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POLONIA: Fondi Ue per i rifugiati, le ONG vogliono essere indipendenti dal governo

Ieri il filo spinato per accogliere i siriani, oggi il tappeto rosso di fronte a chi scappa dalla guerra in Ucraina. In Polonia le ONG preoccupate dall’apparente cambio di direzione sulla questione migranti del governo di Mateusz Morawiecki, sotto i riflettori per le violazioni di diritto commesse negli ultimi anni, chiedono alla Commissione europea maggiori tutele e fondi.

L’appello delle ONG

La crisi ucraina e le tensioni con la Russia sono attualmente al primo posto tra i pensieri dell’UE, ma l’Unione, conferma Vera Jurova, vicepresidente della Commissione Europea, non si è dimenticata delle violazioni commesse dal governo di Diritto e Giustizia (PiS). Durante un incontro organizzato dall’European Civic Forum lo scorso 17 marzo, diversi rappresentanti di ONG polacche hanno espresso la loro preoccupazione riguardo ad un possibile cambio di atteggiamento da parte di Bruxelles ora che Varsavia rappresenta un attore fondamentale per la gestione della crisi.

Ciò che temono, ha detto Marta Lempart, fondatrice di All Poland Women on Strike, è che l’Unione consideri il grande intervento umanitario del Paese merito dell’attuale amministrazione e decida di chiudere un occhio sulle numerose violazioni commesse dal partito di destra. In realtà, ha specificato la Lempart, è la società civile polacca a coordinare gli aiuti, agendo “non grazie al governo ma nonostante esso”.

Una denuncia che arriva dritta alla Commissione europea

Durante la conferenza, la Lempart ha condiviso una dichiarazione destinata ai membri della Commissione europea e firmata da oltre 40 associazioni polacche. Le richieste sono un incremento dei fondi e una maggior indipendenza della ONG dall’esecutivo. Le organizzazioni hanno domandato all’UE più risorse per far fronte alla crisi umanitaria e un aumento dei controlli sulle azioni del governo per prevenire frodi e appropriazioni indebite. Dal punto di vista economico, si teme che le limitazioni imposte dalla Corte possano gravare direttamente sugli invii di denaro da parte di Bruxelles per gestire l’emergenza e che i pochi fondi non arrivino ai veri destinatari.

Per far fronte al problema è stata proposta la creazione di un canale diretto tra la Commissione e le ONG che escluda completamente Varsavia. Con un sistema simile l’indipendenza della società civile dal governo centrale potrebbe aumentare significativamente. Essere autonomi, ha sottolineato Raffaella Bolini, co-presidente dell’associazione Arci, permetterebbe alle ONG un’azione più efficace e di svolgere il ruolo di garanti di valori e principi democratici.

Le violazioni sono tutt’ora in atto

Proprio questi ultimi sono messi in pericolo dal governo di Diritto e Giustizia che, al confine nord del paese, sta commettendo numerose violazioni dei diritti umani categorizzando i richiedenti asilo in rifugiati di prima e seconda classe. Agli ultimi, originari del Medio Oriente e dell’Africa, è stato più volte vietato l’ingresso rimanendo per giorni e giorni al freddo senza cibo né acqua.

Molti leader di destra dell’est-Europa appoggiano la decisione dell’esecutivo polacco. Kiril Petrov, primo ministro bulgaro, ha sottolineato che l’identità dei richiedenti asilo di origine africana o medio orientale, diversi dai rifugiati europei intelligenti e educati, non è chiara e che ciò fa di loro potenziali terroristi e criminali.

L’esser passati da un “non faremo entrare nessuno” rivolto ai cittadini provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa ad un “ospiteremo tutti” rivolto a rifugiati ucraini nel giro di pochi giorni, dice Okba Mohammad, un giornalista siriano, è preoccupante. Si tratta del sintomo del razzismo e nazionalismo proprio dei partiti di destra attualmente al potere in diversi stati post-sovietici, una questione che l’UE dovrà affrontare il prima possibile con il fondamentale aiuto di una società civile indipendente

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Immagine dalla pagina facebook del WHO Regional Office for Europe 

 

Chi è Sofia Mariconti

Classe ’97, è una studentessa magistrale all’ultimo anno dell’università di Bologna dove frequenta il MIREES (Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe). Appassionata di est-Europa e Russia, dopo aver trascorso un semestre in Lituania, sta svolgendo un tirocinio presso LAPAS.lv in Lettonia. Per East Journal, prima testata con cui collabora, scrive principalmente di attualità.

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