MOLDAVIA: Incostituzionale l’uso del russo negli atti ufficiali

Il 21 gennaio 2021 la Corte costituzionale della Repubblica di Moldova ha dichiarato incostituzionale gli emendamenti alla legge “sul funzionamento delle lingue parlate in Moldova” che riconoscevano il russo come lingua di comunicazione interetnica. 

Cosa prevedeva la legge

La legge, approvata frettolosamente il 16 dicembre 2020 dal parlamento, stipulava che si sarebbe dovuto tradurre in russo tutti gli atti ufficiali e i nomi delle istituzioni di stato. Inoltre, le autorità avrebbero dovuto rispondere in russo alle richieste dei cittadini formulate in quella lingua, oltre a dover tradurre, se necessario, le udienze e i procedimenti giudiziari.   

Il ragionamento della Corte

Secondo la Corte la norma viola gli articoli 10 e 13 della Costituzione. Il primo riconosce l’unità e integrità del popolo moldavo, mentre il secondo identifica il rumeno come lingua ufficiale di stato, oltre alla necessità di preservare tutte le lingue parlate nel territorio del paese.

Dal ragionamento della Corte si deduce che gli emendamenti del 16 dicembre del 2020 violerebbero la seconda parte dell’articolo 13, nella misura in cui eleverebbero il russo al di sopra di ucraino, gagauzo, romani e bulgaro. 

La Corte si è attenuta ai risultati del censimento del 2014 secondo i quali: il 77,86% dei cittadini della Repubblica di Moldova ha come lingua madre il rumeno (inclusivo di moldavo e rumeno), il 9,39% il russo, il 4,08% il gagauzo, il 3,82% l’ucraino e l’1,48% il bulgaro. In 9 distretti territoriali l’ucraino è più parlato del russo e in altri 15 il russo supera l’ucraino di soli 2 punti percentuali.  

Il moldavo (limba moldovenească) è l’accezione con cui molti cittadini della Repubblica di Moldova si riferiscono alla propria lingua, ma dal punto di vista tecnico, l’idioma non si distingue in nulla dal rumeno. Ricercatori si sono espressi in più occasioni sulla scorrettezza del termine “moldavo” per indicare la lingua rumena e la stessa Corte costituzionale moldava, nel 2013, si è espressa sulla questione dichiarando l’identità di rumeno e moldavo.

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Una mossa populista

La maggioranza parlamentare rappresentata dal partito socialista di Igor Dodon si è distinta in più occasioni per questo tipo di manovre populiste volte a spostare l’equilibrio geopolitico moldavo verso la Federazione Russa. Gli emendamenti del 16 dicembre del 2020 e la recente dichiarazione di Dodon di voler concludere un accordo per importare nel paese il vaccino russo Sputnik V contro il virus Sars-Cov2, possono essere letti in questo senso. 

D’altra parte, la neo-presidente Maia Sandu si è più volte espressa in rumeno, russo e inglese nei suoi interventi pubblici. In tutto il paese è possibile muoversi utilizzando il russo senza timore di essere incompresi da amministrazioni o locali pubblici. Il russo non è discriminato, ma paradossalmente gli emendamenti che secondo i socialisti avrebbero dovuto cancellare la discriminazione avrebbero finito per discriminare le lingue madri delle minoranze.    

Immagine: chisinauseriously

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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