IRAN: Caduta inaspettata di un elicottero

Est. Fitta nebbia, foresta di Dimzar, lupi che ululano, tardo pomeriggio. Questo è l’inizio della nostra sceneggiatura.

Dopo più di mille giorni dalla presidenza di Ebrahim Raisi, l’intransigente e il favorito di Khamenei, l’elicottero che trasportava lui, il ministro degli Esteri e altre persone, precipita. Rimane ucciso nei pressi della foresta di Dizmar, in provincia di Varzaghan, nella regione dell’Azerbaigian orientale: così si chiude il caso dell’ottavo presidente dell’Iran. Tra i presidenti, dopo Mohammad Ali Rajaee (ucciso) e Abolhasan Bani Sadr (scappato), ha avuto il mandato presidenziale più breve. L‘Iran non ha ancora confermato ufficialmente la causa dell’incidente. Ebrahim Raisi stava tornando a Tabriz, nell’Iran nordoccidentale, dopo aver inaugurato una diga lungo il confine con l’Azerbaigian e dopo un incontro ufficiale con l’omologo azero.

Cronologia di un incidente particolare

19.05.2024, 18.59: le prime notizie. I primi resoconti pubblicati dai media statali iraniani riferiscono che un “incidente” è avvenuto all’elicottero che trasportava Ebrahim Raisi e i suoi compagni nella regione dell’Azerbaijan orientale. La TV di stato iraniana annuncia per prima “l’atterraggio problematico” del mezzo.

Anche l’agenzia di stampa della Repubblica islamica IRNA conferma l’incidente e aggiunge che le condizioni meteorologiche quasi invernali e la fitta nebbia rendono particolarmente difficile il lavoro delle squadre di soccorso. Continuano le ricerche infruttuose e i media trasmettono le immagini della “preghiera” dalla televisione statale.

20.05.2024, 04:28: Il capo della Mezzaluna Rossa iraniana afferma il ritrovamento dei rottami dell’elicottero. Un paio di ore dopo, l’agenzia di stampa Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, trasmette finalmente la notizia della morte di Ebrahim Raisi e della sua delegazione.

Chi sostituirà Raisi

Dopo la conferma della notizia della morte di Ebrahim Raisi, secondo la costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, il suo primo vice assumerà i poteri e le responsabilità del presidente con l’approvazione del leader supremo della Repubblica Islamica. Secondo l’articolo 131 della Costituzione dell’Iran:

“in caso di morte, licenziamento, dimissioni, assenza o malattia del presidente per più di due mesi, o nel caso in cui il mandato sia terminato e il nuovo presidente non sia stato ancora eletto a causa di ostacoli, o per altri motivi. In questo modo, il primo vicepresidente assume i suoi poteri e le sue responsabilità con l’approvazione della leadership.”

Inoltre, secondo lo stesso articolo, “un consiglio composto dal presidente del parlamento, dal capo della magistratura e dal primo vicepresidente è tenuto a provvedere all’elezione di un nuovo presidente entro un termine massimo di cinquanta giorni”. Di conseguenza è stato annunciato il 28 giugno come data delle prossime elezioni presidenziali.

Mohammad Mokhber è attualmente il primo vicepresidente dell’Iran e, dopo l’approvazione di Ali Khamenei, assumerà i poteri di Ebrahim Raisi.

Invece per quanto riguarda la sostituzione di Abdollahian, secondo l’articolo 135 della Costituzione, “Il Presidente può nominare un supervisore per un periodo massimo di tre mesi per i ministeri che non hanno Ministro.

Un santo o un criminale?

Negli ultimi anni, il personaggio di Raisi è stato l’emblema del contrasto abissale tra il corpo principale del regime e i loro seguaci da un lato, e una parte sostanziosa della popolazione iraniana. Da una parte, critici e oppositori del regime iraniano lo hanno soprannominato “Ayatollah dell’esecuzione” o semplicemente ”boia”, per la sua partecipazione alle esecuzioni dell’estate del 1988 e non solo. I media vicini ai Guardiani della Rivoluzione e ai fondamentalisti, d’altro canto, lo hanno sempre definito “Seyyed (signore) dei diseredati”. Khamenei stesso nel suo account ufficiale su X, ricorda così il suo “caro Raisi”:

Per lui, il benessere e la soddisfazione del popolo, che era un segno della soddisfazione di Dio, avevano la precedenza su tutto il resto, e il dolore che soffriva a causa dell’ingratitudine e degli insulti di alcuni malvagi non lo dissuase dal suo impegno. Sforzi continui per il progresso e il miglioramento.”

Amnesty International, che per conto suo condusse unindagine approfondita sul ruolo di Raisi nell’esecuzione di migliaia di prigionieri del 1988, in risposta alla sua elezione, chiese che il nuovo presidente dell’Iran fosse perseguito penalmente con l’accusa di “crimini internazionali”.

Incidente o sabotaggio?

È già virale la prima ondata di idee, ipotesi e teorie cospirative sul chi, come e perché dell’evento. La soluzione del caso, se mai riuscissimo a raggiungerla, avrebbe bisogno di un po’ di tempo per essere trovata. Il resto è nella migliore delle ipotesi congettura – e nella peggiore ideologia e speranza.

Chi è Emad Kangarani

Nato nel 1985 a Teheran, giornalista e scrittore, nel 2011 si trasferisce a Milano per continuare gli studi presso l'università Cattolica. Al momento è docente d'inglese in una scuola superiore a Milano. Collabora con East Journal dal settembre 2022 dove si occupa dell'Iran

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