GEORGIA: Si aggrava la crisi politica dopo la morte di un giornalista

Lo scorso 5 luglio, la violenza incontrollata dei gruppi di estrema destra opposti all’organizzazione del Pride di Tbilisi si era riversata su 53 giornalisti che stavano coprendo gli eventi, portando anche alla cancellazione della “Marcia della Dignità” LGBT+ per motivi di sicurezza. Da allora, la tensione politica e la pressione sul governo georgiano – che non era intervenuto in maniera adeguata per contenere le violenze, né per difendere i diritti delle minoranze – hanno raggiunto livelli estremi.

In una manifestazione senza precedenti di sostegno alla comunità LGBT+, oltre 7000 persone hanno protestato il 6 luglio di fronte al Parlamento. L’azione è stata seguita da una contro-protesta dei gruppi di estrema destra, che hanno rimosso e bruciato la bandiera dell’Unione europea (a cui il governo georgiano aspira a chiedere l’adesione nel 2024).

Nuove proteste sono scoppiate domenica 11 luglio, dopo che Aleksandre (Lekso) Lashkarava, giornalista e cameraman del canale TV Pirveli, è stato ritrovato morto nella propria abitazione: Lashkarava era stato assalito e violentemente pestato durante i disordini omofobi del 5 luglio.

Si indaga sulle cause della morte

Lashkarava si trovava nella sede del movimento civico Shame insieme alla collega Miranda Baghaturia, quando una folla violenta ha fatto irruzione nell’edificio. I due sarebbero stati accerchiati da una decina di persone, che si sarebbero poi accanite su Lashkarava. In seguito al pestaggio, il cameraman aveva riportato una commozione cerebrale, fratture ossee facciali e contusioni e aveva dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico.

Un’indagine è stata aperta per accertare le cause della morte del giornalista: la polizia ha rapidamente sequestrato il corpo per effettuare l’autopsia, sebbene i familiari di Lashkarava avessero chiesto un’ispezione indipendente. Mentre gli esami sono ancora in corso, dal Ministero degli Interni è presto giunta voce che la morte del giornalista potesse essere dovuta a un’overdose – un’insinuazione che ha fatto infuriare i rappresentanti dei media.

Oltre 70 organizzazioni di categoria hanno firmato un appello alla comunità internazionale in cui si evidenzia il fallimento delle autorità nel proteggere i giornalisti durante le violenze del 5 luglio: “Decine di casi [di violenza] contro i media non sono ancora stati investigati. Le autorità non garantiscono la sicurezza dei giornalisti, mentre le dichiarazioni dei rappresentanti del partito di governo incoraggiano ulteriori violenze”. Almeno 19 organizzazioni della società civile hanno chiesto le dimissioni del premier Irakli Gharibashvili e del ministro dell’Interno Vakhtang Gomelauri.

Nella serata di domenica 11 luglio si sono svolte due manifestazioni a Tbilisi: la prima, organizzata dal movimento Shame, ha raccolto migliaia di persone davanti al Parlamento per chiedere le dimissioni del “governo violento” di Garibashvili, un’autopsia indipendente sul corpo di Lashkarava e azioni penali nei confronti dei responsabili delle violenze del 5 luglio. L’altra “manifestazione silenziosa”, organizzata dai rappresentanti dei media, si è svolta di fronte all’edificio del governo (Cancelleria di stato).

Finora, cinque persone sono state arrestate per aver assalito la troupe di TV Pirveli il 5 luglio. Alcuni rappresentanti della Chiesa Ortodossa Georgiana hanno proferito minacce di ulteriori violenze nei confronti dei media critici del governo. Dei preti ortodossi avevano attivamente partecipato alle aggressioni omofobe del 5 luglio.

La risposta del governo

In un briefing, durante la mattinata del 12 luglio, il premier Gharibashvili ha puntato il dito contro le “forze ostili allo stato e alla Chiesa” che sarebbero responsabili non solo delle violenze del 5 luglio, ma di una “provocazione su larga scala” contro il paese.

Gharibashvili ha insinuato, senza alcuna prova, che a tirare i fili del movimento Shame nonché del gruppo Tbilisi Pride ci sia l’ex presidente Mikheil Saakashvili. Secondo questa teoria cospirazionista, anche i media, tra cui TV Pirveli, sarebbero direttamente finanziati dall’ex presidente, che li starebbe manipolando per rovesciare il governo e tornare al potere.

Riferendosi alla “Marcia della dignità” LGBT+ come una “parata”, il premier ha dichiarato: “Conosco solo una parata ed è quella del nostro esercito”, aggiungendo che “quando il 95% della popolazione è contrario all’organizzazione di una parata propagandistica, dobbiamo rispettarlo”.

Ignorando le richieste di dimissioni, Garibashvili ha inoltre annunciato la nomina di due nuovi vice-premier, tra cui Tea Tsulukiani, una conservatrice già nota per le sue posizioni transfobiche. Le parole di Gharibashvili hanno suscitato nuove proteste da parte dei rappresentanti di alcuni canali televisivi, nonché una rissa tra deputati del Sogno Georgiano e dell’opposizione dopo che ai giornalisti era stato impedito l’accesso al Parlamento.

Le reazioni locali e internazionali

In un comunicato di risposta alle dichiarazioni del premier, firmato da quattro organizzazioni per i diritti LGBT+ georgiane, si legge: “Invocare la volontà della maggioranza legittima il totalitarismo e non solo mette in pericolo le persone queer, che sono già state ampiamente colpite e perseguitate da gruppi violenti, ma costituisce un chiaro appello alla soppressione delle voci delle minoranze […] Con questa posizione, il governo georgiano mantiene deliberatamente le politiche omofobe della precedente amministrazione, interpreta falsamente i bisogni e le preoccupazioni della comunità queer, e instilla odio per reprimere il dibattito sociale”.

Critiche nei confronti dell’operato del governo georgiano sono anche giunte dai rappresentanti della comunità internazionale. L’ambasciatrice statunitense in Georgia, Kelly Degnan, ha espresso disapprovazione nei confronti del premier Garibashvili per la “mancanza di leadership e di fermezza” nel gestire la violenza omofoba del 5 luglio.

Nel corso di un incontro con il Ministero degli Interni georgiano, un gruppo di diplomatici europei ha espresso “grande delusione per la rottura dell’ordine costituzionale [e] le enormi violazioni dei diritti umani a Tbilisi il 5 luglio. Invece di parole che dividono, abbiamo esortato il governo a rinnovare il suo impegno a rispettare tutte le minoranze, [incluse quelle LGBT] e la stampa”.

In conferenza stampa il 13 luglio Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, ha dichiarato che gli sviluppi degli ultimi giorni verranno “presi in considerazione” e discussi nell’ambito del dialogo tra l’Ue e la Georgia. Stano ha sottolineato l’importanza di condurre un’indagine “chiara, trasparente e indipendente” sulla morte di Lashkarava, ricordando anche gli impegni presi dalla Georgia a “promuovere i valori europei”, tra cui i diritti delle minoranze LGBT+.

Immagine: Unsplash

Chi è Laura Luciani

Nata a Civitanova Marche il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacia firmavano un accordo sulla dissoluzione dell'URSS. Attualmente è dottoranda in scienze politiche presso la Ghent University (Belgio), con una ricerca sulle politiche dell'Unione europea per la promozione dei diritti umani e il sostegno alla società civile nel Caucaso meridionale. Oltre a questi temi, si interessa di spazio post-sovietico in generale, di femminismo e questioni di genere, e a volte di politiche linguistiche. E' co-autrice del programma "Kiosk" di Radio Beckwith.

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