UCRAINA: Donbass nel mirino di Mosca, ma a che costo?

Dopo un discorso dall’alto carico propagandistico di fronte ai membri del Consiglio di Sicurezza russo, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha ufficialmente approvato il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk nella regione ucraina del Donbass.

Se inizialmente i confini geografici dei territori in questione non erano stati menzionati, l’agenzia di informazione russa TASS ha poi confermato il riconoscimento sulla base dei confini attuali. Ciò significa che i due terzi delle province ancora sotto il controllo ucraino non sarebbero parte del piano messo in atto dal Cremlino.

Gli sviluppi sono tutto fuorché prevedibili (e rassicuranti): non è da escludere che Mosca passi allo step successivo, ovvero l’annessione sulla scia di quanto verificatosi in Crimea nel 2014. Stracciati definitivamente gli accordi di Minsk (dopo aver rinfacciato all’Ucraina la mancata implementazione degli stessi), la via diplomatica sembra ora più lontana che mai. Mosca va dunque per la sua strada, sicura del fatto che nelle prossime ore ci potrebbero essere altri paesi disposti a schierarsi con essa.

Le conseguenze di questa azione avranno ripercussioni non indifferenti per la Russia di Putin. L’impatto cumulativo delle sanzioni già in atto e di quelle future è in grado di far scendere le esportazioni, scoraggiare investimenti esteri diretti e di far incrementare i costi di prestito.

Un’eventuale accordo tra i paesi occidentali per tagliare fuori la Russia dai pagamenti internazionali SWIFT potrebbe rappresentare un colpo basso, in quanto la maggior parte del petrolio russo viene scambiato in dollari statunitensi. Un’altra misura in fase di valutazione prevede che gli Stati Uniti sanzionino il commercio secondario di titoli di stato russi: solo nel 2021 è stata registrata un’accelerazione del deflusso di capitali privati interni pari a 72 miliari di dollari. Molto di quanto speculato qui sopra dipenderà dall’aggravarsi della crisi in Ucraina nelle settimane a venire.

E’ possibile che ciò che succederà nelle prossime ore sarà per certi versi il copione di quanto accaduto nel 2014 a seguito dell’annessione della Crimea: convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accordo sul pacchetto di sanzioni economiche da parte dell’Unione Europea e Stati Uniti, colloqui bilaterali tra Putin e i leader europei.

Le pressioni da parte dell’occidente si faranno sentire, ma resta alquanto improbabile che si decida di isolare la Russia. Una tale decisione andrebbe a danneggiare in primis le economie di paesi che più dipendono dalle importazioni di gas e dunque più a rischio, tra cui la Germania e l’Italia.

Nella tarda giornata di ieri Putin ha ordinato alle truppe russe di condurre una missione di “peace keeping” nelle autoproclamate repubbliche indipendenti appena riconosciute. Gli accordi siglati con i rispettivi leader danno il diritto a Mosca di costruire basi militari entro le zone dei confini riconosciuti, resta da capire se questi resteranno invariati oppure no. Intanto nessun accenno al ritiro delle truppe stazionanti in Bielorussia, nel Mar Nero e nel Mar D’Azov.

Come sempre, i primi a pagarne le conseguenze sono i residenti delle intere regioni coinvolte in un conflitto per anni passato in sordina: solo nelle ultime giornate sono state evacuate 60 mila persone, a cui si sommano gli sfollati interni e i rifugiati in Russia che difficilmente faranno ritorno nel Donbass.

 

Foto: Advantus Media, Inc. and QuoteInspector.com

Chi è Martina Urbinati

Mi occupo di processi di democratizzazione e rafforzamento dello stato di diritto in Russia e Ucraina. Inoltre, tra i miei interessi di ricerca figurano sfide geopolitiche e interpretazioni conflittuali della memoria storica nell'area post-sovietica (paesi baltici, Bielorussia, Russia e Ucraina). Laureata presso l'università di Bologna in scienze politiche e sociali.

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