l'ago della bilancia

TURCHIA: Sinan Oğan, l’ago della bilancia?

Con il 49% delle preferenze ottenute dall’attuale presidente Erdoğan e il 45% dallo sfidante Kılıçdaroğlu, le elezioni di domenica 14 maggio hanno confermato il bipolarismo che caratterizza il Paese e rimandato il verdetto al 28 maggio. Ma la vera sorpresa delle urne porta il nome di Sinan Oğan, candidato alla presidenza dell’Alleanza Ancestrale, che è riuscito ad aggiudicarsi più del 5% delle preferenze. Vista la distanza ravvicinata tra i due principali sfidanti, l’elettorato di Oğan potrebbe fungere da ago della bilancia e indirizzare il risultato del 28 maggio. Ma chi è Sinan Oğan?

Formazione e vita politica

Classe 1967, Sinan Oğan è nato a Iğdir, nella Turchia orientale, da famiglia azera. Laureatosi in economia aziendale all’università di Marmara, ha poi conseguito un master in diritto finanziario e un dottorato in relazioni internazionali e scienze politiche a Mosca. Nel gennaio del 1990, nel pieno della carriera universitaria, fu tra gli organizzatori di una grande manifestazione a piazza Taksim contro la repressione sovietica in Azerbaigian e nel 1991 ebbe modo di lavorare presso l’ufficio di presidenza di Ebulfez Elçibey, storico leader azero. Tra il 1992 e il 2000 ricopre il ruolo di vice preside e docente presso la facoltà di amministrazione aziendale del mondo turco all’Università statale di Economia dell’Azerbaijan a Baku.

Dal 2006 comincia a fornire supporto informativo a Devlet Bahçeli, leader dell’MHP, partito ultranazionalista turco e braccio politico dei Lupi Grigi. Su invito dello stesso Bahçeli nel 2011 viene candidato dall’MHP nella sua città natale e riesce a conquistare il seggio in parlamento. Gli anni nell’MHP sono turbolenti per Oğan e nel 2015 viene espulso dal partito per opposizione interna, per poi rientrarvi l’anno seguente.

Ma è il 2017 l’anno che cambia la carriera politica dell’attuale leader dell’Alleanza Ancestrale. Mentre il suo partito decide di sostenere Erdoğan nella riforma costituzionale presidenzialista e dà vita ad un’alleanza con l’AKP, Oğan si schiera dalla parte del “no” al referendum e lascia definitivamente l’MHP.

Il successo dell’estrema destra

La lotta tra i due principali sfidanti ha oscurato una tendenza emersa da queste elezioni: l’ascesa degli ultranazionalisti e dell’estrema destra. L’MHP di Bahçeliche ha deciso di appoggiare la corsa dell’attuale presidente della Turchia entrando nell’alleanza CUMHUR, ha ottenuto il 10,14% delle preferenze, perdendo lo 0,96% di punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni, ma guadagnando un posto in più nella Grande Assemblea Nazionale. Un buon risultato all’interno dell’alleanza è stato raggiunto anche dagli islamisti dell’YRP di Fetih Erbakan, riusciti nell’impresa di accaparrarsi cinque seggi.

Ma la vera sorpresa dalle forze più radicali è arrivata proprio dall’Alleanza Ancestrale, composta da una serie di partiti con posizioni politiche vicine all’ultranazionalismo turco e all’estrema destra, che al suo interno ha visto il Partito della Vittoria di Ümit Özdağ conquistare più di 1 milione e 200mila voti. Fondato nell’agosto del 2021, lo Zafer Partisi basa il suo programma politica su una forte retorica anti immigrazionista. Dopo lo spoglio elettorale Özdağ, che in passato aveva già promesso di rispedire a casa tutti i siriani in caso di vittoria alle elezioni, ha affermato: “Non vedo questo risultato come una vittoria. In un Paese con 13 milioni di rifugiati e clandestini, avremmo dovuto prendere più voti. Ora a conti fatta sarà molto più difficile rimandare questi 13 milioni di rifugiati e clandestini a casa loro“. Le  dichiarazioni del leader di estrema destra riassumono il sentimento di una buona parte dell’elettorato turco degli ultimi anni.

La posizione politica di Oğan e il ruolo al ballottaggio

Lo scorso 11 marzo Sinan Oğan, dopo sei anni da indipendente, è stato così designato come candidato ufficiale alla presidenza dell’Alleanza Ancestrale. Anche le idee politiche del leader dell’Alleanza non si discostano più di tanto da quelle dei suoi alleati. Nazionalista e panturchista, basti pensare che ha sempre parlato di repressione del popolo turco riferendosi al Gennaio Nero del 1990 in Azerbaigian, Oğan ha già tracciato una serie di punti non negoziabili in vista del ballottaggio.

Dopo aver dichiarato di non aver avuto ancora contatti con i due futuri sfidanti e che espliciterà la sua posizione solo in seguito alle consultazioni con il suo elettorato, Oğan ha affermato che “Ciò che voglio è chiaro, ossia il rimpatrio dei siriani. Tutti i rifugiati devono ritornare a casa. Voterò per il candidato che condivide questo punto e che metterà in atto le politiche per renderlo concreto”. Ha inoltre aggiunto di volere rimuovere dal gioco politico i partiti curdi e di essere disposto a firmare un protocollo con l’Alleanza Nazionale, sostenitrice di Kemal Kılıçdaroğlu, solo nel caso in cui venga garantita l’esclusione del partito filocurdo HDP.

Nelle ultime ore perfino Kılıçdaroğlu sembra aver preso posizioni sempre più vicine a quelle di Oğan con cui si vocifera sia in trattativa per poter vincere a tutti i costi il ballottaggio del 28 maggio. In una sua conferenza stampa in data odierna ha dichiarato: “Erdoğan, hai accolto oltre 10 milioni di migranti nel Paese. Gli hai venduto la cittadinanza turca pur di farli votare. Lo dico: se vado al potere li rimpatrio tutti quanti, punto.

Nonostante il 5% non rappresenti una percentuale altissima, il ruolo di Oğan sarà decisivo per il ballottaggio del 28 maggio. In pieno spoglio elettorale il leader dell’Alleanza Ancestrale ha affermato “I nazionalisti e i kemalisti saranno la chiave di questa elezione. Ogni risultato sarà positivo per la nostra nazione!” Indipendentemente dalla sua scelta per il 28 maggio, Oğan cercherà di ritagliarsi un ruolo chiave nel prossimo governo, che si preannuncia come uno dei più conservatori della storia turca. Da un certo punto di vista le posizioni del leader politico di origine azera sembrano molto più vicine a quelle di Erdoğan, ma non bisogna dimenticare che tra i motivi di questo successo elettorale potrebbe esservi anche la forte presa di posizione contro Erdoğan e contro il suo vecchio partito nel 2017 in occasione del referendum costituzionale.  Una cosa è certa: Oğan potrebbe essere l’ago della bilancia non solo di un ballottaggio presidenziale, ma del futuro della Turchia.

foto: Le Monde

Chi è Marco Pedone

Classe 1999, una laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università La Sapienza di Roma, dove ha avuto modo di approfondire lo studio dell'arabo e del persiano. Appassionato di Vicino Oriente, area MENA e sport.

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