A 100 anni dalla sua morte Kafka è vivo più che mai

A 100 anni dalla sua morte Kafka è vivo più che mai: gli eventi che lo ricordano sfidano la memoria dello scrittore.

Il 3 giugno di quest’anno il mondo letterario ha celebrato un anniversario estremamente importante: i 100 anni dalla morte di Franz Kafka (3 luglio 1883 – 3 giugno 1924). Ciò ha dato il la alla nascita di una lunga serie di iniziative che ci consentono, attraverso un incontro ravvicinato, di conoscere la vera personalità e le opere dello scrittore, di guardare alla sua figura sotto una luce diversa. Capiamo, così, che in realtà non ci troviamo affatto di fronte ad un uomo depresso e stanco del mondo circostante. Kafka è ben altro, è molto più di questo.

Un anniversario che non è passato inosservato

Al Museo della Letteratura di Praga proprio in questi giorni è in corso la mostra “Hry Franze Kafky” (“I giochi di Franz Kafka”). Qui, soprattutto attraverso degli scritti riscoperti di recente in archivio, i curatori mettono in evidenza come Kafka, che era uno sportivo, faceva canottaggio ed era affascinato dal vincitore delle Olimpiadi, si sforzasse di seguire uno stile di vita sana, cosa che appare in netto contrasto con l’idea comunemente diffusa che lo scrittore avesse rinunciato a tutto ciò che è materiale e corporeo.

Il teatro Na zábradlí dall’inizio di quest’anno ha inserito nel suo repertorio lo spettacolo per bambini “Franz a kavka” (“Franz e la taccola“), un racconto sottoforma di giocoso cabaret che riflette sulle insolite paure di Kafka. Per superare queste paure, lo scrittore di origine ebraica chiama in aiuto l’amica taccola (“kavka” in ceco) e le amate sorelle. Grazie ai giochi linguistici e agli originali effetti scenici inventati da Jiří Jelínek e Tereza Lexová e grazie alle eccellenti prestazioni attoriali di Anežka Kubátová, Barbora Kubátová e Lucie Flemrová, ai piccoli spettatori viene dato modo di comprendere quali sono gli elementi che si trovano alla base dell’opera kafkiana.

ČRo Vltava, la stazione della radio di stato ceca Český rozhlas dedicata alla cultura, di recente ha presentato il proprio palinsesto estivo. A quest’ultimo è stato dato un titolo che non lascia dubbi sugli obiettivi dei suoi ideatori: “Kafkovské léto” (“L’estate di Kafka”). L’iniziativa più rilevante è senza dubbio la trasmissione della lettura a puntate (30) del romanzo “Il castello”). In questo caso attraverso la voce dell’attore Kamil Albich possiamo ascoltare come l’autore abbia riflettuto su una parte della sua personale esperienza di vita e sul destino umano più in generale.

La fiera internazionale del libro Svět knihy, tenutasi nella capitale ceca tra il 23 e il 26 di maggio, ha dedicato a Kafka e ai suoi scritti numerosi eventi. Il 23 maggio lo start ufficiale della manifestazione ha riguardato proprio lo scrittore. A partire dalle 20:30, infatti, si è svolto il concerto del gruppo Kafka Band, un gruppo formato dallo scrittore Jaroslav Rudiš, dall‘artista figurativo e cantante Jaromír Švejdík e da Dušan Neuwerth che ha messo in musica in una trilogia di album “Il castello”, “America” e “Il processo”. Dell’attualità dell’opera di Kafka ha discusso, ad esempio, Reiner Stach, biografo dello scrittore nato a Praga, il quale è convinto del fatto che anche nei libri di un autore normalmente ritenuto incapace di far ridere siano in realtà presenti dei momenti di allegria. Lukáš Csicsely, Szabolcs Sztercey, Anna Radwan- Żbikowska e Dušan Teplan hanno riflettuto, invece, su cos’ha significato e su cosa significa Kafka per le culture e le letterature ceca, slovacca, ungherese e polacca.

