LITUANIA: Governo sotto accusa per il trattamento dei migranti

In un momento in cui l’attenzione principale dei media e dell’opinione pubblica è concentrata sull’invasione russa dell’Ucraina, e il conseguente esodo della popolazione in fuga dalle violenze, l’ultimo rapporto di Amnesty International e una sentenza della Corte di Giustizia UE riportano in primo piano la questione su come il governo lituano abbia affrontato la crisi migratoria scoppiata al confine con la Bielorussia nell’estate del 2021, allargatosi successivamente anche alla frontiera bielorusso-polacca.

Amnesty denuncia il maltrattamento dei rifugiati bloccati in Bielorussia

Il rapporto di Amnesty International non lascia spazio ad ambiguità: secondo Nils Muižnieks, responsabile per l’Europa dell’organizzazione, moltissimi migranti che erano riusciti ad attraversare il confine con la Bielorussia sono stati trattenuti illegalmente in centri di detenzione caratterizzati da terribili condizioni igienico-sanitarie, oltre ad aver subito violenze fisiche e psicologiche.

Uno dei punti più importanti del report è il doppio standard con cui la Lituania, all’interno di una più vasta strategia a livello europeo, ha affrontato due diverse ondate migratorie: se da una parte il paese ha giustamente aperto le porte ai rifugiati ucraini in fuga dalle atrocità della guerra scatenata dalla Russia, altrettanto non si è verificato con persone originarie dall’Iraq, dalla Siria, dalla Nigeria e altri paesi del continente africano, le quali si sono ritrovate intrappolati nelle foreste tra Lituania e Bielorussia, in condizione al limite della sopravvivenza, tra l’agosto e il novembre del 2021.

Ostaggi sia della brutalità e del cinismo delle autorità di Minsk, sia della politica dei respingimenti avviata dall’esecutivo conservatore lituano con il benestare della Commissione Europea, ma con la ferma condanna dell’UNHCR, i rifugiati presi in custodia dalle autorità lituane, e smistati tra le strutture di Kybartai, Medininkai e Druskininkai, hanno dovuto affrontare un duro regime di isolamento e ostilità. Le condizioni di soggiorno sono state addirittura aggravate per disincentivare qualsiasi loro tentativo di rimanere nel territorio dell’Unione Europea.

La sentenza della Corte di giustizia UE

Anche la Corte di giustizia dell’Unione europea si è espressa sul comportamento del governo lituano. Dopo aver analizzato il caso di un richiedente asilo preso in custodia dopo aver attraversato la frontiera, il tribunale con sede in Lussemburgo ha stabilito che i respingimenti ai confini e l’internamento delle persone, anche se avevano attraversato il confine illegalmente, non sono previsti nemmeno in casi come la legge marziale e lo stato di emergenza. Soprattutto, la modifica della legge sull’asilo voluto dall’esecutivo lituano nel settembre 2021, la quale legalizzava il confinamento a tempo indeterminato, è finita nel mirino della Corte: le “sistemazioni temporanee” dei migranti altro non sono che delle violazioni del diritto europeo, con il diritto all’asilo non rispettato e i diritti dei migranti violati solamente perché ritenuti clandestini.

Ma per il ministro dell’interno Agnė Bilotaitė la politica della Lituania nei confronti dei migranti non cambierà. Il governo del paese baltico vede le misure prese (anche di comune accordo con le istituzioni europee) come un modo per difendersi da aggressioni orchestrate da vicini ostili. Inoltre, una barriera è già stata eretta al confine con la Bielorussia, e all’inizio dell’anno erano già in atto progetti per aumentare la sorveglianza ai confini.

La crisi migratoria come “aggressione ibrida”

La crisi migratoria è sempre stata vista come un’azione direttamente orchestrata dal presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka: i migranti ottenevano visti d’ingresso per la Bielorussia, con la promessa fraudolenta da parte di agenzie di viaggi che da lì sarebbe stato facile entrare in Unione europea.

Minsk ha strumentalizzato persone disperate sia per distrarre l’opinione pubblica del suo paese dai problemi interni, sia per mettere pressione all’UE in modo da forzare un accordo, dove Minsk avrebbe disinnescato la pressione ai confini orientali dell’Unione in cambio di un allentamento della sanzioni imposte al regime dopo le elezioni presidenziali truccate dell’agosto 2020, e l’arresto del giornalista Roman Protasevič a seguito del dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius nel maggio 2021.

Nell’ottica lituana, la reazione ferma contro l’ingresso dei migranti (negando l’asilo anche a persone che ne avevano tutti i diritti) è stata una azione di difesa contro una guerra ibrida scatenata dal regime bielorusso. Le critiche nei confronti dell’operato del governo non riguardano solamente i respingimenti e le dure condizioni alle quali sono state sottoposte le persone entrate nel paese, ma anche il modo con cui i giornalisti e ONG che si occupano della tutela dei migranti sono state trattate. Per mesi, alla stampa è stato negato all’accesso alle aree di confine. Mentre chi assisteva e salvava le vite di chi si era perso nella foresta e rischiava di morire assiderato si è sentito criminalizzato e accusato di cospirare contro la sicurezza dello stato. Sia le associazioni che soccorrono migranti e richiedenti asilo, sia Amnesty International hanno puntato il dito contro “il razzismo insito nelle istituzioni pubbliche“.

Questo scontro tra stati nella quale i migranti sono le uniche vittime potrebbe presto accendersi nuovamente per via della guerra in Ucraina: ci sono ancora persone intrappolate tra Bielorussia e Polonia, e c’è il timore che Lukašėnka possa di nuovo usare lo spauracchio della migrazione per esercitare ulteriore pressione su Kyiv e i suoi alleati, dato il suo ruolo sempre più subalterno nei confronti di Vladimir Putin.

(Foto di Janis Laizans/Reuters)

Chi è Mattia Temporin

Nato a Rovigo, adottato da Bologna, ho conseguito la laurea triennale in Scienze storiche e quella magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum. Ho vissuto 9 mesi a Tallinn, dove ho svolto lo SVE ( Servizio volontario europeo) in un Istituto comprensivo per bambini di lingua russa. Tra le altre esperienze all'estero, non posso dimenticare il mio soggiorno a Wroclaw, in Polonia, di 5 mesi. Attualmente vivo e lavoro a Vilnius.

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