Hitler e lo Zar Boris III

BULGARIA: I “club” e la Macedonia del Nord

Tensioni in Bulgaria per i “club” aperti in Macedonia del Nord: non si fermano gli attriti tra Sofia e Skopje. Nonostante la mediazione francese, che aveva portato il governo bulgaro ad accettare – a determinate condizioni – la candidatura della Macedonia del Nord all’Unione Europea, i due governi sembrano essere tornati ad alzare i toni.

Due nomi scomodi

Volendo essere particolarmente critici, sembra che un periodo di distensione, in realtà, non ci sia mai stato. Mentre in estate la politica europea cercava una conciliazione tra le due visioni discordanti del recente passato condiviso dai due paesi, già in autunno erano parecchie le persone che, scontente, manifestavano la loro contrarietà agli accordi appena stipulati.
Ad accendere le contestazioni di questi mesi sono state soprattutto le nuove aperture di club bulgari in due città macedoni, Ocrida e Bitola. L’apertura di club culturali nel paese del vicino non è una novità, e anzi i due rispettivi ministri della cultura, Kostadinovska-Stojcevska (macedone) e Minekov (bulgaro), dovrebbero presenziare all’inaugurazione di due “club”, uno a Skopje e uno a Blagoevgrad.

Due elementi fondamentali hanno reso l’apertura dei due club particolarmente invisa ai macedoni: innanzitutto, a differenza degli spazi che apriranno a Skopje e a Blagoevgrad, i club di Ocrida e Bitola fanno capo a società finanziate da privati e non hanno alcun legame a livello istituzionale – nonostante la partecipazione di alcune personalità governative all’inaugurazione dei club aveva suscitato ulteriori polemiche. In secondo luogo, ci sono i nomi dei club: a Bitola campeggia il nome di Ivan Mihailov. MIhailov fu collaboratore attivo dei regimi dell’Asse (fascisti e nazisti in particolare) e fu il principale artefice dello spostamento dell’Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone – inizialmente un’organizzazione che si prefiggeva l’indipendenza macedone dagli ottomani – su posizioni anticomuniste e decisamente più vicine agli interessi bulgari. A Ocrida invece il club è intitolato allo Zar Boris III, attore principale della politica bulgara durante il secondo conflitto mondiale nonché alleato di Hitler e Mussolini. A suscitare particolare antipatia tra la popolazione è anche il fatto che lo zar abbia occupato – “amministrato”, secondo altri – i territori macedoni. E sebbene la politica di convivenza con i tedeschi non fosse di totale appiattimento alle leggi naziste, arrivando a negare la deportazione degli ebrei bulgari, ciò non avvenne a Ocrida e in altre città, da dove partirono per il campo di Treblinka più di 7000 persone.

Le proteste, che hanno visto insieme Levica, uno dei partiti più a sinistra della politica macedone, e il Partito Democratico per l’Unità Nazionale Macedone (VMRO-DPMNE), uno dei partiti più a destra, non si sono limitate alle contestazioni verbali. Nella notte di martedì 22 novembre alcune persone non identificate hanno rotto i vetri del club con sassi e pietre, mentre la sera successiva altre persone hanno sparato alcuni colpi di arma da fuoco all’interno del locale, in quel momento vuoto. Da Skopje il ministero degli esteri ha condannato l’attacco, mentre il premier ha parlato più in generale della cooperazione tra i due paesi, che “dovrebbe svolgersi attraverso i canali ufficiali e non club privati”, i quali, “fungono solo da provocazioni, dati i loro nomi”. Anche il club di Bitola aveva subito lo stesso trattamento e qualche mese prima la porta del locale era stata data alle fiamme.
Nelle parole di Tome Blazeski, presidente dell’associazione che gestisce il club di Ocrida, “Il nome [dello zar Boris] è stato scelto perché è il re di tutti i bulgari e lega i bulgari ai bulgari di Macedonia”. Proprio la legittimazione costituzionale dell’esistenza di “bulgari di Macedonia” è stata una delle condizioni per le quali il governo di Sofia ha permesso l’accesso al cammino europeo di Skopje.

La crisi politica

Intanto sullo sfondo serpeggia la crisi politica. In una spirale di immobilità e disillusione, il presidente bulgaro Radev darà ordini all’ex primo ministro Borissov (Cittadini per lo Sviluppo Europeo, GERB), vincitore delle elezioni a bassissima partecipazione di ottobre, di formare un nuovo governo. In una mossa di conciliazione politica, Borissov ha dichiarato a bTV di non volersi proporre come primo ministro, senza comunque suscitare particolari reazioni – nemmeno da Continuiamo il Cambiamento dell’uscente Petkov, oggetto principale del corteggiamento.
Nuove polemiche sono sorte anche sul sistema di voto, che si svolge principalmente attraverso appositi terminali elettronici, selezionando il nome del candidato. Secondo GERB, Movimento per i Diritti e la Libertà (DPS) e il Partito Socialista Bulgaro (BSP), l’utilizzo di strumenti tecnologici spaventerebbe i votanti più anziani, i quali potrebbero pensare che i sistemi siano impostati per favorire Continuiamo il Cambiamento. Al contrario, secondo il partito del premier uscente, il ritorno dei voti su schede elettorali cartacee favorirebbe la corruzione e la manipolazione del voto. L’emendamento è passato al parlamento appunto con i voti di GERB, DPS e BSP.

Chi è Davide Cavallini

Laureando in Storia. Cuore diviso tra la provincia est di Milano e l'Est Europa. Dopo svariati viaggi in Romania tra turismo e volontariato incomincia a scrivere per East Journal. Appassionato di movimenti giovanili, politiche migratorie e ambientali.

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