EURO 2012: Rimpiangendo i gol di Davor, la Croazia si affida al piccolo Luka

I ricordi

Quando si parla della nazionale di calcio croata, il primo pensiero non può che correre all’inarrestabile cavalcata di Francia ’98. In quel mondiale, capitan Zvonimir Boban e compagni stupirono il globo arrivarono terzi, dopo aver silurato la Germania ai quarti (3-0) e sfiorato l’impresa con i galletti locali in semifinale (finì 2-1, con vantaggio croato di Šuker e successiva doppietta di Lilian Thuram – unica sua doppietta in carriera, playstation inclusa – ).

Nel rivedere la maglia a scacchiera biancorossa, scorrono davanti agli occhi le immagini di un esultante Davor Šuker (fu capocannoniere di quel torneo con 6 reti), della stellare coppia di centrocampo Boban-Prosinećki affiancati dagli infaticabili esterni Jarni e Stanić, del leggendario allenatore Ćiro Blazevic che durante l’intero mondiale allenò con un cappello da poliziotto in panchina, per una scommessa scaramantica che evidentemente portò più che bene. Era una squadra dal contenuto tecnico straordinario e probabilmente irripetibile. Figlia di quel vivaio jugoslavo che si laureò campione nel mondo under-20 nel 1987.

Il presente

La realtà del 2012 è molto meno idillica, sicuramente con meno grossi nomi rispetto al passato. Ma si sta parlando pur sempre della squadra numero 8 al mondo, secondo il ranking Fifa. Le stelle della nazionale croata odierna sono il numero 10 Luka Modrić, fantastista in forza al Tottenham, e l’attaccante Eduardo (cognome assai poco da hrvat, quest’ultimo: è infatti brasiliano di nascita, con cittadinanza croata dal 2002). Tra le possibili giovani sorprese di una formazione relativamente esperta, citiamo il centrocampista Ivan Rakitić del Sevilla e il difensore Vedran Ćorluka del Bayer Leverkusen. Sicuramente il migliore reparto della squadra è il centrocampo (oltre e Modrić e Rakitić giocheranno titolari Perisić e il capitano Dario Srna, dal 2002 presenza fissa della nazionale), il punto debole potrebbe essere la difesa, che a parte Ćorluka sembra un po’ carente di qualità tecnica. Sull’organico, peraltro, si è accanita la sorte degli infortuni, con tre forfait dell’ultimo minuto che hanno costretto l’allenatore Slaven Bilic a rivedere la rosa. Uno di questi è il titolarissimo Ivica Olic, attaccante in forza al Bayern Monaco (e recentemente noto per avere fallito un rigore decisivo nella finale di Champions vinta dal Chelsea lo scorso 20 maggio), infortunatosi nell’amichevole contro la Norvegia e costretto ad abbandonare la squadra.

Il pronostico

La Croazia parte come outsider nel girone C (C sta anche per “cattolicesimo”, dato che il sorteggio ha messo insieme, forse per mano del Vaticano, quattro nazioni che alla Chiesa di Roma hanno giurato fedeltà – seppur in tempi, modalità e conseguenze per i rispettivi oppositori assai differenti -): Spagna, Italia, Croazia e Irlanda. Le prime due sembrano le favorite, ma le pessime recenti performances degli azzurri rilanciano le ambizioni dei croati. Che, da parte loro, non le hanno mai accantonate: l’allenatore Slaven Bilić ha infatti dichiarato giovedì che “Potete prendermi per matto, ma sono solo realista: questa squadra può vincere l’Europeo”. A favore dei croati, peraltro, parla la tradizione.

Dal 1992 ad oggi l’Italia ha giocato 5 partite contro la Croazia, senza mai vincere: 2 pareggi e 3 sconfitte. La più celebre di queste, ai Mondiali di Corea e Giappone del 2002, per poco non costò l’eliminazione agli azzurri (ci avrebbe poi pensato Byron Moreno nel turno successivo) . Inoltre va ricordato che la Croazia vanta un’autentica tradizione di “ammazza-grandi” nella sua recente storia. Oltre alla già citata eliminazione della Germania nel 1998 (peraltro sconfitta di nuovo ad Euro 2008) e alle sonanti vittorie contro l’Italia, a Zagabria ricordano orgogliosamente il “sacco di Londra” del 2008: fu quando la Croazia sconfisse l’Inghilterra 3-2 nientemeno che nella tana di Wembley, sbarrando a Beckham e compagni la qualificazione per la fase finale dell’Europeo. Ora i tifosi croati si augurano il sacco di Poznan (città dove si giocherà Croazia-Italia), chi scrive spera invece che si verifichi il sacco di Danzica, dove si giocherà Croazia-Spagna.

Chi è Alfredo Sasso

Dottore di ricerca in storia contemporanea dei Balcani all'Università Autonoma di Barcellona (UAB); assegnista all'Università di Rijeka (CAS-UNIRI), è redattore di East Journal dal 2011 e collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso. Attualmente è presidente dell'Associazione Most attraverso cui coordina e promuove le attività off-line del progetto East Journal.

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