MACEDONIA DEL NORD: La crisi energetica colpisce il paese

Con un’importazione pari a un terzo del totale consumato, la Macedonia del Nord è il paese balcanico che importa più elettricità

La situazione energetica interna

La Macedonia del Nord sta vivendo una crisi energetica assai pesante, non riuscendo a far fronte al fabbisogno interno di energia elettrica, e posizionandosi in vetta alla classifica dei paesi della regione balcanica per quanto riguarda l’importazione di elettricità.  Nonostante gli investimenti nella manutenzione e nella modernizzazione degli impianti energetici, i dati dell’ERC (Energy Regulatory Commission) riportano che la produzione nazionale di elettricità è diminuita di oltre il 25% negli ultimi dieci anni e che le importazioni hanno raggiunto il 33,2% del consumo totale nel 2021.

Le due centrali a carbone del paese (REK Oslomej e REK Bitola) coprono circa il 55% del consumo interno annuo di elettricità. REK Oslomej, inattiva fino al 2020, è stata rimessa in funzione nel 2021 proprio per tentare di ridurre le importazioni, mentre per quanto riguarda REK Bitola la situazione continua ad essere problematica: sebbene la società governativa di produzione di elettricità ESM (Elektrani na Severna Makedonija) abbia infatti rinnovato gli impianti della centrale nel 2017, le sue apparecchiature sono ancora in gran parte obsolete. A causa dell’inadeguatezza delle strutture nazionali, si fa largo il settore privato, con l’impianto TE-TO che si colloca in prima posizione nell’erogazione dell’elettricità a Skopje.

All’inizio di ottobre il parlamento mecedone ha prorogato di sei mesi lo stato di emergenza per il riscaldamento e l’elettricità, emanato il 25 agosto scorso. Nonostante questo scenario di grande incertezza, le autorità ribadiscono che elettricità e riscaldamento non mancheranno nell’inverno imminente, pur senza specificarne la provenienza e, soprattutto, i costi. Lo scorso settembre, il primo ministro Dimitar Kovačevski ha affermato che il governo era in fase di “intensi negoziati” con i paesi limitrofi per fornire elettricità alle industrie con un prezzo vantaggioso. Agli inizi di ottobre Kovačevski ha inoltre reso noto che il governo, per far fronte alla crisi energetica, ha adottato “una serie di misure del valore di oltre 350 milioni di euro” 

Le trattative con l’estero

La speranza di ottenere elettricità dalla Bulgaria ad un prezzo inferiore a quello di mercato è sfumata poiché tale operazione “violerebbe le normative europee”, esponendo la Bulgaria a potenziali sanzioni da parte della Commissione europea, come dichiarato dal presidente della Repubblica macedone Stevo Pendarovski. Alla luce della guerra tra Russia e Ucraina e delle sue complicazioni, i leader di Macedonia del Nord e Bulgaria hanno optato per una cooperazione volta alla ricerca di fonti di energia alternative, così da tentare di limitare il monopolio russo nel settore. Una cooperazione che si è concretizzata all’Energy Forum tenutosi a Sofia all’inizio di ottobre, durante il quale i leader della regione hanno promosso il nuovo gasdotto che fornirà gas dall’Azerbaijan all’Europa sudorientale. Ad ogni modo, dopo le tensioni relative alla questione del veto bulgaro, il 1° novembre è stato firmato un accordo tra Sofia e Skopje per consentire l’interconnessione del gas tra i due paesi.

La Macedonia del Nord sta anche negoziando l’acquisto di gas a basso costo con la Serbia, la quale ha concluso, il giugno scorso, un contratto triennale con la Russia per l’acquisto di gas a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Ma anche qui sorge un problema: Gazprom, la multinazionale russa attiva nell’estrazione e vendita di gas naturale, non concede alla Serbia il permesso di esportare la materia prima in questione. A tal proposito, la Macedonia del Nord sta valutando l’ipotesi di non importare il gas, ma di scambiarlo con elettricità, in base anche all’altro pressante ostacolo in campo: dal momento che non esiste ad oggi alcun gasdotto tra Macedonia del Nord e Serbia, l’idea è che il gas serbo arrivi in Macedonia del Nord attraverso la Bulgaria. Alla luce di tutto ciò, la proposta al vaglio è la seguente: l’energia termica e l’elettricità sarebbero prodotte dall’impianto privato TE-TO e metà dell’elettricità sarebbe esportata in Serbia per ripagare il gas. Va tuttavia ribadito che non è ancora chiaro se Gazprom consentirà tale scambio.

Skopje sta trattando anche l’acquisto di energia elettrica da Grecia e Turchia, ma al momento nessun accordo è stato finalizzato.

Gli aiuti europei

Durante il suo tour nella regione balcanica del mese scorso, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato lo stanziamento di 500 milioni di euro per migliorare le infrastrutture energetiche nei Balcani occidentali, 80 dei quali saranno destinati alla Macedonia del Nord, ribadendo di fatto la volontà da parte dell’UE di rispondere alla crisi energetica con “unità e solidarietà“.

Grazie al piano di investimenti dell’Ue per i Balcani Occidentali saranno finanziati parchi eolici, centrali solari e nuove interconnessioni di gas con Serbia e Kosovo. Anche la Macedonia del Nord è coinvolta nel progetto di appalti comuni europei per gasdotti e gas naturale liquefatto (Gnl). Secondo la von der Leyen anche i macedoni beneficeranno delle proposte legali adottate per ridurre i prezzi del gas e dell’elettricità nell’Unione europea. Numerosi paesi dei Balcani occidentali, inclusa la Macedonia del Nord, stanno intraprendendo il lungo percorso di adesione all’Unione e per la presidente della Commissione europea, gli sforzi della Macedonia del Nord per avvicinarsi alla “famiglia” dell’Ue stanno dando i loro frutti.  

Foto: Slobodna Evropa

Chi è Paolo Garatti

Storico e filologo, classe 1983, vive in provincia di Brescia. Da sempre grande appassionato di Storia balcanica contemporanea, ha vissuto per qualche periodo tra Sarajevo e Belgrado dove ha scritto le sue tesi di laurea. Viaggiatore solitario e amante dei treni, esplora l'Est principalmente su rotaia

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