BIELORUSSIA: I leader della minoranza polacca nella lista dei terroristi

Per la Bielorussia i rappresentanti della minoranza polacca nel paese saranno considerati terroristi: Varsavia alza la voce

I principali rappresentanti della minoranza polacca in Bielorussia, arrestati nel marzo del 2021, sono stati inseriti in una lista di terroristi. Lo fa sapere Viasna, organizzazione umanitaria bielorussa fondata da Ales’ Bjaljacki, attivista arrestato nel luglio 2021 a cui è stato conferito quest’anno il Premio Nobel per la pace.

Nemici del regime

La qualifica di “terrorista” ha potenziali ripercussioni gravi: per il crimine di terrorismo è infatti prevista la pena di morte. Pavel Latushko, membro del “governo unito ad interim” guidato da Svetlana Tichanovskaja, attualmente in Polonia, commenta l’accaduto in un’intervista citando la crescente stretta sui diritti della minoranza polacca in Bielorussia, le cui scuole vengono gradualmente chiuse e i cui scioperi sono violentemente repressi. Latushko sostiene che la decisione sia stata presa anche per ammansire le posizioni del governo polacco e spingerlo a qualche forma di negoziazione: la Polonia è infatti la più dura sostenitrice dell’opposizione democratica bielorussa; la crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia, nonché la guerra in Ucraina, hanno ulteriormente irrigidito le sue tesi: dal 2020, il numero di permessi di soggiorno concessi ai cittadini bielorussi in fuga è raddoppiato.

Figura di spicco della minoranza polacca, Andrzej Poczobut è quindi ora ritenuto un terrorista in Bielorussia. L’attivista è stato arrestato nel marzo 2021 insieme a Andżelika Borys, Irina Biernacka e Maria Tiszkowska con l’accusa di incitamento all’odio razziale, nazionale e religioso, riabilitazione del nazismo e partecipazione ad eventi anti-sovietici. Per Poczobut e Borys la condanna è stata poi prolungata (i due si sono rifiutati di sottoscrivere una “richiesta di perdono” a Lukashenko), mentre Biernacka e Tiszkowska sono state liberate a seguito della pressione del governo polacco.

La minoranza sempre più sotto attacco

La minoranza polacca in Bielorussia conta ufficialmente circa 290.000 persone, sebbene il governo polacco sostenga che nelle zone occidentali del paese, prima parte della Polonia, abitino fino a un milione di polacchi. I rappresentanti politici della minoranza polacca sono raccolti intorno all’Unione dei polacchi di Bielorussia (guidata in passato dalla stessa Borys), organizzazione che si occupa della promozione della lingua polacca e della cura dei memoriali, considerata sovversiva e piena di agenti stranieri dal regime di Lukashenko. Già dal 2005 l’organizzazione è strettamente osservata dal governo: il suo declassamento ha dato il via a una serie di discriminazioni sempre meno velate.

Le violazioni dei diritti della minoranza si sono acuite con il crescere dell’instabilità del regime: quest’estate, ad esempio, le autorità bielorusse hanno distrutto un cimitero nella regione occidentale di Grodno che accoglieva le vittime della resistenza polacca al nazismo, provocando lo sdegno di Varsavia. L’accaduto è da inserire nella crescente “guerra della memoria” tra Baltici, Polonia, Ucraina, Russia e Bielorussia, ma è la prima volta che oggetti del vandalismo istituzionalizzato sono delle tombe di militari, e non monumenti o bandiere.

Foto: Serge Serebro

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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