BIELORUSSIA: Lukashenko alla guerra del gas

di Matteo Zola

Ci risiamo, ancora una volta Gazprom taglia le forniture di gas verso un suo vicino di casa, come fu per l’Ucraina di Yushenko ora è per la Bielorussia di Lukashenko. Ma se il primo era un filo-europeista che cercava di sganciarsi invano dal giogo del Cremlino, questo è un dittatore d’ancien regime che gioca a fare la bella di Castiglia con Russia ed Europa.

La crisi che  si è aperta stamane fra il colosso energetico russo Gazprom e il governo bielorusso è dovuta al mancato pagamento di un debito di 217 milioni di dollari da parte di Minsk. Per il direttore generale di Gazprom, Alexei Miller, “nei giorni scorsi la Bielorussia non ha intrapreso alcuna azione per risanare il debito per le forniture di gas russe”. Così, ha detto Miller, “dalle 10 di questa mattina abbiamo ridotto del 30% il volume giornaliero di fornitura di gas russo alla Bielorussia”.

Gazprom -è noto- ama giocare pesante, e si dice disposta a tagliare fino all’85% delle forniture. Un taglio che a lungo termine avrebbe ricadute anche sui Paesi membri dell’Unione Europea. Ecco perché Lukashenko non si preoccupa più di tanto, alla fine Bruxelles dovrà pur intervenire per mediare una soluzione alla crisi. E per meglio convincerla subito il presidente bielorusso  ha annunciato l’interruzione delle forniture di gas verso l’Europa.

Non è solo Gazprom a chiedere soldi. Anche Minsk lamenta il suo credito verso il Cremlino: ben 260 milioni di dollari che Mosca non ha versato come tassa per il transito di gas su territorio bielorusso. Dal canto suo Gazprom  sostiene che Minsk le deve 200 milioni di dollari per il gas consumato.

“Ho ordinato al governo di sospendere il transito del gas russo attraverso il territorio bielorusso finché Gazprom non pagherà il debito per lo stesso transito”, ha dichiarato Lukashenko in un incontro con il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. Lukashenko ha però riconosciuto l’esistenza del debito bielorusso per le forniture di metano russo proponendo a Gazprom di scalarlo da quello russo legato alle tariffe di transito: in tal caso Gazprom, ha precisato, dovrebbe 70 milioni di euro a Minsk.

Dalla Bielorussia transita il 20% dell’export di gas russo verso l’Europa e i Paesi che rischiano di pagare le maggiori conseguenze dell’interruzione delle consegne sono Lituania, Polonia e Germania.  Al riguardo vi è da registrare la presa di posizione dell’ Ue che ha chiesto che la crisi tra Russia e Bielorussia non deve danneggiare in alcun modo le forniture di gas verso i paesi europei e “gli obblighi contrattuali” vanno pienamente rispettati.

Strana davvero questa crisi del gas, recentemente infatti i due Paesi avevano raggiunto posizioni favorevoli a un’accordo sulle forniture. Minsk infatti ha proposto a inizio giugno di cedere al Cremlino il controllo totale dei gasdotti della compagnia nazionale Beltransgaz. In cambio avrebbe ottenuto la fornitura di gas russo a tariffe inferiori a quelle di mercato. Allo stesso modo sarebbero state cedute le raffineria bielorusse in cambio della fornitura di petrolio detassato.

La proposta, inizialmente applaudita da Mosca, pare essersi arenata. E’ possibile dunque che questa guerra del gas dichiarata da Lukashenko sia un modo per mettere pressione al Cremlino, si vedrà con quali esiti.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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La distensione diplomatica tra i due paesi rappresenta un passo storico. Tuttavia, dietro ciò potrebbero celarsi interessi energetici. Infatti, se da una parte Mosca vorrebbe unificare le due economie, dall'altra la Belarusian Oil Company starebbe trattando petrolio greggio statunitense.

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