EUROBASKET FEMMINILE: Cosa resta dopo i successi di Serbia e Bosnia-Erzegovina?

La Serbia ha vinto l’Eurobasket femminile, giocatosi in Francia e Spagna a giugno, conquistando per la seconda volta il titolo continentale, dopo il primo successo del 2015. D’altra parte, la Bosnia-Erzegovina ha raggiunto inaspettatamente il quinto posto, il più importante risultato della storia di questa selezione. Ora, per la Serbia seguono gli impegni alle Olimpiadi di Tokyo; per la Bosnia-Erzegovina il torneo di qualificazione al mondiale del 2022.

La terra del basket

La Serbia torna sul tetto d’Europa per la seconda volta, dopo il primo storico successo del 2015, battendo in finale come allora la Francia, una delle maggiori favorite per la vittoria del torneo, giunta in finale grazie a un percorso brillante, fatto di agili vittorie accompagnate da un ottimo gioco.

Le ragazze di Marina Maljković hanno, però, opposto alle francesi una difesa solidissima, guidata da Tina Krajišnik, attaccando efficacemente sul fronte opposto grazie a Ana Dabović e Sonja Vasić, MVP del torneo. Decisivo, nel finale di gara, anche il ruolo di Jelena Milovanović-Brooks e Yvonne Anderson, cestista americana della Reyer Venezia naturalizzata nel 2020, che ha condotto la Serbia nell’ultimo quarto a una vittoria con nove punti di differenza (63-54).

Il successo nel torneo continentale ha attratto l’attenzione dell’opinione pubblica serba, fino a quel momento concentrata più sull’europeo di calcio, scatenando un’ondata di entusiasmo fra i cittadini del paese. Dopo l’atterraggio all’aeroporto di Belgrado, le campionesse sono state accolte da una folla festante riunita sotto il balcone dello Stari Dvor.

Il successo delle cestiste si aggiunge a una serie di grandi risultati raggiunti negli ultimi anni dalla Serbia nella pallacanestro, che hanno spinto molti media locali a coniare l’epiteto “terra del basket“, riferito alla continua crescita di questo sport nel paese e alla sua grande diffusione nelle strade, nelle scuole e nei campetti di ogni città.

L’estate per le campionesse europee, però, è appena iniziata. La squadra ha continuato a lavorare anche dopo l’Eurobasket in vista del torneo olimpico di Tokyo, che inizierà il 26 luglio. L’obiettivo sarà vincere una medaglia, che si andrebbe ad aggiungere al bronzo di Rio de Janeiro del 2016.

La cenerentola d’Europa

La Bosnia-Erzegovina si è qualificata all’Eurobasket per la prima volta dopo 22 anni. Si tratta soltanto della terza partecipazione alla massima competizione continentale per una selezione che negli anni passati aveva persino cessato di riunirsi e, quindi, di esistere.

Poi è arrivata Marica Gajić, una giovane ragazza di Bijeljina che si è presto dimostrata essere un talento generazionale per la pallacanestro bosniaca: attorno a lei la federazione ha deciso di ricostruire la nuova squadra nazionale, risvegliandola dal letargo degli anni passati.

Gajić è presto diventata la figura centrale della rinata Bosnia-Erzegovina, una squadra in cui la cestista della Flammes Carolo Ardennes ha messo tutta se stessa, accettando un progetto di ricostruzione difficile e rinunciando alle più allettanti offerte di Serbia e Slovenia, che le avrebbero probabilmente facilitato diversi passi anche nella carriera a livello di club.

Attorno a lei è stato riunito un gruppo di giovani ragazze, cresciute spesso nel campionato bosniaco, dove diverse squadre avevano iniziato a lavorare con serietà sullo sviluppo del basket femminile, tra cui il ŽKK Play-Off Sarajevo, guidato al tempo da Goran Lojo, commissario tecnico di questa Bosnia-Erzegovina, affiancato dalla direttrice sportiva Razija Mujanović, leggendaria ex cestista di Jedinstvo, Godella e Pool Comense.

Per raggiungere il quinto posto le bosniache hanno ottenuto delle sorprendenti vittorie contro il Belgio, la Turchia, la Croazia e la Svezia, perdendo soltanto con la Slovenia e la Francia, da cui sono state eliminate nei quarti di finale. A guidare la squadra in questo inaspettato percorso è stata Jonquel Jones, cestista bahamense naturalizzata nel 2019, nonché una delle migliori giocatrici del mondo in questo momento, che ha saltato una parte della stagione in WNBA per poter giocare l’europeo.

La sorpresa della squadra, invece, è stata Nikolina Babić, MVP della partita con il Belgio e miglior tiratrice da tre del torneo, un premio che le è valso un importante trasferimento dal Feniks di Banja Luka, dove ha trascorso la scorsa stagione, al Prometey Kamjanske, in Ucraina.

Dopo la fine del torneo, le giocatrici della nazionale hanno anche dedicato una lettera aperta alla classe governativa bosniaca, da anni responsabile della pessima gestione dello sport nel paese, rifiutando qualsiasi tipo di rivendicazione politica del loro successo. Nei mesi precedenti al torneo, le istituzioni nazionali non hanno supportato economicamente la squadra, che è stata aiutata prevalentemente da donatori privati e sponsor.

Una crescita comune per lo sport femminile?

I successi delle nazionali balcaniche in questo europeo sono solo un volto della crescita dello sport femminile nella regione, che non investe solo la pallacanestro, storicamente ben presente già dal tempo della ex Jugoslavia, ma anche altri sport, tra cui spicca negli ultimi anni il calcio.

Molto più che nella realtà maschile, le federazioni della regione stanno cercando di costruire un percorso comune e interdipendente verso lo sviluppo del calcio femminile, organizzando incontri e competizioni regionali, come il Sarajevo Regional Cup in atto in questi giorni, che potrebbero essere il preludio di un torneo annuale, simile alla WABA Liga, la competizione regionale del basket femminile dei Balcani occidentali.

Nel complesso, questi sviluppi mostrano come il lavoro iniziato negli anni passati nella regione sia stato buono e come in futuro i paesi della ex Jugoslavia abbiano le carte in regole per partecipare alla crescita continentale dello sport femminile.

 

Foto: Wikimedia Commons

Chi è Dino Huseljić

Studente dell'Università di Pisa, cresciuto in Bosnia-Erzegovina e formato in Lombardia. Si interessa di Balcani e di tutto ciò che riguarda il calcio e la pallacanestro. Dal 2019 scrive su "Gli Stati Generali".

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