Judita Matyášová dopo lunghi anni di ricerche ha pubblicato un interessante volume che sembra essere quasi l’indagine di un detective attraverso i luoghi in cui Kafka ha viaggiato e ha soggiornato. “S Kafkou na cestách” (“In viaggio con Kafka”), a ben vedere una sorta di guida letteraria in cui troviamo materiali e documenti di provenienza diversa, presenta non solo case, vie e spazi di Praga, ma anche numerosi luoghi della Boemia e della Moravia. Non mancano nemmeno località di altri paesi europei (Austria, Germania, Francia, Svizzera, Italia). È fornita, inoltre, una grande quantià di informazioni sull’attuale stato dei luoghi trattati. Il tutto è completato dalle fotografie di Jan Jindra.

Il mondo di Kafka condensato in un gioco

Per la sua indiscutibile capacità di avvicinare Kafka non solo al pubblico internazionale, ma soprattutto alle generazioni più giovani a spiccare su tutte le altre iniziative è, però, un altro progetto: si chiama “Playing Kafka” ed è un videogioco in tre variazioni linguistiche (ceco, inglese e tedesco) realizzato per l’occasione dallo studio Charles Games. Grazie a una grafica accattivante e ad una trama di gioco dotata di solide fondamenta qui riusciamo a comprendere il simbolismo e il surrealismo alla base della sognante logica kafkiana e a riflettere sulle connessioni presenti tra gli scritti dello scrittore praghese e il mondo di oggi.

Il videogioco, la cui narrazione comprende tre diversi testi (“Il processo”, “Il castello” e “Lettere al padre”), secondo le parole di uno dei suoi ideatori, Ondřej Paška, non vuole essere un semplice trasferimento letterario delle opere utilizzate come punto di partenza, ma permettere a chi gioca di entrare nei panni del personaggio principale.

Servendosi delle dita o del mouse, il protagonista del gioco può essere spostato da una parte e dall’altra su vari oggetti interrativi che permettono di aprire dei dialoghi o delle finestre di dialogo. Ci si trova, così, davanti alla necessità di prendere delle decisioni, di scegliere come reagire di fronte alle situazioni che accadono intorno a sé. La figura principale si solleva e si agita come una marionetta. Proprio questo, del resto, costituisce il principio primario dei personaggi dell’opera di Kafka che sono trascinati dal sistema da un posto all’altro.

I numerosi discorsi diretti sono interpretati da attori di primo livello. A Josef K. de “Il castello” e allo stesso Kafka in “Lettere al padre” ha prestato la voce Jaroslav Plesl. L’avvocato, il narratore e gli uomini più anziani e carismatici sono stati affidati a David Novotný, le figure femminili come Frida e Olga a Jana Stryková.

Sempre Ondřej Paška ha descritto le modalità in cui si è svolta la fase di preparazione del progetto. Per sei mesi gli ideatori del gioco hanno partecipato a workshop e si sono confrontati con esperti dell’opera di Kafka, rivolgendosi anche al Goethe Institut di Praga. Hanno riflettuto, quindi, su come elaborare e concepire il tutto. In ballo c’era più di un prototipo, ma alla fine si è deciso di mantenere la lingua degli scritti di partenza e si è ritenuto che il formato più adatto fosse quello di una narrazione di avventura. Sono state scelte, allora, le parti di testo maggiormente rielaborabili, quelle parti di testo in cui si ripete qualche situazione o che ricordano per certi aspetti un meccanismo di gioco. La speranza naturalmente è quella che il videogioco, scaricabile gratuitamente sia sul cellulare che sul computer, possa suscitare curiosità, che il giocatore, una volta finito di giocare, abbia la voglia di rileggere le opere di Kafka.

Foto: dalla pagina Facebook “Knihy Renáta Fučíková

Chi è Sara Rovere

Sara Rovere è nata a Torino nel 1991. Ha studiato presso l'Università degli Studi di Padova Lingua, letterature e culture moderne e attualmente vive fra Torino e Praga. Per East Journal si occupa di aspetti storico-culturali di Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia.

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