KOSOVO: All’Aja ‘Thinking of You’ per le vittime di violenza sessuale nei conflitti

Il 19 giugno, giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati come istituita nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si è tenuta all’Aja l’inaugurazione ufficiale dell’installazione artistica Thinking of You, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mukwege, l’Ambasciata del Kosovo nei Paesi Bassi e il comune dell’Aja.

Cos’è Thinking of You

Thinking of You è un’installazione artistica creata dall’artista kosovara Alketa Xhafa-Mripa con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione ed aiutare le vittime di violenza sessuale nei conflitti a denunciare pubblicamente i crimini subiti, senza avere paura di essere giudicate dalle proprie famiglie e dalla società.

L’idea dell’artista nasce nel 2013, quando ascoltò la testimonianza di una donna kosovara che, da dietro a una tenda, raccontava le violenze subite durante la guerra del 1998-1999. Da qui il progetto di creare un’installazione artistica pubblica, con l’aiuto di centinaia di cittadine e cittadini che hanno donato più di 5mila vestiti in segno di solidarietà. Tutto ciò per trasmettere il messaggio alle persone che sono state vittime di violenza sessuale durante la guerra che non sono sole nel loro dolore e nella loro ricerca di giustizia.

Come affermato da Vasfije Krasniqi-Goodman, vedere così tanti vestiti esposti pubblicamente nello stadio di Pristina e vedere così tante persone, compresi membri della sua famiglia, sostenere l’iniziativa e donare un vestito è stato di fondamentale importanza per darle la forza e il coraggio di parlare pubblicamente. Nell’aprile 1999, a soli 16 anni, Vasfije fu prelevata da casa sua dalle forze paramilitari serbe e portata nel villaggio di Babimoc, a maggioranza serba, per essere violentata da numerosi uomini. Vasfije Krasniqi-Goodman diventò la prima donna kosovara a parlare pubblicamente, senza nascondersi, delle violenze sessuali commesse ai suoi danni. Per il suo coraggio e attivismo, la Presidente della Repubblica del Kosovo, Vjosa Osmani-Sadriu, la nominò inviata speciale per le questioni di violenza sessuale usata come arma nei conflitti,

Thinking of You a livello globale

Il governo del Kosovo si è da tempo impegnato nel portare all’attenzione globale la richiesta di giustizia delle proprie 20mila donne, uomini e bambini vittime di violenza sessuale tra il 1998 e il 1999. In questa direzione va la decisione di portare Thinking of You nei palazzi e nelle strade dell’Aja, sede della Corte Internazionale di Giustizia, della Corte Penale Internazionale, del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e numerose altre istituzioni internazionali. Se Thinking of You 2015 era incentrato sulle vittime di violenza sessuale durante la guerra in Kosovo, questa volta l’artista ha voluto dare un’impronta globale alla propria opera, componendo vestiti donati da vittime di violenza sessuale nei conflitti e personalità di alto livello in segno di solidarietà in più di 20 paesi tra Asia, Africa, Europa e Sud America.

Nella cerimonia di apertura che si è tenuta all’interno del comune dell’Aja, moderata dall’Ambasciatore del Kosovo nei Paesi Bassi Dren Doli, gli ospiti hanno potuto ascoltare i discorsi della vicesindaca dell’Aja Mariëlle Vavier; del dottor Denis Mukwege, vincitore del Premio Nobel per la pace nel 2018; della vice ministra degli Esteri kosovara Liza Gashi; e dell’Ambasciatore Olandese per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere Peter Derrek Hof. All’evento erano presenti anche numerose vittime di violenza sessuale provenienti da tutto il mondo, a nome delle quali hanno parlato Vasfije Krasniqi-Goodman e Jaqueline Mutere. Quest’ultima è stata vittima di violenza sessuale durante i disordini tra il 2007 e 2008 avvenuti in Kenya a seguito delle elezioni e madre di una bambina nata proprio da quello stupro.

Nel contesto dell’impegno personale sulla questione sempre dimostrato dalla Presidente del Kosovo, lo scorso aprile Vjosa Osmani-Sadriu aveva deciso di portare con sé al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quattro vittime di violenza sessuale nell’ultimo conflitto in Kosovo e aveva invitato il Presidente serbo Aleksanda Vučić a chiedere perdono per i crimini commessi dal governo di Milošević, di cui egli era ministro dell’informazione.

Nello stesso mese, a Pristina, Vjosa Osmani aveva ospitato il Forum su Donne, Pace e Sicurezza, un altro tassello dello sforzo della Presidente nella sua battaglia per i diritti delle donne. Su oltre ventimila denunce per  violenze sessuali subite durante la guerra, sono stati aperti pochissimi casi da parte della giustizia serba, senza arrivare a nessuna condanna.

Assicurare alla giustizia i responsabili di violenza sessuale può risultare estremamente difficile, soprattutto quando i crimini sono avvenuti durante la guerra. Ma l’arte può essere un mezzo molto potente per sensibilizzare la società e creare un ambiente sicuro in cui le vittime possano parlare pubblicamente delle violenze subite, senza dover temere di essere giudicate dalla propria famiglia e dai propri concittadini.

Foto: Floor Bemster

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