sarà presentata al ministero della giustizia prima di settembre.

Entro la prima metà di luglio Jakemenko pianifica di inserire in internet una cosiddetta “piattaforma di outsurcing” con l’aiuto della quale circa mille potenziali iscritti al partito ed altre persone interessate potranno discutere la sua ideologia e la sua tattica. In seguito, verso la fine dell’estate, è prevista l’apertura di una speciale scuola, definita “di partito” e “civile”. Frattanto Jakemenko ha precisato che è intenzionato a partecipare con il nuovo partito alle elezioni di qualsiasi livello. “Parteciperemo a tutte le elezioni, comunali, regionali, alle elezioni dei sindaci. Saremo presenti anche alle future elezioni della Duma.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

Leggi anche

RUSSIA: La repressione contro lo storico del Gulag e la guerra per la memoria

L'assurda vicenda giudiziaria che da 3 anni coinvolge lo storico Jurij Dmitriev, specialista delle repressioni staliniane e direttore dell'associazione Memorial in Carelia, è emblematica di uno dei più cruciali processi sociopolitici in atto nella Russia di oggi: la riscrittura del passato sovietico.